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Terremoti : Possibile creare sistema d'allarme planetario
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Terremoti : Possibile creare sistema d'allarme planetario
APCOM
"Il metodo che ci ha permesso di prevedere il forte sisma del 6 aprile all'Aquila lo abbiamo messo per iscritto e presentato il 14 dicembre scorso a San Francisco", al congresso sulle catastrofi naturali, ricorda Giuliani, che ha anche sottolineato come "da oltre 30 anni si parli a livello scientifico del fatto che il gas radon possa essere un precursore. Ciò che abbiamo fatto con la nostra ricerca - rileva - è stato verificare se il radon aumentasse o diminuisse prima o dopo il terremoto. Nei 94 giorni di osservazione all'Aquila, abbiamo riscontrato una variazione significativa sempre e solo il giorno prima degli eventi sismici, sia per quelli di piccola intensità sia per quelli fortissimi. Solitamente, prima dell'evento sismico c'è un forte incremento del radon e dal momento in cui inizia a decrescere c'è il rischio terremoto". "In particolare - ricorda Giuliani - la notte del 5 aprile abbiamo rilevato dalle 18 un forte incremento che è continuato fino alle ore 3 del 6 aprile. Dopo le 3, è iniziato il forte decremento del gas. Il picco lo abbiamo registrato contemporaneamente in tre stazioni di rilevamento a distanza di decine di chilometri l'una dall'altra". Il grande terremoto all'Aquila è stato registrato alle 3.32. "Nel 2008 - spiega ancora Giuliani ad Apcom - abbiamo rilevato che variazioni di pressione sulla crosta terrestre producono un incremento di concentrazione di radon in superficie, e una variazione di velocità del radon. Abbiamo in possesso da dieci anni dati sul radon, e giungono allo stesso risultato. Se i ricercatori Ingv e Università Roma Tre lo avessero potuto fare direttamente sul terreno, in un periodo lungo, come abbiamo fatto noi per dieci anni, allora vedrebbero delle cose ancora più meravigliose: vedrebbero una risposta sul radon completamente diversa da quella che si conosce; vedrebbero che il radon non arriva prima dei grandi terremoti solo dalle rocce, ma anche dalla litosfera che poggia sulla crosta terrestre". "Possediamo informazioni di come il fenomeno avviene sul territorio, mentre loro - aggiunge - osservano solo particelle alfa in laboratorio. Noi, attraverso i nostri strumenti e macchine, effettuiamo una osservazione diretta. Osserviamo i fotoni gamma emessi dai prodotti di decadimento del radon. In presenza di roccia dura il radon accelera, in presenza di rocce più morbide, come il tufo, decelera, perché la struttura atomica dei componenti del tufo fanno ottenere un diverso gradiente di movimento del radon. Noi lo abbiamo misurato in sei stazioni diverse in tempo reale con una natura del terreno diversa. Abbiamo effettuato misure a diverse altezze sul livello del mare, a 300, 700 mille metri". "E' molto importante che in Italia si capisca che per prevedere i terremoti - osserva - si può e si deve utilizzare non solo il radon ma anche altri parametri, come le variazioni di campo elettromagnetico, le basse frequenze di emissione di onde radio, le variazioni misurate con il Gps, le variazioni di temperatura al di sotto della ionosfera. Sono tutti fattori che si correlano in prossimità di forti terremoti. E' proprio mettendo insieme tutti questi elementi che si potrebbe mettere assieme un sistema di allarme, utile al settore della protezione civile, su qualsiasi evento sismico in qualsiasi zona delle terra". Dopo San Francisco, è nato un apposito gruppo di ricerca per portare avanti questo progetto. Oltre a Giuliani, ne fanno parte, tra gli altri, Giulia Fioravanti (docente di chimica all'Aquila), Gianfranco Totani (docente di ingegneria all'Aquila), Giuseppe Usani, Dimitar Ouzounov del Gooldard space Lab della Nasa, Sergey Pulinez, direttore del centro spaziale russo, Hattori Katsumi del dipartimento Scienza della terra della Chiba University, in Giappone. "Se i risultati di Ingv e Università Roma Tre confermano le nostre ricerche, sono semplicemente felicissimo - conclude -, era ciò che ho sempre desiderato, perché ho sempre voluto mettere a disposizione il nostro lavoro per salvare tutte le vite umane che sono a rischio". A breve uno studio su radon e terremoti potrebbe essere pubblicato sulla rivista americata 'Radiation measurements'.
