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Il matrimonio misto
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210410
Il matrimonio misto
Matrimoni misti in Marocco : se son rose.............
Vedere un marocchino tenere la mano a una straniera o una marocchina quella di uno straniero è ormai scena usuale in Marocco da quando sono aumentati questi tipi di legami. Indice di apertura di una società influenzata da correnti culturali e intellettuali a livello mondiale che contribuiscono alla diffusione di quelli che vengono chiamati ‘matrimoni misti’.
Tante sono le opinioni in proposito. C’è chi li accetta e chi li rifiuta, ognuno con le proprie giustificazioni e le proprie convinzioni. Ogni storia di matrimonio misto rivela la storia dell’unione di due persone e il loro tentativo di superare differenze culturali, religiose e linguistiche, storia di rinunce per poter andar d’accordo e superare i malintesi, storia di complicazioni burocratiche che ostacolano la registrazione dell’atto.
Un’esperienza difficile ma ricca
Karima al-Helali, attivista civile, si è sposata da poco. I ricordi del primo incontro, l’inizio della relazione con il suo attuale compagno, il maturare della convinzione reciproca di legarsi e di passare alle pratiche burocratiche sono ancora freschi nella sua mente.
La storia di Karima con il marito olandese iniziò in Spagna. Lì si incontrarono per caso. Si piacquero subito. Quando Karima tornò in Marocco, continuarono a sentirsi per telefono oppure attraverso internet e periodicamente si incontravano.
Dice Karima: «Ognuno di noi ha iniziato a scoprire la cultura dell’altro. Parlavamo di argomenti sia culturali che religiosi».
«Prima di metterci insieme – prosegue – abbiamo costruito un’amicizia tra una musulmana e un cristiano. All’inizio, eravamo d’accordo di rimanere amici finché la nostra storia non fosse maturata pur sapendo che la legge marocchina non permetteva ad una marocchina musulmana di sposare un cristiano a meno che quest’ultimo non si fosse convertito all’islam. Questo era il nostro problema. Non potevo imporgli di cambiare religione per poterci sposare. Le discussioni erano accese tra di noi».
Karima afferma che la cosa più importante che le ha dato questa relazione è la riflessione sul dialogo tra culture e religioni. Cercando, ha trovato dei libri che ha fatto leggere al suo compagno perché potessero discutere in modo oggettivo, lontani dall’emotività. Dopo pochi giorni lui si convinse a convertirsi all’islam e così decisero di sposarsi.
Le procedure del matrimonio misto in Marocco sono state una vera tribolazione per Karima. Ci vollero due settimane nelle quali le furono richiesti numerosi documenti che andavano cercati in numerose istituzioni. È in quell’occasione che si rese conto di quanti marocchini e marocchine si sposassero con stranieri.
Karima non nasconde i piccoli malintesi che riguardano i diversi usi e costumi e il modo diverso di gestire la vita quotidiana, come il cibo e l’organizzazione del tempo. Ma l’importante è capire che è il dialogo a far superare tutti i problemi.
Un matrimonio tra culture diverse
L’esperienza di Rashid Busbea, ingegnere marocchino, rappresenta il modello di matrimonio misto di successo. Rashid incontrò sua moglie, tedesca, durante un periodo di studio in Germania. Decisero di sposarsi. Rashid racconta i dettagli della sua storia, felice della sua vita con la sua compagna di cammino. Dice: «La mia esperienza di matrimonio misto ha dieci anni e spero che continui a lungo. Per me è un successo perché si basa sul rispetto, sulla sincerità e la fiducia reciproca. Questi sono i valori e le basi che garantiscono il successo di qualunque matrimonio in qualunque luogo. Ovviamente, il matrimonio misto è un matrimonio tra culture diverse e può generare molti malintesi perché l’altro può fare delle cose che possono essere fraintese. E ciò può dar luogo a problemi dalle conseguenze negative. Ma la pazienza e il dialogo devono sempre essere la base.
Sull’educazione dei bambini Rashid non ha dubbi: la condizione per poter avere dei figli insieme era che la moglie si convertisse all’islam, ma senza pressione. La moglie ha studiato l’islam per quattro anni prima di convincersi e il fatto che il loro figlio, Omar, abbia solo cinque anni si spiega così. Rashid crede che la moglie sia attenta a inculcare ai figli i principi islamici perché il disaccordo su un punto simile, quello dell’educazione dei figli, solitamente porta al naufragio di un matrimonio misto.
Rashid ritiene che la maggior parte delle esperienze di matrimonio misto siano, purtroppo, rovinose perché la gran parte dei giovani si sposa soltanto per ottenere la residenza nel paese della moglie straniera. Così, l’idea del divorzio è già presente ben prima di sposarsi, e si realizza dopo il periodo di tempo necessario a ottenere i documenti. Il problema è che i giovani dimenticano che fare dei figli in questo periodo di ‘attesa’ porta inevitabilmente alla catastrofe familiare. Ma spesso danno la colpa alla moglie.
La differenza culturale non rappresenta un ostacolo
La marocchina Aisha ha rubato il cuore all’islamista svizzero Patrick Haenni. Intervistato da Babelmed, Haenni afferma che la differenza culturale, religiosa o qualunque altra differenza non genera necessariamente persone diverse. Si tratta, piuttosto, di un invito alla convergenza. È per questo, dunque, che ha deciso di sposarsi con Aisha, malgrado gli avvertimenti delle famiglie e degli amici di entrambi.
Aggiunge Patrick: «Eravamo molto vicini. Avevamo tanti valori comuni come la generosità, l’ospitalità, il buonumore e passioni comuni come i film americani o l’amore per il mare o per la “salsa”. Perciò la differenza culturale non rappresenta un ostacolo per noi sebbene ci viene costantemente ricordato dall’esterno, dai nostri ambienti. La differenza culturale in se stessa non è mai stato l’orizzonte strategico da cui partì il nostro piccolo progetto di vita comune».
«Abbiamo avuto una figlia», prosegue «che abbiamo chiamato Soraya. Non lo abbiamo scelto per farle ricordare le sue origini arabe o per trasmetterle un patrimonio culturale. È solo un bel nome. Non crediamo all’esistenza di uno scontro delle civiltà o a un dialogo delle civiltà. Si cerca di allontanare questi concetti dalla nostra vita quotidiana, rinchiudendoli tra le mura dei salotti di filosofi e religiosi. Noi da sei anni portiamo avanti un’esperienza positiva ed è per questo che continuerà».
Ibrahim al-Khalti, invece, è studente di giornalismo. Mi dice che il matrimonio misto in Marocco è governato da interessi personali. Il ragazzo o la ragazza che vogliono sposare uno straniero mirano a migliorare la loro condizione materiale, a stabilirsi all’estero e quindi a ottenere una nuova cittadinanza. «Personalmente mi oppongo con forza a questo tipo di matrimonio», prosegue «perché contribuisce a complicare l’identità dei figli e incita alla frammentazione sociale. Inoltre, il matrimonio misto, soprattutto da parte dei maschi che sposano delle straniere, è la causa dell’aumento delle nubili».
Cosa pensano gli studiosi?
Khadija al-Madmad specialista in questioni femminili e delle migrazioni afferma che «in Marocco, i figli dei matrimoni misti si dovevano confrontare con una serie di problemi legali e sociali, soprattutto quando la madre era marocchina e il padre straniero e in particolare quando il padre veniva da un paese nel quale non potevano risiedere o dal quale non potevano rientrare, come la Palestina. Ci sono bambini che sono nati in Marocco e hanno conosciuto soltanto la cultura marocchina. Ma anche se socialmente erano considerati marocchini non lo erano legalmente. Continuavano a essere stranieri».
«Per fortuna, la riforma del codice marocchino della cittadinanza, varata nell’aprile 2007, ha messo fine a questa problematica dando alla donna il diritto di trasferire la propria cittadinanza ai figli nati da matrimoni misti». L’esperta conclude dicendo che «altri problemi sono all’ordine del giorno per le donne straniere sposate con marocchini, specialmente quando non si convertono all’islam come per esempio il problema della custodia dei figli, l’eredità ecc.»
Sposarsi tra identità e differenze
‘Abd al-Karim Bilhaj, docente di psicologia sociale alla facoltà di lettere di Rabat, ritiene che «a parte qualche caso di buona riuscita, in periodi e situazioni diverse, il matrimonio misto, in generale, pone una serie di difficoltà ai partner sia relativamente all’organizzazione, alla scelta dei valori culturali e rispetto all’identità culturale di ognuno di loro, sia rispetto al contesto sociale nel quale l’esperienza matrimoniale verrà vissuta. Solitamente le situazioni sono molto varie e dipendono dalle persone, dalle esperienze accumulate e dagli obiettivi. Solitamente, l’inizio o la fase di fondazione dell’unione tra un uomo e una donna sono dedicati a ridurre le distanze e a creare un legame attraverso la concretizzazione, da parte dei due termini dell’equazione, di spinte affettive e psicologiche o sociali».
Alta e bassa marea
Bilhaj ritiene che «l’esser misto del rapporto non crea problemi di armonia dal punto di vista affettivo e passionale. Quando però questa mescolanza è sottoposta al giudizio della mente, ecco che l’accordo tra i partner diventa impegnativo e richiede grandi sforzi. La buona o la cattiva riuscita del matrimonio misto può essere misurata in base a questa regola che riflette la natura delle dimensioni fondanti il rapporto. La pratica di vita comune può mostrare alcune situazioni nelle quali qualcuno dei due o entrambi rientrano in se stessi. Con l’andar del tempo, diventa come una continua alta e bassa marea che invade lo spazio del rapporto coniugale e che fa sì che i due coniugi, per preservare un certo equilibrio nella relazione, accettino delle rinunce. Una realtà che ha profonde conseguenze soprattutto quando questo matrimonio dà vita a bambini con doppia origine. In questo caso, il matrimonio misto diventa fragile di fronte al conflitto culturale generato dai comportamenti dei coniugi».
