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Agadir, 21-25 Giugno 2010 : 62esima riunione della Commissione Baleniera Internazionale (IWC)
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280410
Agadir, 21-25 Giugno 2010 : 62esima riunione della Commissione Baleniera Internazionale (IWC)
Riduzione della caccia alle balenottere minori (balene di Minke) che popolano l'Oceano Artico (caccia praticata soprattutto dal Giappone, vd suggeriti) fino a giungere a un quarto dei contingenti accettati finora. Proseguimento, per contro, della caccia alla balenottera comune, specie che è pure a rischio di estinzione. È questo, in sintesi, il contenuto della bozza d'accordo che sarà discusso ad Agadir nel corso della 62.esima riunione della Commissione baleniera internazionale (IWC), bozza che è frutto di due anni di discussioni svolte con l'obiettivo di giungere a un compromesso tra i gruppi favorevoli e contrari alla caccia di questi cetacei.
Ma come - ci si potrebbe chiedere - la caccia a fini commerciali delle balene non fu sospesa nel 1982? Sì, ma... alcune nazioni (Giappone, Islanda e Norvegia in primis) hanno continuato a beneficiare di deroghe che, complessivamente, portano a 2000 le balene uccise ogni anno. Il solo Giappone può contare - attualmente - su di un contingente di 1000 balene . Se la bozza fosse accolta le catture accettate si ridurrebbero però immediatamente a 400 (a 200 entro il 2015/2016) L'Islanda potrà invece cacciare un massimo di 160 balene e la Norvegia un massimo di 600. Nessun altro Paese però potrà più, in futuro, cacciare balene.
"Per la prima volta dall'introduzione della moratoria sulla caccia commerciale alle balene - ha detto il direttore dell'IWC, Cristian Maquieira - potremo disporre di limiti ristretti e precisi che potremo applicare in qualsivoglia operazione baleniera". Di altro avviso la direttrice della World Society the Protection of Animals (WSPA), Claire Bass: "Il fatto che la bozza consideri possibile la caccia alla balena dimostra quanto l'IWC sia lontana dalla realtà e dalla sensibilità contemporanee". E gli Stati interessati? Per il momento si sono limitati a dire che analizzeranno attentamente la proposta, ma la vasta mobilitazione popolare in corso a livello mondiale comincia ad indurre alcuni Paesi a considerare l'ipotesi dello stop a qualsiasi tipo di caccia. Tutto lascia perciò presagire che, anche la 62.esima riunione dell'IWC, come già avvenne l'anno scorso a Medeira , sarà molto, molto combattuta.
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Ma come - ci si potrebbe chiedere - la caccia a fini commerciali delle balene non fu sospesa nel 1982? Sì, ma... alcune nazioni (Giappone, Islanda e Norvegia in primis) hanno continuato a beneficiare di deroghe che, complessivamente, portano a 2000 le balene uccise ogni anno. Il solo Giappone può contare - attualmente - su di un contingente di 1000 balene . Se la bozza fosse accolta le catture accettate si ridurrebbero però immediatamente a 400 (a 200 entro il 2015/2016) L'Islanda potrà invece cacciare un massimo di 160 balene e la Norvegia un massimo di 600. Nessun altro Paese però potrà più, in futuro, cacciare balene.
"Per la prima volta dall'introduzione della moratoria sulla caccia commerciale alle balene - ha detto il direttore dell'IWC, Cristian Maquieira - potremo disporre di limiti ristretti e precisi che potremo applicare in qualsivoglia operazione baleniera". Di altro avviso la direttrice della World Society the Protection of Animals (WSPA), Claire Bass: "Il fatto che la bozza consideri possibile la caccia alla balena dimostra quanto l'IWC sia lontana dalla realtà e dalla sensibilità contemporanee". E gli Stati interessati? Per il momento si sono limitati a dire che analizzeranno attentamente la proposta, ma la vasta mobilitazione popolare in corso a livello mondiale comincia ad indurre alcuni Paesi a considerare l'ipotesi dello stop a qualsiasi tipo di caccia. Tutto lascia perciò presagire che, anche la 62.esima riunione dell'IWC, come già avvenne l'anno scorso a Medeira , sarà molto, molto combattuta.