"Il metodo che ci ha permesso di prevedere il forte sisma del 6 aprile all'Aquila lo abbiamo messo per iscritto e presentato il 14 dicembre scorso a San Francisco", al congresso sulle catastrofi naturali, ricorda Giuliani, che ha anche sottolineato come "da oltre 30 anni si parli a livello scientifico del fatto che il gas radon possa essere un precursore. Ciò che abbiamo fatto con la nostra ricerca - rileva - è stato verificare se il radon aumentasse o diminuisse prima o dopo il terremoto. Nei 94 giorni di osservazione all'Aquila, abbiamo riscontrato una variazione significativa sempre e solo il giorno prima degli eventi sismici, sia per quelli di piccola intensità sia per quelli fortissimi. Solitamente, prima dell'evento sismico c'è un forte incremento del radon e dal momento in cui inizia a decrescere c'è il rischio terremoto". "In particolare - ricorda Giuliani - la notte del 5 aprile abbiamo rilevato dalle 18 un forte incremento che è continuato fino alle ore 3 del 6 aprile. Dopo le 3, è iniziato il forte decremento del gas. Il picco lo abbiamo registrato contemporaneamente in tre stazioni di rilevamento a distanza di decine di chilometri l'una dall'altra". Il grande terremoto all'Aquila è stato registrato alle 3.32. "Nel 2008 - spiega ancora Giuliani ad Apcom - abbiamo rilevato che variazioni di pressione sulla crosta terrestre producono un incremento di concentrazione di radon in superficie, e una variazione di velocità del radon. Abbiamo in possesso da dieci anni dati sul radon, e giungono allo stesso risultato. Se i ricercatori Ingv e Università Roma Tre lo avessero potuto fare direttamente sul terreno, in un periodo lungo, come abbiamo fatto noi per dieci anni, allora vedrebbero delle cose ancora più meravigliose: vedrebbero una risposta sul radon completamente diversa da quella che si conosce; vedrebbero che il radon non arriva prima dei grandi terremoti solo dalle rocce, ma anche dalla litosfera che poggia sulla crosta terrestre". "Possediamo informazioni di come il fenomeno avviene sul territorio, mentre loro - aggiunge - osservano solo particelle alfa in laboratorio. Noi, attraverso i nostri strumenti e macchine, effettuiamo una osservazione diretta. Osserviamo i fotoni gamma emessi dai prodotti di decadimento del radon. In presenza di roccia dura il radon accelera, in presenza di rocce più morbide, come il tufo, decelera, perché la struttura atomica dei componenti del tufo fanno ottenere un diverso gradiente di movimento del radon. Noi lo abbiamo misurato in sei stazioni diverse in tempo reale con una natura del terreno diversa. Abbiamo effettuato misure a diverse altezze sul livello del mare, a 300, 700 mille metri". "E' molto importante che in Italia si capisca che per prevedere i terremoti - osserva - si può e si deve utilizzare non solo il radon ma anche altri parametri, come le variazioni di campo elettromagnetico, le basse frequenze di emissione di onde radio, le variazioni misurate con il Gps, le variazioni di temperatura al di sotto della ionosfera. Sono tutti fattori che si correlano in prossimità di forti terremoti. E' proprio mettendo insieme tutti questi elementi che si potrebbe mettere assieme un sistema di allarme, utile al settore della protezione civile, su qualsiasi evento sismico in qualsiasi zona delle terra". Dopo San Francisco, è nato un apposito gruppo di ricerca per portare avanti questo progetto. Oltre a Giuliani, ne fanno parte, tra gli altri, Giulia Fioravanti (docente di chimica all'Aquila), Gianfranco Totani (docente di ingegneria all'Aquila), Giuseppe Usani, Dimitar Ouzounov del Gooldard space Lab della Nasa, Sergey Pulinez, direttore del centro spaziale russo, Hattori Katsumi del dipartimento Scienza della terra della Chiba University, in Giappone. "Se i risultati di Ingv e Università Roma Tre confermano le nostre ricerche, sono semplicemente felicissimo - conclude -, era ciò che ho sempre desiderato, perché ho sempre voluto mettere a disposizione il nostro lavoro per salvare tutte le vite umane che sono a rischio". A breve uno studio su radon e terremoti potrebbe essere pubblicato sulla rivista americata 'Radiation measurements'.

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