La reciproca comprensione, le rinunce
‘Abd al-‘Ali, studioso di interculturalità, crede che il matrimonio misto fallisce se le culture dei coniugi si scontrano e ha successo se invece queste si avvicinano. I coniugi devono, quindi, creare una base per la reciproca comprensione e accettare di fare delle rinunce perché la vita insieme possa continuare. Il matrimonio misto basato su un interesse finisce non appena questo si realizza. «Questo matrimonio può diventare una tortura», prosegue «se entrambi non accettano di fare rinunce quando si deve e di trattare con delicatezza i problemi, allora l’imposizione da parte di uno dei coniugi sull’altro di determinati valori potrebbe portare allo scontro e poi alla separazione. Possono accadere delle tragedie - uno dei coniugi può scappare con i figli per ritornare la paese di origine, per esempio – tuttavia può anche capitare che il coniuge ‘straniero’ si integri perfettamente nella cultura dell’altro tanto da essere considerato appartenente a quella cultura o società». E conclude: «Il disaccordo sulle modalità con le quali educare i figli può divenire la miccia che fa esplodere il matrimonio a causa del desiderio di una delle parti di far predominare la propria cultura su quella dell’altro».
Strumenti moderni a disposizione della famiglia
Le moderne agenzie matrimoniali, che hanno sostituito il tradizionale ‘sensale’, hanno certamente contribuito all’aumento dei matrimoni misti. In Marocco queste agenzie sono per lo più internazionali e mettono a disposizione candidati marocchini e stranieri di entrambi i sessi. La priorità è data ai francofoni perché il Marocco è un paese francofono. Di fatto, le agenzie presenti in Marocco sono succursali di agenzie francesi che si specializzano nei matrimoni misti soltanto tra marocchine e francesi. In seguito a indagini approfondite condotte sui matrimoni misti e dopo aver trovato nel Marocco un buon mercato, oggi queste agenzie stanno prosperando. I candidati vengono accompagnati passo dopo passo e aiutati a esprimersi al meglio. Viene loro consigliato di non interessarsi soltanto all’aspetto materiale (denaro ecc.) ma di concentrarsi sull’attrazione che si prova verso l’altro, prima di passare ad altri aspetti che sono secondari.
La maggior parte delle agenzie si occupa soltanto di creare i rapporti tra i candidati. Gli incontri e tutto il resto sono lasciati agli aspiranti sposi. Il cliente, subito dopo essersi iscritto all’agenzia, ha accesso ad una banca dati che contiene informazioni dettagliate sulle persone (età, sesso, professione, hobbies ecc.) e delle foto. L’agenzia chiede il parere della persona prescelta e, se quest’ultima accetta, mette in contatto i due pretendenti.
L’agenzia matrimoniale ha di nuovo che è riuscita a superare i tradizionali metodi della conoscenza pre-matrimoniale, che avvenivano attraverso la famiglia e comunque nelle vicinanze geografiche, dando luogo a delle relazioni completamente nuove basate sui nuovi mezzi di comunicazione. Se son rose…By Muhammad Ali Hana
http://www.ilmediterraneo.it/it/rassegna-stampa/rassegna-stampa/matrimoni-misti-in-marocco-se-son-rose-0001401
Vedere un marocchino tenere la mano a una straniera o una marocchina quella di uno straniero è ormai scena usuale in Marocco da quando sono aumentati questi tipi di legami. Indice di apertura di una società influenzata da correnti culturali e intellettuali a livello mondiale che contribuiscono alla diffusione di quelli che vengono chiamati ‘matrimoni misti’.
Tante sono le opinioni in proposito. C’è chi li accetta e chi li rifiuta, ognuno con le proprie giustificazioni e le proprie convinzioni. Ogni storia di matrimonio misto rivela la storia dell’unione di due persone e il loro tentativo di superare differenze culturali, religiose e linguistiche, storia di rinunce per poter andar d’accordo e superare i malintesi, storia di complicazioni burocratiche che ostacolano la registrazione dell’atto.
Un’esperienza difficile ma ricca
Karima al-Helali, attivista civile, si è sposata da poco. I ricordi del primo incontro, l’inizio della relazione con il suo attuale compagno, il maturare della convinzione reciproca di legarsi e di passare alle pratiche burocratiche sono ancora freschi nella sua mente.
La storia di Karima con il marito olandese iniziò in Spagna. Lì si incontrarono per caso. Si piacquero subito. Quando Karima tornò in Marocco, continuarono a sentirsi per telefono oppure attraverso internet e periodicamente si incontravano.
Dice Karima: «Ognuno di noi ha iniziato a scoprire la cultura dell’altro. Parlavamo di argomenti sia culturali che religiosi».
«Prima di metterci insieme – prosegue – abbiamo costruito un’amicizia tra una musulmana e un cristiano. All’inizio, eravamo d’accordo di rimanere amici finché la nostra storia non fosse maturata pur sapendo che la legge marocchina non permetteva ad una marocchina musulmana di sposare un cristiano a meno che quest’ultimo non si fosse convertito all’islam. Questo era il nostro problema. Non potevo imporgli di cambiare religione per poterci sposare. Le discussioni erano accese tra di noi».
Karima afferma che la cosa più importante che le ha dato questa relazione è la riflessione sul dialogo tra culture e religioni. Cercando, ha trovato dei libri che ha fatto leggere al suo compagno perché potessero discutere in modo oggettivo, lontani dall’emotività. Dopo pochi giorni lui si convinse a convertirsi all’islam e così decisero di sposarsi.
Le procedure del matrimonio misto in Marocco sono state una vera tribolazione per Karima. Ci vollero due settimane nelle quali le furono richiesti numerosi documenti che andavano cercati in numerose istituzioni. È in quell’occasione che si rese conto di quanti marocchini e marocchine si sposassero con stranieri.
Karima non nasconde i piccoli malintesi che riguardano i diversi usi e costumi e il modo diverso di gestire la vita quotidiana, come il cibo e l’organizzazione del tempo. Ma l’importante è capire che è il dialogo a far superare tutti i problemi.
Un matrimonio tra culture diverse
L’esperienza di Rashid Busbea, ingegnere marocchino, rappresenta il modello di matrimonio misto di successo. Rashid incontrò sua moglie, tedesca, durante un periodo di studio in Germania. Decisero di sposarsi. Rashid racconta i dettagli della sua storia, felice della sua vita con la sua compagna di cammino. Dice: «La mia esperienza di matrimonio misto ha dieci anni e spero che continui a lungo. Per me è un successo perché si basa sul rispetto, sulla sincerità e la fiducia reciproca. Questi sono i valori e le basi che garantiscono il successo di qualunque matrimonio in qualunque luogo. Ovviamente, il matrimonio misto è un matrimonio tra culture diverse e può generare molti malintesi perché l’altro può fare delle cose che possono essere fraintese. E ciò può dar luogo a problemi dalle conseguenze negative. Ma la pazienza e il dialogo devono sempre essere la base.
Sull’educazione dei bambini Rashid non ha dubbi: la condizione per poter avere dei figli insieme era che la moglie si convertisse all’islam, ma senza pressione. La moglie ha studiato l’islam per quattro anni prima di convincersi e il fatto che il loro figlio, Omar, abbia solo cinque anni si spiega così. Rashid crede che la moglie sia attenta a inculcare ai figli i principi islamici perché il disaccordo su un punto simile, quello dell’educazione dei figli, solitamente porta al naufragio di un matrimonio misto.
Rashid ritiene che la maggior parte delle esperienze di matrimonio misto siano, purtroppo, rovinose perché la gran parte dei giovani si sposa soltanto per ottenere la residenza nel paese della moglie straniera. Così, l’idea del divorzio è già presente ben prima di sposarsi, e si realizza dopo il periodo di tempo necessario a ottenere i documenti. Il problema è che i giovani dimenticano che fare dei figli in questo periodo di ‘attesa’ porta inevitabilmente alla catastrofe familiare. Ma spesso danno la colpa alla moglie.
La differenza culturale non rappresenta un ostacolo
La marocchina Aisha ha rubato il cuore all’islamista svizzero Patrick Haenni. Intervistato da Babelmed, Haenni afferma che la differenza culturale, religiosa o qualunque altra differenza non genera necessariamente persone diverse. Si tratta, piuttosto, di un invito alla convergenza. È per questo, dunque, che ha deciso di sposarsi con Aisha, malgrado gli avvertimenti delle famiglie e degli amici di entrambi.
Aggiunge Patrick: «Eravamo molto vicini. Avevamo tanti valori comuni come la generosità, l’ospitalità, il buonumore e passioni comuni come i film americani o l’amore per il mare o per la “salsa”. Perciò la differenza culturale non rappresenta un ostacolo per noi sebbene ci viene costantemente ricordato dall’esterno, dai nostri ambienti. La differenza culturale in se stessa non è mai stato l’orizzonte strategico da cui partì il nostro piccolo progetto di vita comune».
«Abbiamo avuto una figlia», prosegue «che abbiamo chiamato Soraya. Non lo abbiamo scelto per farle ricordare le sue origini arabe o per trasmetterle un patrimonio culturale. È solo un bel nome. Non crediamo all’esistenza di uno scontro delle civiltà o a un dialogo delle civiltà. Si cerca di allontanare questi concetti dalla nostra vita quotidiana, rinchiudendoli tra le mura dei salotti di filosofi e religiosi. Noi da sei anni portiamo avanti un’esperienza positiva ed è per questo che continuerà».