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Incapervinca- Admin
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Località: Marocco
Agadir, 21-25 Giugno 2010 : 62esima riunione della Commissione Baleniera Internazionale (IWC) :: Commenti
(ANSA) - ROMA, 3 MAG - In vista della prossima riunione annuale della Commissione baleniera internazionale (Iwc), dal 21 al 25 giugno ad Agadir, in Marocco, che potrebbe ridare semaforo verde ad una caccia commerciale limitata delle balene, ecco un breve identikit dell'istituzione e un quadro fornito dal Wwf dei diretti interessati, i giganti del mare, da non confondere tra di loro: - COMMISSIONE BALENIERA: istituita dalla Convenzione internazionale sulla regolamentazione della caccia alle balene, firmata a Washington il 2 dicembre 1946. Scopo della convenzione e' la buona conservazione degli stock di balene e quindi un ordinato sviluppo del settore della caccia alla balena. Compito principale della Commissione e' quella di tenere sotto controllo e modificare, se necessario, le misure previste dal Programma per la convenzione che regolano la caccia alle balene in tutto il mondo. Queste misure, tra le altre cose, prevedono la completa protezione di alcune specie; la designazione di determinate aree come riserve; stagioni di apertura e chiusura e le aree di caccia. La Commissione incoraggia, coordina e finanzia la ricerca sulle balene. Attualmente sono 88 i Paesi membri, inclusa l'Italia; - CETACEI: si suddividono in misticeti (con i fanoni) e odontoceti (con i denti); - MISTICETI: includono la balena della Groenlandia, le balene franche boreale e australe e la piccola caperea o balena pigmea (circa 5 metri); le balenottere (piu' snelle e veloci e con i solchi golari): azzurra, comune, boreale, di Bryde, minore e la megattera; oltre alla balena grigia (del Pacifico) che forma un gruppo a se'; - ODONTOCETI: includono il capodoglio e due specie di cogia (o capodogli pigmei), e 5 famiglie di piccoli e medi Cetacei con oltre 60 specie (delfini, focene, orca ecc. e delfini d'acqua dolce); - BALENOTTERA MINORE: la balenottera minore (Balaenoptera acutorostrata), lunga 8-10 metri, pesante fino a 9 tonnellate, e' la piu' piccola ed e' ancora abbastanza numerosa (da 600 mila a 1 milione e 200 mila esemplari). Per questo e' ancora cacciata da giapponesi, norvegesi e islandesi che, approfittando di una discussa norma nel regolamento della Iwc ne catturano alcune centinaia all'anno; - FANONI: sono un particolare sistema di filtrazione del cibo che distingue i misticeti. Si tratta di larghe lamine di una sostanza dura e flessibile (cheratina), radicate nella mascella superiore dell'animale. Il bordo interno dei fanoni (lunghi 4,5 metri nella balena della Groenlandia, 1 metro nella balenottera azzurra, 30 centimetri nella balenottera minore) e' sfrangiato, e permette la fuoriuscita dell'acqua dalla bocca mentre trattiene all'interno il cibo; - CIBO: balene e balenottere si nutrono di piccoli pesci e crostacei, e specialmente del krill, gamberetti del genere Euphasia, che si trovano in enormi quantita' negli oceani Artico e Antartico.
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(AGI) Londra -Il Giappone paga mazzette per eliminare la moratoria alla caccia delle balene. Lo scrive il Sunday Times, i cui reporter si sono fatti passare per un gruppo di pressione e hanno filmato e verificato che i governi di Guinea Conakry, Saint Kitts, Kiribati, Isole Marshall, Costa d'Avorio e Granada erano disposti a vendere i voti al Giappone in cambio di mazzette e prostitute. La notizia arriva alla vigilia della riunione della Commissione Baleniera Internazionale, in Marocco, per decidere se levare la moratoria.
| A pochi giorni dall’inizio della riunione della Commissione Baleniera internazionale (IWC) ad Agadir (Marocco, 15-25 giugno), è stato finalmente svelato il traffico di voti che decide della sorte delle balene. Un’inchiesta del Sunday Times ha dimostrato come all’IWC almeno sette Paesi (Guinea, Kiribati, Tuvalu, Marshall Islands, St Kitts and Nevis, Grenada, Tanzania) votano in base al versamento di somme di denaro concesse da Paesi, come il Giappone, che in questo modo ne orientano la posizione sul tema. Proprio ad Agadir si potrebbe decidere della riapertura della caccia commerciale alle balene: sul tavolo delle negoziazioni è presente una proposta che rischia di compromettere la moratoria. Greenpeace ha già contattato il Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Giancarlo Galan - sotto il cui ministero ricade la questione della caccia baleniera - e il Ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, affinchè si attivino urgentemente per fermare la compravendita dei voti che rischia di condannare le balene. "Apprezziamo la posizione dell’Italia fortemente contraria alla caccia commerciale alle balene, ma questo adesso non basta per salvarle. – sostiene Giorgia Monti, responsabile della campagna Mare di Greenpeace Italia - Davanti al rischio concreto che i Paesi balenierivengano legittimati a massacrare balene, tutti i governi contrari alla caccia commerciale devono attivare un’azione diplomatica decisa per fermare questo scandalo». Chiediamo, inoltre, che l’Italia dichiari pubblicamente, e con anticipo, la posizione che assumerà alla prossima riunione IWC contro ogni ipotesi di riapertura della caccia commerciale, specificando i punti fondamentali che dovranno essere inclusi nell’accordo finale. Un accordo che dovrà proteggere gli interessi delle balene e non della caccia baleniera. | |
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È la protesta organizzata da Greenpeace. Oggi si apre la 62a riunione della commissione baleniera internazionale, ad Agadir in Marocco
I romani si sono svegliati con un inatteso ospite adagiato sulla famosa gradinata di Piazza di Spagna, nel cuore della Capitale: un gigantesco cetaceo. Con sotto uno striscione: “Le balene non sono in vendita”.
È il blitz organizzato dagli ambientalisti di Greenpeace per attirare l’attenzione sulla riunione della Commissione baleniera internazionale (Iwc), che inizia oggi in Marocco.
“Con la promessa di soldi e la metodica corruzione (è di pochi giorni fa la notizia che il Giappone offriva denaro ed escort ai funzionari dei Paesi più piccoli in cambio di voti favorevoli alla politica di Tokyo) i Paesi balenieri stanno cercando di raggiungere la maggioranza - ha detto Greenpeace -mentre si è veramente a un passo dalla riapertura della caccia commerciale alle balene che potrebbe compromettere la moratoria in vigore da ben 24 anni”.
“Ad Agadir nei prossimi cinque giorni i governi di tutto il mondo dovranno decidere del futuro delle balene - hanno continuato gli ambientalisti - E rischiamo di veder legittimata la caccia di Giappone, Norvegia e Islanda. E, domani, di chissà chi”. In tutto ciò “L’Italia - conclude Greenpeace - sta zitta sulla compravendita di voti che minaccia le balene”.
Giappone, Norvegia e Islanda sono i tre Paesi che sinora hanno ottenuto la deroga alla moratoria con circa 2000 cetacei uccisi ogni anno e che premono per la revoca contro la posizione della gran parte dei Paesi presenti ad Agadir e delle agguerrite associazioni ambientaliste che chiedono che la deroga sia ulteriormente ridotta.
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I romani si sono svegliati con un inatteso ospite adagiato sulla famosa gradinata di Piazza di Spagna, nel cuore della Capitale: un gigantesco cetaceo. Con sotto uno striscione: “Le balene non sono in vendita”.
È il blitz organizzato dagli ambientalisti di Greenpeace per attirare l’attenzione sulla riunione della Commissione baleniera internazionale (Iwc), che inizia oggi in Marocco.
“Con la promessa di soldi e la metodica corruzione (è di pochi giorni fa la notizia che il Giappone offriva denaro ed escort ai funzionari dei Paesi più piccoli in cambio di voti favorevoli alla politica di Tokyo) i Paesi balenieri stanno cercando di raggiungere la maggioranza - ha detto Greenpeace -mentre si è veramente a un passo dalla riapertura della caccia commerciale alle balene che potrebbe compromettere la moratoria in vigore da ben 24 anni”.
“Ad Agadir nei prossimi cinque giorni i governi di tutto il mondo dovranno decidere del futuro delle balene - hanno continuato gli ambientalisti - E rischiamo di veder legittimata la caccia di Giappone, Norvegia e Islanda. E, domani, di chissà chi”. In tutto ciò “L’Italia - conclude Greenpeace - sta zitta sulla compravendita di voti che minaccia le balene”.