Ibrahim al-Khalti, invece, è studente di giornalismo. Mi dice che il matrimonio misto in Marocco è governato da interessi personali. Il ragazzo o la ragazza che vogliono sposare uno straniero mirano a migliorare la loro condizione materiale, a stabilirsi all’estero e quindi a ottenere una nuova cittadinanza. «Personalmente mi oppongo con forza a questo tipo di matrimonio», prosegue «perché contribuisce a complicare l’identità dei figli e incita alla frammentazione sociale. Inoltre, il matrimonio misto, soprattutto da parte dei maschi che sposano delle straniere, è la causa dell’aumento delle nubili».
Cosa pensano gli studiosi?
Khadija al-Madmad specialista in questioni femminili e delle migrazioni afferma che «in Marocco, i figli dei matrimoni misti si dovevano confrontare con una serie di problemi legali e sociali, soprattutto quando la madre era marocchina e il padre straniero e in particolare quando il padre veniva da un paese nel quale non potevano risiedere o dal quale non potevano rientrare, come la Palestina. Ci sono bambini che sono nati in Marocco e hanno conosciuto soltanto la cultura marocchina. Ma anche se socialmente erano considerati marocchini non lo erano legalmente. Continuavano a essere stranieri».
«Per fortuna, la riforma del codice marocchino della cittadinanza, varata nell’aprile 2007, ha messo fine a questa problematica dando alla donna il diritto di trasferire la propria cittadinanza ai figli nati da matrimoni misti». L’esperta conclude dicendo che «altri problemi sono all’ordine del giorno per le donne straniere sposate con marocchini, specialmente quando non si convertono all’islam come per esempio il problema della custodia dei figli, l’eredità ecc.»
Sposarsi tra identità e differenze
‘Abd al-Karim Bilhaj, docente di psicologia sociale alla facoltà di lettere di Rabat, ritiene che «a parte qualche caso di buona riuscita, in periodi e situazioni diverse, il matrimonio misto, in generale, pone una serie di difficoltà ai partner sia relativamente all’organizzazione, alla scelta dei valori culturali e rispetto all’identità culturale di ognuno di loro, sia rispetto al contesto sociale nel quale l’esperienza matrimoniale verrà vissuta. Solitamente le situazioni sono molto varie e dipendono dalle persone, dalle esperienze accumulate e dagli obiettivi. Solitamente, l’inizio o la fase di fondazione dell’unione tra un uomo e una donna sono dedicati a ridurre le distanze e a creare un legame attraverso la concretizzazione, da parte dei due termini dell’equazione, di spinte affettive e psicologiche o sociali».
Alta e bassa marea
Bilhaj ritiene che «l’esser misto del rapporto non crea problemi di armonia dal punto di vista affettivo e passionale. Quando però questa mescolanza è sottoposta al giudizio della mente, ecco che l’accordo tra i partner diventa impegnativo e richiede grandi sforzi. La buona o la cattiva riuscita del matrimonio misto può essere misurata in base a questa regola che riflette la natura delle dimensioni fondanti il rapporto. La pratica di vita comune può mostrare alcune situazioni nelle quali qualcuno dei due o entrambi rientrano in se stessi. Con l’andar del tempo, diventa come una continua alta e bassa marea che invade lo spazio del rapporto coniugale e che fa sì che i due coniugi, per preservare un certo equilibrio nella relazione, accettino delle rinunce. Una realtà che ha profonde conseguenze soprattutto quando questo matrimonio dà vita a bambini con doppia origine. In questo caso, il matrimonio misto diventa fragile di fronte al conflitto culturale generato dai comportamenti dei coniugi».
La reciproca comprensione, le rinunce
‘Abd al-‘Ali, studioso di interculturalità, crede che il matrimonio misto fallisce se le culture dei coniugi si scontrano e ha successo se invece queste si avvicinano. I coniugi devono, quindi, creare una base per la reciproca comprensione e accettare di fare delle rinunce perché la vita insieme possa continuare. Il matrimonio misto basato su un interesse finisce non appena questo si realizza. «Questo matrimonio può diventare una tortura», prosegue «se entrambi non accettano di fare rinunce quando si deve e di trattare con delicatezza i problemi, allora l’imposizione da parte di uno dei coniugi sull’altro di determinati valori potrebbe portare allo scontro e poi alla separazione. Possono accadere delle tragedie - uno dei coniugi può scappare con i figli per ritornare la paese di origine, per esempio – tuttavia può anche capitare che il coniuge ‘straniero’ si integri perfettamente nella cultura dell’altro tanto da essere considerato appartenente a quella cultura o società». E conclude: «Il disaccordo sulle modalità con le quali educare i figli può divenire la miccia che fa esplodere il matrimonio a causa del desiderio di una delle parti di far predominare la propria cultura su quella dell’altro».
Strumenti moderni a disposizione della famiglia
Le moderne agenzie matrimoniali, che hanno sostituito il tradizionale ‘sensale’, hanno certamente contribuito all’aumento dei matrimoni misti. In Marocco queste agenzie sono per lo più internazionali e mettono a disposizione candidati marocchini e stranieri di entrambi i sessi. La priorità è data ai francofoni perché il Marocco è un paese francofono. Di fatto, le agenzie presenti in Marocco sono succursali di agenzie francesi che si specializzano nei matrimoni misti soltanto tra marocchine e francesi. In seguito a indagini approfondite condotte sui matrimoni misti e dopo aver trovato nel Marocco un buon mercato, oggi queste agenzie stanno prosperando. I candidati vengono accompagnati passo dopo passo e aiutati a esprimersi al meglio. Viene loro consigliato di non interessarsi soltanto all’aspetto materiale (denaro ecc.) ma di concentrarsi sull’attrazione che si prova verso l’altro, prima di passare ad altri aspetti che sono secondari.
La maggior parte delle agenzie si occupa soltanto di creare i rapporti tra i candidati. Gli incontri e tutto il resto sono lasciati agli aspiranti sposi. Il cliente, subito dopo essersi iscritto all’agenzia, ha accesso ad una banca dati che contiene informazioni dettagliate sulle persone (età, sesso, professione, hobbies ecc.) e delle foto. L’agenzia chiede il parere della persona prescelta e, se quest’ultima accetta, mette in contatto i due pretendenti.
L’agenzia matrimoniale ha di nuovo che è riuscita a superare i tradizionali metodi della conoscenza pre-matrimoniale, che avvenivano attraverso la famiglia e comunque nelle vicinanze geografiche, dando luogo a delle relazioni completamente nuove basate sui nuovi mezzi di comunicazione. Se son rose…By Muhammad Ali Hana
http://www.ilmediterraneo.it/it/rassegna-stampa/rassegna-stampa/matrimoni-misti-in-marocco-se-son-rose-0001401

Incapervinca- Admin
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Il matrimonio misto :: Commenti
L’odissea delle donne musulmane che vivono nel nostro Paese Per sposarsi, costrette a esibire il «passaggio all’islam» del fidanzato «Questi obblighi confermano la nostra condizione di inferiorità anche in Italia» E «inquinano» i dati sulle conversioni: quante quelle per motivi matrimoniali?
«Sono una ragazza marocchina che appartiene ai cosiddetti immigrati di seconda generazione. Ho 22 anni, quando arrivai in Italia ne avevo 6, per questo non parlo correttamente quella che tutti chiamano la mia lingua madre, cioè l'arabo. Il mio fidanzato Alessandro è italiano, abbiamo deciso di sposarci civilmente, ma tra i documenti che l'ambasciata marocchina mi ha chiesto per ottenere il nulla osta al matrimonio, c'è anche un certificato che attesti la conversione del mio ragazzo all'islam. Dato che siamo in Italia e la Costituzione garantisce la libertà religiosa, che senso ha tutto ciò? Non è una violazione di questa libertà?». Karima si considera vittima di un'ingiustizia, ma molte altre ragazze che vivono qui e sono cittadine di Paesi islamici si trovano nella sua stessa condizione. Oltre al Marocco, anche Egitto, Tunisia, Algeria (solo per citare gli Stati di tradizione musulmana da cui proviene il maggior numero di donne emigrate in Italia) esigono la conversione all'islam del nubendo per concedere il nulla osta alle loro cittadine che vogliono sposarsi civilmente. «È una conseguenza del peso della sharia sui codici dei Paesi islamici - spiega la professoressa Roberta Aluffi, docente di diritto musulmano all'università di Torino -. Mentre in Italia l'appartenenza religiosa dei nubendi è irrilevante per il matrimonio civile, in quei Paesi si scontra con l'impedimento per diversità di fede. La donna musulmana non può sposare un non musulmano, un divieto che invece non vale per i maschi. Da qui le richieste dei cosiddetti certificati di conversione da parte delle autorità consolari dei Paesi di origine».
Karima non si dà pace: «Non ho fatto del male a nessuno, lavoro onestamente come impiegata, voglio solo sposare la persona che amo e condurre un'esistenza tranquilla e serena. E quando avrò dei figli, insegnerò loro che gli esseri mani sono tutti uguali e che ognuno merita rispetto e libertà. Ma adesso mi sento una straniera in quella che considero la mia patria di adozione».
Karima ha chiesto aiuto a Dounia Ettaib, presidente di Admi, un'associazione che tutela le donne magrebine. «Questi casi sono in aumento, attualmente ne stiamo seguendo venti solo a Milano - spiega Dounia -. Sono la conferma bruciante della condizione di inferiorità a cui sono costrette le donne nei nostri Paesi e della mancanza di libertà con la quale devono fare i conti anche quando vivono in emigrazione. Diciamolo chiaro: sono trattate come cittadine di serie B».
Fakhita Ahwari si è sposata con Salvatore Bruneo nel 1981, in Marocco. Tra le carte che ha dovuto esibire, il consenso del padre (che da qualche anno, con il nuovo codice di famiglia approvato sotto il regno di Mohammed VI, non è più necessario) e il certificato di conversione. «Fu una semplice formalità. Gli chiesero soltanto di pronunciare la shahada (la professione di fede islamica) e di enunciare i cinque pilastri della fede musulmana, il tutto si concluse in pochi minuti. Dopo il matrimonio celebrato in Marocco, l'abbiamo registrato in Italia».