Giappone, Norvegia e Islanda sono i tre Paesi che sinora hanno ottenuto la deroga alla moratoria con circa 2000 cetacei uccisi ogni anno e che premono per la revoca contro la posizione della gran parte dei Paesi presenti ad Agadir e delle agguerrite associazioni ambientaliste che chiedono che la deroga sia ulteriormente ridotta.
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26/06/2010
Marocco, niente accordo tra i Paesi alla Commissione baleniera internazionale
L'ipotesi di accordo è franata dopo 48 ore di riunioni ininterrotte. Ad Agadir, in Marocco, il vertice per decidere il futuro delle balene si concluderà ufficialmente domani, ma di fatto si è già arreso di fronte all'evidenza: non c'è intesa possibile tra chi vuole continuare a cacciare i giganti del mare sopravvissuti a secoli di sterminio e il fronte degli ambientalisti sostenuto con particolare forza da Europa, Australia e Nuova Zelanda, ma appoggiato anche dagli Stati Uniti e dai paesi leader dell'America latina.
Con ogni probabilità la riunione della Commissione baleniera internazionale getterà la spugna congelando lo stato di fatto: la caccia alle balene è vietata dal 1986, ma continua ad essere praticata da Giappone , Norvegia e Islanda che si auto-assegnano delle quote giustificandole come "prelievo per motivi scientifici": 35 mila balene sono state uccise in 24 anni ufficialmente per le analisi, di fatto per il sushi.
Un'ipocrisia che i rappresentanti degli 88 paesi aderenti alla Commissione baleniera hanno provato a sanare con scarso successo. Del resto il testo in discussione era stato subito sepolto dalle critiche. La proposta consisteva in una piccola riduzione delle quote illegittime in cambio della loro legalizzazione: uccidere qualche balena in meno ma avendo il diritto di farlo.
Ieri sera è arrivata la resa. L'Enpa (Ente nazionale per la protezione animali) è stato il primo a dare l'annuncio del fallimento della manovra anti moratoria parlando di sconfitta del Giappone. "Il cosiddetto compromesso era un presa in giro", aggiunge Giorgia Monti, responsabile mare di Greenpeace. "Oggi, in una stagione di normale illegalità, vengono uccise poco più di 1.500 balene. La proposta avrebbe assegnato a Norvegia, Islanda e Giappone la possibilità di massacrare legalmente quasi 1400 balene l'anno per i primi 5 anni. Non è di questo che c'è bisogno nell'anno internazionale di difesa della biodiversità".repubblica
Un gruppo di scienziati americani che ha passato cinque anni arpionando (!!!!) quasi mille capodogli per raccogliere campioni di tessuto ha scoperto livelli impressionanti di metalli pesanti tossici nella carne degli animali. I livelli di cadmio, alluminio, cromo, piombo, argento, mercurio e titanio messi insieme sono i più elevati mai riscontrati in un mammifero marino, affermano gli studiosi, i quali sostengono che sono a rischio sia la vita negli oceani sia la salute di chi mangia pesce.
L’analisi delle cellule dei capodogli dimostra che l’inquinamento ha raggiunto gli angoli più remoti degli oceani, dalle profondità polari al nulla dei mari equatoriali, dice il biologo Roger Payne, fondatore e presidente di Ocean Alliance, che ha condotto la ricerca. "L’intera vita degli oceani è pervasa di contaminanti e la maggior parte di essi è stata dispersa dall’uomo" spiega Payne in un’intervista a margine dell’assemblea della Commissione baleniere internazionale (come riporta Apcom). "Penso che questi contaminanti stiano minacciando l’alimentazione umana. Certamente minacciano le balene e altri animali marini".
Secondo l’esperto i metalli pesanti potrebbero essere contenuti nel pesce, che rappresenta una fonte primaria di proteine per un miliardo di persone. "Si potrebbe sostenere che è la più grande minaccia singola per la salute mai affrontata dalla specie umana. Ritengo che accorcerà molte vite, se accadrà quello che temiamo".
Payne, 75 anni, è noto per le prime registrazioni, nel 1968, delle canzoni delle megattere e per la scoperta del fatto che alcune specie di balene possono comunicare tra di loro a lunga distanze. Il ketch Odyssey, con a bordo il gruppo di scienziati, era partito nel 2000 da San Diego, in California, per dcumentare la salute degli oceani raccogliendo campioni di tessuto dei capodogli che si avventurano in tutti i mari del mondo, dai poli ai tropici. Come gli umani, sono in cima alla catena alimentare marina. In agosto 2005 aveva raccolto campioni della grandezza di una gomma per cancellare da 955 cetacei, utilizzando un arpione che non disturbava gli animali. I campioni sono stati poi analizzati dal tossicologo marino John Wise dell’Università del Maine meridionale.
È stato anche confrontato il Dna per garantire che due campioni non provenissero dallo stesso animale. L’obiettivo del viaggio era di misurare i composti chimici noti come inquinanti organici persistenti, ma in un secondo tempo si è cominciato a studiare i metalli. I ricercatori sono rimasti sbalorditi dai risultati. Anche se era impossibile sapere in quali mari fossero stati i cetacei, i metalli pesanti erano presenti nel grasso che si forma nelle rigide zone polari, il che indica che i metalli erano stati ingeriti molto lontano dal luogo di dispersione in acqua.
"Quando lavori con un composto sintetico mai esistito in natura e lo trovi nel corpo di una balena che proviene dall’Artico o dall’Antartico, ti dice che è stato prodotto dagli uomini ed è arrivato all’interno della balena" spiega Payne. Come ciò sia accaduto non è chiaro, ma i contaminanti probabilmente sono stati trasportati dalle correnti o dal vento. "La sorpresa più grande è stata il cromo. Èstato uno shock assoluto. Non lo cercavamo neppure".
Il cromo, un metallo resistente alla corrosione, si usa nell’acciaio, nelle vernici, nei coloranti e nella concia delle pelli e può causare il cancro ai polmoni in chi vi è a contatto per lunghi periodi. Wise ha applicato del cromo a cellule sane di capodoglio e ne ha studiato gli effetti, rilevando che la concentrazione di metallo trovata negli animali è molto più elevata di quella che basta ad uccidere le cellule in laboratorio. Un’altra sorpresa è stata la presenza di alluminio, usato nel packaging, nelle pentole e nel trattamento delle acque, i cui effetti sono sconosciuti. Payne spiega che gli inquinanti passeranno alle generazioni future, con il latte che le madri danno ai loro piccoli. "Ma quel che fanno in realtà è di dare ai loro figli sostanza solubili nel grasso accumulate da una vita".
Le conseguenze potrebbero essere tremende per i cetacei e l’uomo. "Non vedo altro futuro per le balene se non l’estinzione. Ma non è una priorità per nessuno, per nessun governo e invece dovrebbe esserlo" conclude lo scienziato. lastampa
Marocco, niente accordo tra i Paesi alla Commissione baleniera internazionale
L'ipotesi di accordo è franata dopo 48 ore di riunioni ininterrotte. Ad Agadir, in Marocco, il vertice per decidere il futuro delle balene si concluderà ufficialmente domani, ma di fatto si è già arreso di fronte all'evidenza: non c'è intesa possibile tra chi vuole continuare a cacciare i giganti del mare sopravvissuti a secoli di sterminio e il fronte degli ambientalisti sostenuto con particolare forza da Europa, Australia e Nuova Zelanda, ma appoggiato anche dagli Stati Uniti e dai paesi leader dell'America latina.
Con ogni probabilità la riunione della Commissione baleniera internazionale getterà la spugna congelando lo stato di fatto: la caccia alle balene è vietata dal 1986, ma continua ad essere praticata da Giappone , Norvegia e Islanda che si auto-assegnano delle quote giustificandole come "prelievo per motivi scientifici": 35 mila balene sono state uccise in 24 anni ufficialmente per le analisi, di fatto per il sushi.
Un'ipocrisia che i rappresentanti degli 88 paesi aderenti alla Commissione baleniera hanno provato a sanare con scarso successo. Del resto il testo in discussione era stato subito sepolto dalle critiche. La proposta consisteva in una piccola riduzione delle quote illegittime in cambio della loro legalizzazione: uccidere qualche balena in meno ma avendo il diritto di farlo.