Anche da noi è relativamente facile ottenere il certificato che spalanca le porte al matrimonio con una donna musulmana. Solitamente viene richiesto al nubendo di pronunciare la professione di fede nel Dio unico e in Maometto suo profeta, di elencare i cinque pilastri della fede islamica e di impegnarsi a educare i figli secondo la religione musulmana. Il documento che attesta la conversione viene inviato all'ambasciata, che dopo averlo approvato lo rispedisce al consolato, dando di fatto il semaforo verde al matrimonio.
Al di là degli aspetti burocratici, si pongono problemi sostanziali. Ad esempio, la relativa facilità con cui vengono rilasciati i certificati di conversione (nelle rappresentanze consolari o in alcune moschee) pone più di un interrogativo sul numero dei cosiddetti convertiti all'islam, visto che molti di loro compiono questo passo più per adempiere a esigenze di tipo burocratico che per una reale convinzione spirituale e interiore. Quanti sono i musulmani «autentici» tra le centinaia di uomini che ogni anno vengono ufficialmente annoverati tra gli italiani che hanno deciso di seguire gli insegnamenti di Maometto?
Fakhita, che è responsabile di un'altra associazione per la tutela delle donne marocchine - Acmed - ha seguito vari casi di ragazze marocchine che si sono scontrate con la necessità di esibire il certificato di conversione del fidanzato per ottenere il nulla osta dalle autorità consolari del loro Paese. «Ma spesso l'uomo si rifiuta di piegarsi a questa richiesta, che potrebbe anche essere vissuto come un atto più formale che sostanziale. Non accetta di 'fingere' la sua conversione: è una questione di principio». E allora cosa succede? «Succede che i due decidono di 'ripiegare' sulla convivenza senza alcun legame giuridico, oppure si lasciano».
Ma c'è chi non si è arreso ed è ricorso alle vie legali perché gli venisse riconosciuto un diritto di libertà. Casi finiti nelle aule di un tribunale civile, e che hanno rappresentato una piccola-grande svolta in questa complessa problematica. È accaduto a Khalfallh Sallohua Bet Khemaies, tunisina, e a Luigi Del Marro che hanno presentato ricorso al Tribunale di Roma. È successo a T. H., marocchina, e all'italiano A. P. in quello di Viterbo. Entrambe le cause, istruite dall'avvocato Paolo Liberati, si sono concluse con una sentenza che ha ordinato all'ufficiale di stato civile di procedere alla pubblicazione del matrimonio anche in assenza del certificato di conversione all'islam del nubendo (vedere intervista in questa pagina). Il rifiuto di concedere il nulla osta al matrimonio da parte delle autorità consolari è stato dichiarato in contrasto con i principi di libertà religiosa e di uguaglianza affermati dalla Costituzione italiana. Ma per vedersi riconosciuti questi principi elementari, le donne musulmane sono costrette a pagarsi un avvocato. qui
«Sono una ragazza marocchina che appartiene ai cosiddetti immigrati di seconda generazione. Ho 22 anni, quando arrivai in Italia ne avevo 6, per questo non parlo correttamente quella che tutti chiamano la mia lingua madre, cioè l'arabo. Il mio fidanzato Alessandro è italiano, abbiamo deciso di sposarci civilmente, ma tra i documenti che l'ambasciata marocchina mi ha chiesto per ottenere il nulla osta al matrimonio, c'è anche un certificato che attesti la conversione del mio ragazzo all'islam. Dato che siamo in Italia e la Costituzione garantisce la libertà religiosa, che senso ha tutto ciò? Non è una violazione di questa libertà?». Karima si considera vittima di un'ingiustizia, ma molte altre ragazze che vivono qui e sono cittadine di Paesi islamici si trovano nella sua stessa condizione. Oltre al Marocco, anche Egitto, Tunisia, Algeria (solo per citare gli Stati di tradizione musulmana da cui proviene il maggior numero di donne emigrate in Italia) esigono la conversione all'islam del nubendo per concedere il nulla osta alle loro cittadine che vogliono sposarsi civilmente. «È una conseguenza del peso della sharia sui codici dei Paesi islamici - spiega la professoressa Roberta Aluffi, docente di diritto musulmano all'università di Torino -. Mentre in Italia l'appartenenza religiosa dei nubendi è irrilevante per il matrimonio civile, in quei Paesi si scontra con l'impedimento per diversità di fede. La donna musulmana non può sposare un non musulmano, un divieto che invece non vale per i maschi. Da qui le richieste dei cosiddetti certificati di conversione da parte delle autorità consolari dei Paesi di origine».
Karima non si dà pace: «Non ho fatto del male a nessuno, lavoro onestamente come impiegata, voglio solo sposare la persona che amo e condurre un'esistenza tranquilla e serena. E quando avrò dei figli, insegnerò loro che gli esseri mani sono tutti uguali e che ognuno merita rispetto e libertà. Ma adesso mi sento una straniera in quella che considero la mia patria di adozione».
Karima ha chiesto aiuto a Dounia Ettaib, presidente di Admi, un'associazione che tutela le donne magrebine. «Questi casi sono in aumento, attualmente ne stiamo seguendo venti solo a Milano - spiega Dounia -. Sono la conferma bruciante della condizione di inferiorità a cui sono costrette le donne nei nostri Paesi e della mancanza di libertà con la quale devono fare i conti anche quando vivono in emigrazione. Diciamolo chiaro: sono trattate come cittadine di serie B».
Fakhita Ahwari si è sposata con Salvatore Bruneo nel 1981, in Marocco. Tra le carte che ha dovuto esibire, il consenso del padre (che da qualche anno, con il nuovo codice di famiglia approvato sotto il regno di Mohammed VI, non è più necessario) e il certificato di conversione. «Fu una semplice formalità. Gli chiesero soltanto di pronunciare la shahada (la professione di fede islamica) e di enunciare i cinque pilastri della fede musulmana, il tutto si concluse in pochi minuti. Dopo il matrimonio celebrato in Marocco, l'abbiamo registrato in Italia».
Anche da noi è relativamente facile ottenere il certificato che spalanca le porte al matrimonio con una donna musulmana. Solitamente viene richiesto al nubendo di pronunciare la professione di fede nel Dio unico e in Maometto suo profeta, di elencare i cinque pilastri della fede islamica e di impegnarsi a educare i figli secondo la religione musulmana. Il documento che attesta la conversione viene inviato all'ambasciata, che dopo averlo approvato lo rispedisce al consolato, dando di fatto il semaforo verde al matrimonio.
Al di là degli aspetti burocratici, si pongono problemi sostanziali. Ad esempio, la relativa facilità con cui vengono rilasciati i certificati di conversione (nelle rappresentanze consolari o in alcune moschee) pone più di un interrogativo sul numero dei cosiddetti convertiti all'islam, visto che molti di loro compiono questo passo più per adempiere a esigenze di tipo burocratico che per una reale convinzione spirituale e interiore. Quanti sono i musulmani «autentici» tra le centinaia di uomini che ogni anno vengono ufficialmente annoverati tra gli italiani che hanno deciso di seguire gli insegnamenti di Maometto?
Fakhita, che è responsabile di un'altra associazione per la tutela delle donne marocchine - Acmed - ha seguito vari casi di ragazze marocchine che si sono scontrate con la necessità di esibire il certificato di conversione del fidanzato per ottenere il nulla osta dalle autorità consolari del loro Paese. «Ma spesso l'uomo si rifiuta di piegarsi a questa richiesta, che potrebbe anche essere vissuto come un atto più formale che sostanziale. Non accetta di 'fingere' la sua conversione: è una questione di principio». E allora cosa succede? «Succede che i due decidono di 'ripiegare' sulla convivenza senza alcun legame giuridico, oppure si lasciano».
Ma c'è chi non si è arreso ed è ricorso alle vie legali perché gli venisse riconosciuto un diritto di libertà. Casi finiti nelle aule di un tribunale civile, e che hanno rappresentato una piccola-grande svolta in questa complessa problematica. È accaduto a Khalfallh Sallohua Bet Khemaies, tunisina, e a Luigi Del Marro che hanno presentato ricorso al Tribunale di Roma. È successo a T. H., marocchina, e all'italiano A. P. in quello di Viterbo. Entrambe le cause, istruite dall'avvocato Paolo Liberati, si sono concluse con una sentenza che ha ordinato all'ufficiale di stato civile di procedere alla pubblicazione del matrimonio anche in assenza del certificato di conversione all'islam del nubendo (vedere intervista in questa pagina). Il rifiuto di concedere il nulla osta al matrimonio da parte delle autorità consolari è stato dichiarato in contrasto con i principi di libertà religiosa e di uguaglianza affermati dalla Costituzione italiana. Ma per vedersi riconosciuti questi principi elementari, le donne musulmane sono costrette a pagarsi un avvocato. qui
Matrimoni misti, Sbai (PdL): “La Camera approva l’abolizione dell’obbligo della conversione del cittadino italiano che sposa donna proveniente da paesi musulmani"
Roma, 9 giugno 2010 - (Adnkronos/Aki) - "Per l'Italia e per gli stranieri oggi e' una giornata storica. Nessun cittadino italiano dovra' piu' convertirsi obbligatoriamente per poter sposare una donna proveniente dai paesi musulmani". E' questo il commento della parlamentare del Pdl Souad Sbai, che assieme al deputato Manlio Contento si e' fatta promotrice di un emendamento che modifica l'articolo 116 del Codice civile.