Ieri sera è arrivata la resa. L'Enpa (Ente nazionale per la protezione animali) è stato il primo a dare l'annuncio del fallimento della manovra anti moratoria parlando di sconfitta del Giappone. "Il cosiddetto compromesso era un presa in giro", aggiunge Giorgia Monti, responsabile mare di Greenpeace. "Oggi, in una stagione di normale illegalità, vengono uccise poco più di 1.500 balene. La proposta avrebbe assegnato a Norvegia, Islanda e Giappone la possibilità di massacrare legalmente quasi 1400 balene l'anno per i primi 5 anni. Non è di questo che c'è bisogno nell'anno internazionale di difesa della biodiversità".repubblica
Un gruppo di scienziati americani che ha passato cinque anni arpionando (!!!!) quasi mille capodogli per raccogliere campioni di tessuto ha scoperto livelli impressionanti di metalli pesanti tossici nella carne degli animali. I livelli di cadmio, alluminio, cromo, piombo, argento, mercurio e titanio messi insieme sono i più elevati mai riscontrati in un mammifero marino, affermano gli studiosi, i quali sostengono che sono a rischio sia la vita negli oceani sia la salute di chi mangia pesce.
L’analisi delle cellule dei capodogli dimostra che l’inquinamento ha raggiunto gli angoli più remoti degli oceani, dalle profondità polari al nulla dei mari equatoriali, dice il biologo Roger Payne, fondatore e presidente di Ocean Alliance, che ha condotto la ricerca. "L’intera vita degli oceani è pervasa di contaminanti e la maggior parte di essi è stata dispersa dall’uomo" spiega Payne in un’intervista a margine dell’assemblea della Commissione baleniere internazionale (come riporta Apcom). "Penso che questi contaminanti stiano minacciando l’alimentazione umana. Certamente minacciano le balene e altri animali marini".
Secondo l’esperto i metalli pesanti potrebbero essere contenuti nel pesce, che rappresenta una fonte primaria di proteine per un miliardo di persone. "Si potrebbe sostenere che è la più grande minaccia singola per la salute mai affrontata dalla specie umana. Ritengo che accorcerà molte vite, se accadrà quello che temiamo".
Payne, 75 anni, è noto per le prime registrazioni, nel 1968, delle canzoni delle megattere e per la scoperta del fatto che alcune specie di balene possono comunicare tra di loro a lunga distanze. Il ketch Odyssey, con a bordo il gruppo di scienziati, era partito nel 2000 da San Diego, in California, per dcumentare la salute degli oceani raccogliendo campioni di tessuto dei capodogli che si avventurano in tutti i mari del mondo, dai poli ai tropici. Come gli umani, sono in cima alla catena alimentare marina. In agosto 2005 aveva raccolto campioni della grandezza di una gomma per cancellare da 955 cetacei, utilizzando un arpione che non disturbava gli animali. I campioni sono stati poi analizzati dal tossicologo marino John Wise dell’Università del Maine meridionale.
È stato anche confrontato il Dna per garantire che due campioni non provenissero dallo stesso animale. L’obiettivo del viaggio era di misurare i composti chimici noti come inquinanti organici persistenti, ma in un secondo tempo si è cominciato a studiare i metalli. I ricercatori sono rimasti sbalorditi dai risultati. Anche se era impossibile sapere in quali mari fossero stati i cetacei, i metalli pesanti erano presenti nel grasso che si forma nelle rigide zone polari, il che indica che i metalli erano stati ingeriti molto lontano dal luogo di dispersione in acqua.
"Quando lavori con un composto sintetico mai esistito in natura e lo trovi nel corpo di una balena che proviene dall’Artico o dall’Antartico, ti dice che è stato prodotto dagli uomini ed è arrivato all’interno della balena" spiega Payne. Come ciò sia accaduto non è chiaro, ma i contaminanti probabilmente sono stati trasportati dalle correnti o dal vento. "La sorpresa più grande è stata il cromo. Èstato uno shock assoluto. Non lo cercavamo neppure".
Il cromo, un metallo resistente alla corrosione, si usa nell’acciaio, nelle vernici, nei coloranti e nella concia delle pelli e può causare il cancro ai polmoni in chi vi è a contatto per lunghi periodi. Wise ha applicato del cromo a cellule sane di capodoglio e ne ha studiato gli effetti, rilevando che la concentrazione di metallo trovata negli animali è molto più elevata di quella che basta ad uccidere le cellule in laboratorio. Un’altra sorpresa è stata la presenza di alluminio, usato nel packaging, nelle pentole e nel trattamento delle acque, i cui effetti sono sconosciuti. Payne spiega che gli inquinanti passeranno alle generazioni future, con il latte che le madri danno ai loro piccoli. "Ma quel che fanno in realtà è di dare ai loro figli sostanza solubili nel grasso accumulate da una vita".