"Finalmente alla Camera dei Deputati le norme che regolano il matrimonio tra un cittadino italiano e una straniera sono state semplificate - spiega la Sbai - di modo che l'unione matrimoniale italiana non sia piu' piegata a leggi estere che spesso sono lesive del principio di uguaglianza tra uomo e donna costituzionalmente garantito, nonche' del principio della liberta' di matrimonio e di quella di confessione''.
La questione e' legata alle conversioni religiose dei cittadini italiani, spesso necessarie per sposare una donna straniera. ''Da oggi, in caso di rifiuto del nulla osta'' che deve concedere il Consolato di appartenenza della sposa, ''o decorsi i termini di 90 giorni, l'ufficiale di stato civile e' tenuto a verificare che le leggi del Paese di provenienza di un coniuge non entrino in contrasto con l'Ordine Pubblico Italiano, come previsto dal diritto internazionale privato secondo cui, in tal caso la legge straniera non puo' essere applicata'', ha chiarito la parlamentare.
Roma, 9 giugno 2010 - (Adnkronos/Aki) - "Per l'Italia e per gli stranieri oggi e' una giornata storica. Nessun cittadino italiano dovra' piu' convertirsi obbligatoriamente per poter sposare una donna proveniente dai paesi musulmani". E' questo il commento della parlamentare del Pdl Souad Sbai, che assieme al deputato Manlio Contento si e' fatta promotrice di un emendamento che modifica l'articolo 116 del Codice civile.
"Finalmente alla Camera dei Deputati le norme che regolano il matrimonio tra un cittadino italiano e una straniera sono state semplificate - spiega la Sbai - di modo che l'unione matrimoniale italiana non sia piu' piegata a leggi estere che spesso sono lesive del principio di uguaglianza tra uomo e donna costituzionalmente garantito, nonche' del principio della liberta' di matrimonio e di quella di confessione''.
La questione e' legata alle conversioni religiose dei cittadini italiani, spesso necessarie per sposare una donna straniera. ''Da oggi, in caso di rifiuto del nulla osta'' che deve concedere il Consolato di appartenenza della sposa, ''o decorsi i termini di 90 giorni, l'ufficiale di stato civile e' tenuto a verificare che le leggi del Paese di provenienza di un coniuge non entrino in contrasto con l'Ordine Pubblico Italiano, come previsto dal diritto internazionale privato secondo cui, in tal caso la legge straniera non puo' essere applicata'', ha chiarito la parlamentare.
Islam: consolato e Comune negano matrimonio misto
Lo sposo non e' musulmano e non intende convertirsi
(ANSA) - BOLZANO, 20 GIU - Finira' in tribunale a Bolzano la storia d'amore di un altoatesino, di 30 anni, e la sua fidanzata marocchina. I due si sono visti negare il nulla osta per il loro matrimonio prima dal consolato del Paese africano e poi anche dal Comune di Laives. L'ostacolo - scrive il quotidiano Alto Adige - e' il fatto che il futuro marito non e' musulmano e non intende convertirsi. Una norma in vigore in Marocco non permette infatti il matrimonio con una persona di fede diversa da quella musulmana.
Lo sposo non e' musulmano e non intende convertirsi
(ANSA) - BOLZANO, 20 GIU - Finira' in tribunale a Bolzano la storia d'amore di un altoatesino, di 30 anni, e la sua fidanzata marocchina. I due si sono visti negare il nulla osta per il loro matrimonio prima dal consolato del Paese africano e poi anche dal Comune di Laives. L'ostacolo - scrive il quotidiano Alto Adige - e' il fatto che il futuro marito non e' musulmano e non intende convertirsi. Una norma in vigore in Marocco non permette infatti il matrimonio con una persona di fede diversa da quella musulmana.
Bolzano, lui cristiano, lei musulmana: da Comune e consolato no alle nozze
I diplomatici marocchini negano l'autorizzazione alla giovane che vive a Laives: la coppia ora vuole giustizia dal tribunale
BOLZANO (20 giugno) - Un 30enne italiano e una 26enne nordafricana, in Italia dal 1998, si sono visti negare la possibilità di sposarsi e per coronare il loro sogno, si sono rivolti al giudice. I due ragazzi, che vivono a Laives, in provincia di Bolzano, da alcuni anni non hanno ottenuto il nulla osta dal consolato marocchino perché - per la legge del Paese africano - una donna non può sposare un uomo di fede diversa da quella musulmana. E ha dovuto negarlo anche il Comune di Laives, in ottemperanza all'articolo 116 del codice civile, che disciplina il matrimonio di uno straniero nel nostro Paese, per il quale un cittadino non italiano «che vuole contrarre matrimonio nello Stato deve presentare all'ufficiale di stato civile una dichiarazione dell'autorità competente del proprio Paese (in questo caso il consolato), dalla quale risulti che in base alle leggi a cui è sottoposto nulla osta al matrimonio».
L'ostacolo si puo superare, secondo le norme in vigore, se l'aspirante marito si converte e abbraccia la religione islamica, cosa che l'aspirante marito non intende fare. I due fidanzati, per coronare il loro sogno, si sono rivolti al giudice. Il Tribunale di Bolzano ha fissato la prima udienza per il primo ottobre 2010.
il messaggero.it
I diplomatici marocchini negano l'autorizzazione alla giovane che vive a Laives: la coppia ora vuole giustizia dal tribunale
BOLZANO (20 giugno) - Un 30enne italiano e una 26enne nordafricana, in Italia dal 1998, si sono visti negare la possibilità di sposarsi e per coronare il loro sogno, si sono rivolti al giudice. I due ragazzi, che vivono a Laives, in provincia di Bolzano, da alcuni anni non hanno ottenuto il nulla osta dal consolato marocchino perché - per la legge del Paese africano - una donna non può sposare un uomo di fede diversa da quella musulmana. E ha dovuto negarlo anche il Comune di Laives, in ottemperanza all'articolo 116 del codice civile, che disciplina il matrimonio di uno straniero nel nostro Paese, per il quale un cittadino non italiano «che vuole contrarre matrimonio nello Stato deve presentare all'ufficiale di stato civile una dichiarazione dell'autorità competente del proprio Paese (in questo caso il consolato), dalla quale risulti che in base alle leggi a cui è sottoposto nulla osta al matrimonio».
L'ostacolo si puo superare, secondo le norme in vigore, se l'aspirante marito si converte e abbraccia la religione islamica, cosa che l'aspirante marito non intende fare. I due fidanzati, per coronare il loro sogno, si sono rivolti al giudice. Il Tribunale di Bolzano ha fissato la prima udienza per il primo ottobre 2010.
il messaggero.it
ROMA (21 giugno) - «Se fossi la ragazza marocchina al quale è stato negato il nulla osta per sposarsi non mi darei pace e cercherei in ogni modo di superare l'ostacolo della conversione forzata del mio futuro marito. E un sistema c'è». Sono queste le parole con cui la deputata del Pdl, Souad Sbai, ha commentato la notizia della coppia di Laives, in provincia di Bolzano, che si è vista negare la possibilità di sposarsi. I due ragazzi, lei marocchina lui italiano, non hanno ottenuto il nulla osta dal consolato marocchino perché, per la legge del Paese africano, una donna non può sposare un uomo di fede diversa da quella musulmana.
«Io consiglierei a questa come a qualsiasi altra ragazza maghrebina - ha detto Sbai - in attesa dell'approvazione della mia proposta di legge che risolve proprio questo problema, di prendere un certificato di stato libero dal paese di provenienza, di tradurlo presso l'ambasciata italiana e di autentificarlo presso un tribunale italiano. Una volta presentato questo documento, che attesta lo stato libero della giovane, nessun comune italiano potrà pretendere il nulla osta del consolato di appartenenza della donna straniera».
Per evitare altri casi del genere, la parlamentare del Pdl ha annunciato un'interpellanza in cui chiederà «al ministro dell'Interno, Roberto Maroni, di emanare una circolare che spieghi agli ufficiali di stato civile dei comuni l'esistenza di questo problema che discrimina solo le donne musulmane ed in particolare maghrebine. È scandaloso che un comune in Italia impedisca ad una donna marocchina di sposare un uomo cattolico».
«Purtroppo la mia proposta di legge che consente in questi casi di contrarre matrimonio anche senza il nulla osta del consolato di competenza ancora non è passata al Senato - ha ricordato la Sbai - ma io ho lavorato su questo tema proprio perché sono anni che mi vengono presentati casi di questo genere dalle tante donne marocchine, algerine e tunisine che sono iscritte alla mia associazione (Acmid - Donna)».
Secondo la deputata, originaria di Casablanca, «Resta il fatto che non è accettabile applicare in Italia un principio che è discriminatorio per la donna e va contro la nostra Costituzione». La Sbai contesta il principio, applicato da molti consolati di paesi arabi e islamici, secondo il quale la donna può sposare solo un uomo musulmano e non il contrario.
«È inaccettabile che questa situazione si riproponga anche in Italia dove vige la parità uomo donna - ha concluso - in questo modo si vuole costringere degli uomini a convertirsi forzatamente all'Islam e io sono contro le conversioni forzate per qualsiasi religione. La conversione ad un'altra religione è un atto di fede che viene dopo un percorso ben preciso e deve essere sincero e convinto».
http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=107513&sez=HOME_INITALIA
«Io consiglierei a questa come a qualsiasi altra ragazza maghrebina - ha detto Sbai - in attesa dell'approvazione della mia proposta di legge che risolve proprio questo problema, di prendere un certificato di stato libero dal paese di provenienza, di tradurlo presso l'ambasciata italiana e di autentificarlo presso un tribunale italiano. Una volta presentato questo documento, che attesta lo stato libero della giovane, nessun comune italiano potrà pretendere il nulla osta del consolato di appartenenza della donna straniera».