Le conseguenze potrebbero essere tremende per i cetacei e l’uomo. "Non vedo altro futuro per le balene se non l’estinzione. Ma non è una priorità per nessuno, per nessun governo e invece dovrebbe esserlo" conclude lo scienziato. lastampa
Anche nella 62ma edizione della Commissione baleniera internazionale (IWC) che si è conclusa i Governi non sono riusciti a raggiungere un accordo su un pacchetto di proposte sulla caccia alle balene.
La IWC, iniziata lunedi, ha preso la decisione senza precedenti di avviare una discussione a porte chiuse, lasciando fuori la società civile e i rappresentanti dei media e non ha consentito alle ONG di parlare fino a giovedi.La Commissione deve essere più democratica e partecipata e deve occuparsi dei cetacei a tutto tondo, tornando ad avere un ruolo significativo per la loro conservazione.Non deve più accadere come in questa riunione che la politica ancora una volta scavalchi la conservazione delle balene, non tenendo conto dei dati scientifici. Anche il nostro Paese deve essere più presente e avere un ruolo più attivo per raggiungere questo risultato" ha dichiarato Massimiliano Rocco responsabile specie WWF Italia.
I negoziati sono falliti per la proposta dal Presidente della Commissione che ha tentato di ridurre la caccia alle balene in corso e portarla sotto il
controllo dell'IWC. Il WWF non hanno sostenuto la proposta nella sua formulazione, ma ha sollecitato la Commissione a trovare una soluzione che avrebbe come minimo eliminato la caccia alle balene nell'Oceano Antartico fermato la caccia alle balene di specie minacciate.
La IWC è stata ferma per diversi anni. Mentre la proposta del Presidente non era accettabile nella sua formulazione, ci ritroviamo con una situazione in cui ancora una volta, la flotta di baleniere giapponesi uccidono centinaia di cetacei nell'Oceano Antartico in nome della 'scienza' .
Il divieto di caccia commerciale delle balene dell'IWC è stata una delle conquiste più grandi per la conservazione del nostro tempo con il salvataggio di molte specie di balene sull'orlo dell'estinzione.
Ma tale decisione è stata presa più di 20 anni fa. Solo tre mesi fa, la comunità internazionale ha fallito l'accordo per la protezione per diverse specie marine nel corso della riunione della Convenzione delle Nazioni Unite sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione (CITES), compreso il divieto urgente per gli scambi commerciali di tonno rosso dell'Atlantico.
Questa tendenza della mancata tutela del nostro ambiente marino deve essere invertita, o tutti, non solo i paesi che vivono di pesca e caccia alle
balene, saranno in difficoltà come gli oceani che si svuotano. La comunità internazionale deve tener conto dei dati scientifici per il piano di gestione per la pesca del tonno rosso nell'Atlantico durante la prossima riunione del suo organo di gestione, la Commissione internazionale per la conservazione dei tonni dell'Atlantico, prevista a novembre.
Alcuni risultati di conservazione ci sono stati questa settimana - ad esempio, la Commissione ha deciso di investigare sull'impatto di petrolio e
gas nell'Artico, una situazione critica in seguito al disastroso incidente della piattaforma nel Golfo del Messico.
Il WWF sentito giovedì dalla Commissione ha suggerito di adottare un meccanismo di discussione simile a quello adottato altre convenzioni
internazionali come la CITES, dove le ONG possono partecipare al processo decisionale attraverso interventi sui punti all'ordine del giorno dopo gli
interventi dei Governi.
Il WWF ha anche detto che la Commissione baleniera internazionale dovrebbe prendere in considerazione la creazione di un programma di sponsorizzazione per i delegati dei paesi in via di sviluppo al fine di evitare ulteriori accuse di compravendita di voti.
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La IWC, iniziata lunedi, ha preso la decisione senza precedenti di avviare una discussione a porte chiuse, lasciando fuori la società civile e i rappresentanti dei media e non ha consentito alle ONG di parlare fino a giovedi.La Commissione deve essere più democratica e partecipata e deve occuparsi dei cetacei a tutto tondo, tornando ad avere un ruolo significativo per la loro conservazione.Non deve più accadere come in questa riunione che la politica ancora una volta scavalchi la conservazione delle balene, non tenendo conto dei dati scientifici. Anche il nostro Paese deve essere più presente e avere un ruolo più attivo per raggiungere questo risultato" ha dichiarato Massimiliano Rocco responsabile specie WWF Italia.