Per evitare altri casi del genere, la parlamentare del Pdl ha annunciato un'interpellanza in cui chiederà «al ministro dell'Interno, Roberto Maroni, di emanare una circolare che spieghi agli ufficiali di stato civile dei comuni l'esistenza di questo problema che discrimina solo le donne musulmane ed in particolare maghrebine. È scandaloso che un comune in Italia impedisca ad una donna marocchina di sposare un uomo cattolico».
«Purtroppo la mia proposta di legge che consente in questi casi di contrarre matrimonio anche senza il nulla osta del consolato di competenza ancora non è passata al Senato - ha ricordato la Sbai - ma io ho lavorato su questo tema proprio perché sono anni che mi vengono presentati casi di questo genere dalle tante donne marocchine, algerine e tunisine che sono iscritte alla mia associazione (Acmid - Donna)».
Secondo la deputata, originaria di Casablanca, «Resta il fatto che non è accettabile applicare in Italia un principio che è discriminatorio per la donna e va contro la nostra Costituzione». La Sbai contesta il principio, applicato da molti consolati di paesi arabi e islamici, secondo il quale la donna può sposare solo un uomo musulmano e non il contrario.
«È inaccettabile che questa situazione si riproponga anche in Italia dove vige la parità uomo donna - ha concluso - in questo modo si vuole costringere degli uomini a convertirsi forzatamente all'Islam e io sono contro le conversioni forzate per qualsiasi religione. La conversione ad un'altra religione è un atto di fede che viene dopo un percorso ben preciso e deve essere sincero e convinto».
http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=107513&sez=HOME_INITALIA
Bolzano, 22 giu. - (Adnkronos) - Cresce l'attenzione per il caso della 26enne marocchina cui il Consolato del paese di provenienza ha negato il nulla osta a sposare il 30enne di Laives, in provincia di Bolzano, dove entrambi risiedono e vivono. L'avv. Nicola Degaudenz di Trento, che ha assunto la difesa dei due aspiranti sposi chiarisce i termini della vicenda: ''Lo Stato marocchino considera impedimento al matrimonio della donna il fatto che l'aspirante sposo non sia musulmano. Ma non motiva il diniego del nulla osta - per lo meno - non lo motiva per scritto; e questo costiutisce una ulteriore difficolta'. Mancando il nulla osta espressamente previsto e richiesto dall'art. 116 del Codice civile, il Comune di Laives non poteva fare altro che negare la celebrazione del rito''.
L'assenza di motivazione, infatti, potrebbe teoricamente far ritenere che il rifiuto al rilascio del nulla osta dipenda da una qualsiasi altra ragione, come ad esempio un precedente vincolo matrimoniale tuttora in essere. L'avv. Degaudenz, che precisa di non poter rivelare i nomi dei due nubendi, in quanto non autorizzato, intende fondare il suo ricorso su ''motivi di ordine pubblico, motivati dalla violazione del diritto di uguaglianza''. E' la motivazione che gli ha consentito di vincere analogo giudizio per un matrimonio negato tra un 30enne cittadino di Cles, nel Trentino, e una coetanea tunisina, residente nello stesso comune. Non sarebbe percorribile, invece, la via dell'aggiramento dell'ostacolo attraverso la richiesta e la concessione della cittadinanza italiana all'aspirante sposa; secondo l'avv. Degaudenz, ''richiederebbe troppo tempo; se tutto andasse bene, almeno 18 mesi''.
L'assenza di motivazione, infatti, potrebbe teoricamente far ritenere che il rifiuto al rilascio del nulla osta dipenda da una qualsiasi altra ragione, come ad esempio un precedente vincolo matrimoniale tuttora in essere. L'avv. Degaudenz, che precisa di non poter rivelare i nomi dei due nubendi, in quanto non autorizzato, intende fondare il suo ricorso su ''motivi di ordine pubblico, motivati dalla violazione del diritto di uguaglianza''. E' la motivazione che gli ha consentito di vincere analogo giudizio per un matrimonio negato tra un 30enne cittadino di Cles, nel Trentino, e una coetanea tunisina, residente nello stesso comune. Non sarebbe percorribile, invece, la via dell'aggiramento dell'ostacolo attraverso la richiesta e la concessione della cittadinanza italiana all'aspirante sposa; secondo l'avv. Degaudenz, ''richiederebbe troppo tempo; se tutto andasse bene, almeno 18 mesi''.
Dalla Cassazione arriva uno stop ai ricongiungimenti familiari facili. Infatti, l`extracomunitario sposato con un italiano, che non abbia ancora ottenuto la Carta di soggiorno (secondo le nuove norme) deve effettivamente convivere con il coniuge per ottenere il permesso di soggiorno regolato dalla Bossi-Fini. Lo ha affermato la Corte di cassazione nella sentenza 17346/10, respingendo il ricorso di un cittadino marocchino sposato con un`italiana contro la decisione con cui il Tribunale di Ravenna aveva confermato il diniego della questura alla sua richiesta di permesso di soggiorno per «coesione» familiare. L`immigrato ha fatto ricorso alla Suprema Corte dicendo che con il d.lgs. 30/2007, il fatto non è più un requisito indispensabile ai fini del rilascio della Carta di soggiorno. La Cassazione, invece, gli ha dato torto, perchè il diritto all`ingresso, alla circolazione ed al soggiorno per i familiari dei cittadini comunitari deroga alla disciplina solo quando l`extracomunitario familiare del cittadino ha titoli che lo abilitano al soggiorno in Italia come in tutti i Paesi dell`Unione europea. L'extracomunitario coniugato con un italiano, trascorsi i primi tre mesi di soggiorno deve quindi richiedere la Carta di soggiorno.
lastampa
27/07/2010
lastampa
27/07/2010
Lei musulmana, lui cristiano: ora possono sposarsi
Via libera alle nozze anche senza il nulla osta del Marocco
(ANSA) - BOLZANO, 13 NOV - Lei musulmana, lui cristiano: potranno sposarsi grazie al giudice. Ai due giovani, il comune di Laives negava la celebrazione del matrimonio in mancanza del nulla osta del consolato del Marocco, Paese d'origine della ragazza, che lo rifiutava per una legge che impedisce alle donne di sposare un non musulmano se questi non si converte all'Islam.
Ora, il tribunale civile di Bolzano ha autorizzato l'amministrazione municipale e procedere alle pubblicazioni anche in assenza del nulla osta.
Via libera alle nozze anche senza il nulla osta del Marocco
(ANSA) - BOLZANO, 13 NOV - Lei musulmana, lui cristiano: potranno sposarsi grazie al giudice. Ai due giovani, il comune di Laives negava la celebrazione del matrimonio in mancanza del nulla osta del consolato del Marocco, Paese d'origine della ragazza, che lo rifiutava per una legge che impedisce alle donne di sposare un non musulmano se questi non si converte all'Islam.
Ora, il tribunale civile di Bolzano ha autorizzato l'amministrazione municipale e procedere alle pubblicazioni anche in assenza del nulla osta.
Genova, 4 dic. - (Adnkronos) - ''E' stata applicata la legge''. Cosi' il sindaco di Albenga, Rosy Guarnieri (Lega Nord), commenta con l'ADNKRONOS il caso del matrimonio celebrato in chiesa tra una trentanovenne cittadina di Albenga e un ventottenne marocchino non in regola con il permesso di soggiorno.
''L'uomo - spiega il sindaco - lavorava in Italia con un regolare permesso di soggiorno. Quando i due hanno deciso di sposarsi lui non era in possesso del rinnovo del permesso, non so per quale motivo. Quindi l'ufficiale di stato civile non ha accettato la trascrizione della richiesta di matrimonio. Un provvedimento introdotto di recente dal ministro Maroni prevede infatti che per la pratica matrimoniale entrambi gli aspiranti coniugi siano in regola con le norme sulla cittadinanza e sul soggiorno in Italia".
"I due - continua il Sindaco - si sono rivolti alla Chiesa, che non richiede questo adempimento. Hanno seguito l'iter richiesto, corso prematrimoniale e altre pratiche, e sono stati sposati. E' avvenuto nei primi giorni di aprile, poco dopo il mio insediamento. Il matrimonio, naturalmente, in base alla legge, e' valido anche per lo Stato italiano. A questo punto l'ufficiale di stato civile ha registrato l'atto". "Se e' un modo per aggirare la legge Bossi-Fini non lo so - dice ancora il sindaco - non conosco la coppia''.
Chi conosce i due sposi e' don Berto Musso, arciprete della cattedrale, che ha celebrato il matrimonio. ''In queste cose - spiega - andiamo con i piedi di piombo. Personalmente e' il primo matrimonio del genere che ho celebrato, in passato abbiamo avuto altre richieste di questo tipo e non le abbiamo accettate''.
''Quando i due - riferisce il sindaco- ci hanno chiesto il matrimonio in chiesa, subito abbiamo risposto di no. Poi sono tornati una seconda e una terza volta, li abbiamo conosciuti e abbiamo capito che non si trattava di un espediente per ottenere la cittadinanza italiana e si e' deciso di celebrare il matrimonio. Sono due brave persone, spero che lui trovi presto un lavoro''.
''L'uomo - spiega il sindaco - lavorava in Italia con un regolare permesso di soggiorno. Quando i due hanno deciso di sposarsi lui non era in possesso del rinnovo del permesso, non so per quale motivo. Quindi l'ufficiale di stato civile non ha accettato la trascrizione della richiesta di matrimonio. Un provvedimento introdotto di recente dal ministro Maroni prevede infatti che per la pratica matrimoniale entrambi gli aspiranti coniugi siano in regola con le norme sulla cittadinanza e sul soggiorno in Italia".
"I due - continua il Sindaco - si sono rivolti alla Chiesa, che non richiede questo adempimento. Hanno seguito l'iter richiesto, corso prematrimoniale e altre pratiche, e sono stati sposati. E' avvenuto nei primi giorni di aprile, poco dopo il mio insediamento. Il matrimonio, naturalmente, in base alla legge, e' valido anche per lo Stato italiano. A questo punto l'ufficiale di stato civile ha registrato l'atto". "Se e' un modo per aggirare la legge Bossi-Fini non lo so - dice ancora il sindaco - non conosco la coppia''.
Chi conosce i due sposi e' don Berto Musso, arciprete della cattedrale, che ha celebrato il matrimonio. ''In queste cose - spiega - andiamo con i piedi di piombo. Personalmente e' il primo matrimonio del genere che ho celebrato, in passato abbiamo avuto altre richieste di questo tipo e non le abbiamo accettate''.
''Quando i due - riferisce il sindaco- ci hanno chiesto il matrimonio in chiesa, subito abbiamo risposto di no. Poi sono tornati una seconda e una terza volta, li abbiamo conosciuti e abbiamo capito che non si trattava di un espediente per ottenere la cittadinanza italiana e si e' deciso di celebrare il matrimonio. Sono due brave persone, spero che lui trovi presto un lavoro''.
Sposa marocchina e italiana ma non è bigamia
Un marocchino ha sposato una donna italiana e poi un anno dopo anche una connazionale in Marocco di
vent'anni più giovane di lui, prima ancora di ottenere il divorzio dalla prima moglie. Accusato a Milano del reato di bigamia, l'uomo è stato però prosciolto oggi perché ha contratto il matrimonio nel paese africano quando non aveva ancora ottenuto la cittadinanza italiana e in più ha trascritto il matrimonio marocchino in Italia solo quando aveva già ottenuto il divorzio dalla moglie italiana. La sentenza di proscioglimento è stata emessa dal gup di Milano Chiara Valori che non ha accolto la richiesta di processo formulata dal pm Isidoro Palma. Per il giudice, infatti, una delle ragioni per cui non è possibile in questo caso configurare il reato di bigamia sta nel fatto che l'uomo, che ha messo in piedi, con più o meno consapevolezza, un 'piano perfetto', ha trascritto il matrimonio marocchino in Italia, dandogli quindi efficacia per la legge italiana, solo quando aveva già ottenuto il divorzio. Il marocchino, di 52 anni, operaio, nel 2003 si era sposato in Italia con un'italiana più vecchia di lui, che ora ha 57 anni. Nel 2006, grazie a questo matrimonio, ha ottenuto la cittadinanza italiana, ma intanto nel 2004 aveva già iniziato le pratiche di separazione ed era poi andato in Marocco per sposarsi con una connazionale di 32 anni. Nel 2008 ha divorziato definitivamente dall'italiana e nel 2009 ha fatto trascrivere in Italia il matrimonio con la marocchina.
http://www.radiolombardia.it/rl/news.do?id=35513
Un marocchino ha sposato una donna italiana e poi un anno dopo anche una connazionale in Marocco di
vent'anni più giovane di lui, prima ancora di ottenere il divorzio dalla prima moglie. Accusato a Milano del reato di bigamia, l'uomo è stato però prosciolto oggi perché ha contratto il matrimonio nel paese africano quando non aveva ancora ottenuto la cittadinanza italiana e in più ha trascritto il matrimonio marocchino in Italia solo quando aveva già ottenuto il divorzio dalla moglie italiana. La sentenza di proscioglimento è stata emessa dal gup di Milano Chiara Valori che non ha accolto la richiesta di processo formulata dal pm Isidoro Palma. Per il giudice, infatti, una delle ragioni per cui non è possibile in questo caso configurare il reato di bigamia sta nel fatto che l'uomo, che ha messo in piedi, con più o meno consapevolezza, un 'piano perfetto', ha trascritto il matrimonio marocchino in Italia, dandogli quindi efficacia per la legge italiana, solo quando aveva già ottenuto il divorzio. Il marocchino, di 52 anni, operaio, nel 2003 si era sposato in Italia con un'italiana più vecchia di lui, che ora ha 57 anni. Nel 2006, grazie a questo matrimonio, ha ottenuto la cittadinanza italiana, ma intanto nel 2004 aveva già iniziato le pratiche di separazione ed era poi andato in Marocco per sposarsi con una connazionale di 32 anni. Nel 2008 ha divorziato definitivamente dall'italiana e nel 2009 ha fatto trascrivere in Italia il matrimonio con la marocchina.
http://www.radiolombardia.it/rl/news.do?id=35513
Vuole sposarsi, deve convertirsi all’Islam
Vicenza, la fidanzata è marocchina. «Il consolato non concede il nulla osta al matrimonio civile se resto cattolico»
Problemi per un matrimonio misto a Vicenza
VICENZA — Convertirsi all’islam per potersi sposare, con rito civile, in Italia. E’ una vicenda che ha del paradossale quella che sta vivendo Andrea Gazzabin, 38 anni di Vicenza, a cui è stato richiesto di convertirsi alla religione islamica per poter diventare coniuge della sua fidanzata, musulmana marocchina. Un cavillo burocratico fatto di leggi italiane e, soprattutto, di conflitti religiosi. Lui, cuoco di professione, nel 2009 apre un ristorante a Tarifa, una città nella punta meridionale della Spagna dove, qualche tempo prima, aveva conosciuto la giovane marocchina. Passa poco più di un anno e i due, insieme, decidono di tornare in Italia per celebrare il loro matrimonio prima di partire nuovamente per l’estero. «Io lavoro in giro per il mondo - spiega Andrea - ho già alcune proposte in Norvegia e in Indonesia ma sono tornato per fare tutto qui, nel mio Paese, con calma».
Fatto sta che, per pubblicare il rito civile del matrimonio, l’articolo 116 del codice civile italiano prevede il nulla osta dello Stato di origine dei due richiedenti. Una misura cautelativa, per evitare di celebrare il matrimonio a una persona che potrebbe risultare già coniuge in patria. Ed è proprio qui che per i due, trasferitisi a Vicenza, nascono i problemi: «A fine gennaio siamo andati al Consolato del Marocco per chiedere il nulla osta - racconta il vicentino - e ci hanno risposto che avrei dovuto presentare un documento di conversione alla religione islamica, ottenuto dopo un corso di alcuni mesi in un centro culturale islamico, perché io sono cattolico». Una questione non da poco perché nemmeno il rito religioso, per la fidanzata musulmana, è un’opzione praticabile: «Non ci penso nemmeno a convertirmi, e non voglio costringere nemmeno lei - dichiara lui -mi sembra assurdo che non si possa fare ». La notizia è rimbalzata sul blog del senatore Francesco Storace, segretario del partito La Destra, che bolla la vicenda come «una storia incredibile, vergognoso». I due, di fatto, sono bloccati da un inghippo burocratico che, secondo l’avvocato del vicentino, potrebbe essere risolto dal tribunale di Vicenza. «L’ultimo caso analogo è quello di Tivoli del 2009», sostiene il legale del 38enne, l’avvocato Federico Callegaro, che snocciola i dati di alcuni casi avvenuti in tutta Italia in cui il giudice del tribunale ha disposto la pubblicazione del rito di matrimonio civile in assenza del nullaosta di uno dei richiedenti. «Ed è proprio quello che potremmo fare - aggiunge Callegaro - dopo aver raccolto alcune dichiarazioni di rifiuto da parte del consolato del Marocco». Il giudice del foro di Vicenza potrebbe dunque stabilire l’ammissibilità della richiesta di matrimonio anche in assenza del documento del consolato marocchino, convalidando la pubblicazione del rito civile per i due. «Ma ci vuole quasi un anno - commenta Andrea - e io quel tempo non ce l’ho».
http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2011/1-marzo-2011/vuole-sposarsi-deve-convertirsi-all-islam-chiedo-giustizia-190126598719.shtml
Vicenza, la fidanzata è marocchina. «Il consolato non concede il nulla osta al matrimonio civile se resto cattolico»
Problemi per un matrimonio misto a Vicenza
VICENZA — Convertirsi all’islam per potersi sposare, con rito civile, in Italia. E’ una vicenda che ha del paradossale quella che sta vivendo Andrea Gazzabin, 38 anni di Vicenza, a cui è stato richiesto di convertirsi alla religione islamica per poter diventare coniuge della sua fidanzata, musulmana marocchina. Un cavillo burocratico fatto di leggi italiane e, soprattutto, di conflitti religiosi. Lui, cuoco di professione, nel 2009 apre un ristorante a Tarifa, una città nella punta meridionale della Spagna dove, qualche tempo prima, aveva conosciuto la giovane marocchina. Passa poco più di un anno e i due, insieme, decidono di tornare in Italia per celebrare il loro matrimonio prima di partire nuovamente per l’estero. «Io lavoro in giro per il mondo - spiega Andrea - ho già alcune proposte in Norvegia e in Indonesia ma sono tornato per fare tutto qui, nel mio Paese, con calma».