I negoziati sono falliti per la proposta dal Presidente della Commissione che ha tentato di ridurre la caccia alle balene in corso e portarla sotto il
controllo dell'IWC. Il WWF non hanno sostenuto la proposta nella sua formulazione, ma ha sollecitato la Commissione a trovare una soluzione che avrebbe come minimo eliminato la caccia alle balene nell'Oceano Antartico fermato la caccia alle balene di specie minacciate.
La IWC è stata ferma per diversi anni. Mentre la proposta del Presidente non era accettabile nella sua formulazione, ci ritroviamo con una situazione in cui ancora una volta, la flotta di baleniere giapponesi uccidono centinaia di cetacei nell'Oceano Antartico in nome della 'scienza' .
Il divieto di caccia commerciale delle balene dell'IWC è stata una delle conquiste più grandi per la conservazione del nostro tempo con il salvataggio di molte specie di balene sull'orlo dell'estinzione.
Ma tale decisione è stata presa più di 20 anni fa. Solo tre mesi fa, la comunità internazionale ha fallito l'accordo per la protezione per diverse specie marine nel corso della riunione della Convenzione delle Nazioni Unite sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione (CITES), compreso il divieto urgente per gli scambi commerciali di tonno rosso dell'Atlantico.
Questa tendenza della mancata tutela del nostro ambiente marino deve essere invertita, o tutti, non solo i paesi che vivono di pesca e caccia alle
balene, saranno in difficoltà come gli oceani che si svuotano. La comunità internazionale deve tener conto dei dati scientifici per il piano di gestione per la pesca del tonno rosso nell'Atlantico durante la prossima riunione del suo organo di gestione, la Commissione internazionale per la conservazione dei tonni dell'Atlantico, prevista a novembre.
Alcuni risultati di conservazione ci sono stati questa settimana - ad esempio, la Commissione ha deciso di investigare sull'impatto di petrolio e
gas nell'Artico, una situazione critica in seguito al disastroso incidente della piattaforma nel Golfo del Messico.
Il WWF sentito giovedì dalla Commissione ha suggerito di adottare un meccanismo di discussione simile a quello adottato altre convenzioni
internazionali come la CITES, dove le ONG possono partecipare al processo decisionale attraverso interventi sui punti all'ordine del giorno dopo gli
interventi dei Governi.
Il WWF ha anche detto che la Commissione baleniera internazionale dovrebbe prendere in considerazione la creazione di un programma di sponsorizzazione per i delegati dei paesi in via di sviluppo al fine di evitare ulteriori accuse di compravendita di voti.
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| La Commissione internazionale non raggiunge alcun accordo | |
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| [Devi essere iscritto e connesso per vedere questa immagine] Tutto previsto, purtroppo. Ad Agadir in Marocco la Commissione baleniera internazionale (IWC) non ha raggiunto alcun tipo di accordo per proteggere le balene. E' stata solo un'altra riunione fatta di sole chiacchiere. Intanto, Giappone, Norvegia e Islanda continuano a massacrare migliaia di esemplari. "I governi riuniti ad Agadir dovrebbero vergognarsi - commenta Giorgia Monti, resposnsabile campagna Mare di Greenpeace Italia - di essersi ritirati a discutere a "porte chiuse" per nascondere le loro discussioni sterili che non hanno permesso di fare nessun passo avanti nella protezione delle balene. Ma non possono certo nascondere la vergogna della caccia baleniera e della loro incapacità per cercare di fermarla. E’ giunto il momento per tutti quei Governi che si schierano per la conservazione delle balene come l’Italia di mettere immediatamente in atto azioni politiche decise per porre fine alla falsa caccia per ragioni scientifiche del Giappone nel Santuario dell’Oceano Antartico e la caccia della Norvegia e dell’Islanda, portata avanti in totale violazione della moratoria esistente. Da oltre trent’anni - continua Monti - Greenpeace lotta in difesa delle balene. I nostri due attivisti - Junichi e Toru - rischiano più di un anno di carcere per aver denunciato la corruzione e il contrabbando di carne del programma giapponese di caccia alle balene. Cosa sono disposti a fare i paesi che dicono di voler proteggere le balene?" | |
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