Fatto sta che, per pubblicare il rito civile del matrimonio, l’articolo 116 del codice civile italiano prevede il nulla osta dello Stato di origine dei due richiedenti. Una misura cautelativa, per evitare di celebrare il matrimonio a una persona che potrebbe risultare già coniuge in patria. Ed è proprio qui che per i due, trasferitisi a Vicenza, nascono i problemi: «A fine gennaio siamo andati al Consolato del Marocco per chiedere il nulla osta - racconta il vicentino - e ci hanno risposto che avrei dovuto presentare un documento di conversione alla religione islamica, ottenuto dopo un corso di alcuni mesi in un centro culturale islamico, perché io sono cattolico». Una questione non da poco perché nemmeno il rito religioso, per la fidanzata musulmana, è un’opzione praticabile: «Non ci penso nemmeno a convertirmi, e non voglio costringere nemmeno lei - dichiara lui -mi sembra assurdo che non si possa fare ». La notizia è rimbalzata sul blog del senatore Francesco Storace, segretario del partito La Destra, che bolla la vicenda come «una storia incredibile, vergognoso». I due, di fatto, sono bloccati da un inghippo burocratico che, secondo l’avvocato del vicentino, potrebbe essere risolto dal tribunale di Vicenza. «L’ultimo caso analogo è quello di Tivoli del 2009», sostiene il legale del 38enne, l’avvocato Federico Callegaro, che snocciola i dati di alcuni casi avvenuti in tutta Italia in cui il giudice del tribunale ha disposto la pubblicazione del rito di matrimonio civile in assenza del nullaosta di uno dei richiedenti. «Ed è proprio quello che potremmo fare - aggiunge Callegaro - dopo aver raccolto alcune dichiarazioni di rifiuto da parte del consolato del Marocco». Il giudice del foro di Vicenza potrebbe dunque stabilire l’ammissibilità della richiesta di matrimonio anche in assenza del documento del consolato marocchino, convalidando la pubblicazione del rito civile per i due. «Ma ci vuole quasi un anno - commenta Andrea - e io quel tempo non ce l’ho».
http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2011/1-marzo-2011/vuole-sposarsi-deve-convertirsi-all-islam-chiedo-giustizia-190126598719.shtml
Nozze impossibili, lieto fine a S. Francisco
LA STORIA. Andrea Gazzabin di Vicenza e Iman originaria del Marocco non avevano potuto sposarsi nel nostro Paese perché il giovane non era convertito all'Islam. Il matrimonio è stato celebrato da una giudice Usa nel giardino degli zii a Los Altos, nessuna formalità. «Si parla di modernità, ma in Italia tanta ipocrisia»
Vicenza. Lieto fine con le bolle di sapone, la torta nuziale, i battimani e tanta felicità. L'amore che doveva sfociare in un matrimonio civile in Sala Stucchi a Vicenza è finito per celebrarsi in California, vicino a San Francisco, culla dei diritti universali, nel giardino fiorito degli zii americani nella Silicon Valley.
Un matrimonio voluto a tutti i costi, contro quella che i due fidanzati Andrea Gazzabin, 39 anni di Vicenza e Iman, 28 anni, originaria del Marocco e residente in Spagna, hanno vissuto fin dall'inizio come «un'ingiustizia». Tutta contenuta nell'articolo 116 del codice civile italiano che, nel caso di matrimonio di un cittadino con uno straniero, prevede la richiesta del nulla osta da parte del Paese d'origine. Peccato che le autorità islamiche rispondano con una sorta di ricatto: il nulla osta viene rilasciato purché il fidanzato italiano abbracci la fede musulmana. Altrimenti picche.
Quando i due giovani hanno capito questa manfrina era febbraio ed hanno fatto di tutto per trovare una via d'uscita alla "shahadea", cioè alla conversione all'Islam di Andrea, bussato tante porte, interpellato avvocati, sollevato l'indignazione di politici ed esperti. Tutti hanno gridato all'ingiustizia. Tante promesse d'interessamento, per trovarsi davanti l'amara realtà di un complesso iter burocratico per evitare la conversione, sulla quale peraltro non avevano la certezza dei tempi. Oltre ad affrontare una serie di spese legali, tremila euro l'ultima richiesta.
Alla fine si sono arrangiati e il fatidico «sì», anzi «yes» è stato pronunciato in California, a San Francisco, nel giardino della zia Lalla Taglietti sposata all'ingegnere elettronico Jack Podel, che per anni ha lavorato con Federico Faggin nella Silicon Valley.
Una volta arrivati a Los Altos si sono presentati in Municipio per chiedere informazioni sulla celebrazione del matrimonio. Gli unici documenti richiesti sono stati i passaporti e una dichiarazione che non avevano contratto precedenti matrimoni, nessuna domanda sulla religione. Li avrebbero sposati subito e senza tante formalità per 75 dollari, ma i due giovani hanno chiesto il rito a domicilio, per poter festeggiare insieme ai loro cari americani. E così è stato con l'aggiunta di 150 dollari per il servizio a domicilio, più altri 26 dollari per il certificato originale. Il giudice in pensione Rita Randolph, tunica bianca e stola rosa, ha celebrato il matrimonio in giardino. Una festa semplice, 18 persone in tutto, è arrivata l'altra zia Gigliola Taglietti dell'Iowa, pure originaria di Vicenza e anche zio Mohamed da Washington e pure una vicina ebrea che ha aiutato con i preparativi. «Cattolici, ebrei, musulmani: tre religioni monoteiste in un giardino - dicono i due novelli sposi - a testimoniare il fatto che la convivenza è possibile».
I coniugi sono appena tornati a Vicenza, l'altro ieri sono andati in Comune a ritirare il certificato inviato dal Consolato di San Francisco che attesta il loro matrimonio. Ce l'hanno in mano, carta canta.
Cosa rimane di questa storia? Parla Andrea: «L'importante è avere raggiunto il nostro obiettivo, ma spiace aver perso un sacco di tempo e dà fastidio aver trovato così tanta ipocrisia». Parla Iman: «Si parla tanto di modernizzazione e poi alla fine mancano le cose basilari come l'integrazione, visto che Andrea avrebbe dovuto convertirsi per sposarmi». Come cresceranno eventuali figli? «Nel rispetto - dicono all'unisono - spiegheremo entrambe le religioni e sceglieranno quando vorranno».
Il futuro? «Non a Vicenza, non in Italia, ma in un Paese dove non bisogna essere costretti a scendere a compromessi».
http://www.ilgiornaledivicenza.it/stories/Home/253332_nozze_impossibili_lieto_fine_a_s_francisco/
LA STORIA. Andrea Gazzabin di Vicenza e Iman originaria del Marocco non avevano potuto sposarsi nel nostro Paese perché il giovane non era convertito all'Islam. Il matrimonio è stato celebrato da una giudice Usa nel giardino degli zii a Los Altos, nessuna formalità. «Si parla di modernità, ma in Italia tanta ipocrisia»
Vicenza. Lieto fine con le bolle di sapone, la torta nuziale, i battimani e tanta felicità. L'amore che doveva sfociare in un matrimonio civile in Sala Stucchi a Vicenza è finito per celebrarsi in California, vicino a San Francisco, culla dei diritti universali, nel giardino fiorito degli zii americani nella Silicon Valley.
Un matrimonio voluto a tutti i costi, contro quella che i due fidanzati Andrea Gazzabin, 39 anni di Vicenza e Iman, 28 anni, originaria del Marocco e residente in Spagna, hanno vissuto fin dall'inizio come «un'ingiustizia». Tutta contenuta nell'articolo 116 del codice civile italiano che, nel caso di matrimonio di un cittadino con uno straniero, prevede la richiesta del nulla osta da parte del Paese d'origine. Peccato che le autorità islamiche rispondano con una sorta di ricatto: il nulla osta viene rilasciato purché il fidanzato italiano abbracci la fede musulmana. Altrimenti picche.
Quando i due giovani hanno capito questa manfrina era febbraio ed hanno fatto di tutto per trovare una via d'uscita alla "shahadea", cioè alla conversione all'Islam di Andrea, bussato tante porte, interpellato avvocati, sollevato l'indignazione di politici ed esperti. Tutti hanno gridato all'ingiustizia. Tante promesse d'interessamento, per trovarsi davanti l'amara realtà di un complesso iter burocratico per evitare la conversione, sulla quale peraltro non avevano la certezza dei tempi. Oltre ad affrontare una serie di spese legali, tremila euro l'ultima richiesta.
Alla fine si sono arrangiati e il fatidico «sì», anzi «yes» è stato pronunciato in California, a San Francisco, nel giardino della zia Lalla Taglietti sposata all'ingegnere elettronico Jack Podel, che per anni ha lavorato con Federico Faggin nella Silicon Valley.
Una volta arrivati a Los Altos si sono presentati in Municipio per chiedere informazioni sulla celebrazione del matrimonio. Gli unici documenti richiesti sono stati i passaporti e una dichiarazione che non avevano contratto precedenti matrimoni, nessuna domanda sulla religione. Li avrebbero sposati subito e senza tante formalità per 75 dollari, ma i due giovani hanno chiesto il rito a domicilio, per poter festeggiare insieme ai loro cari americani. E così è stato con l'aggiunta di 150 dollari per il servizio a domicilio, più altri 26 dollari per il certificato originale. Il giudice in pensione Rita Randolph, tunica bianca e stola rosa, ha celebrato il matrimonio in giardino. Una festa semplice, 18 persone in tutto, è arrivata l'altra zia Gigliola Taglietti dell'Iowa, pure originaria di Vicenza e anche zio Mohamed da Washington e pure una vicina ebrea che ha aiutato con i preparativi. «Cattolici, ebrei, musulmani: tre religioni monoteiste in un giardino - dicono i due novelli sposi - a testimoniare il fatto che la convivenza è possibile».
I coniugi sono appena tornati a Vicenza, l'altro ieri sono andati in Comune a ritirare il certificato inviato dal Consolato di San Francisco che attesta il loro matrimonio. Ce l'hanno in mano, carta canta.
Cosa rimane di questa storia? Parla Andrea: «L'importante è avere raggiunto il nostro obiettivo, ma spiace aver perso un sacco di tempo e dà fastidio aver trovato così tanta ipocrisia». Parla Iman: «Si parla tanto di modernizzazione e poi alla fine mancano le cose basilari come l'integrazione, visto che Andrea avrebbe dovuto convertirsi per sposarmi». Come cresceranno eventuali figli? «Nel rispetto - dicono all'unisono - spiegheremo entrambe le religioni e sceglieranno quando vorranno».
Il futuro? «Non a Vicenza, non in Italia, ma in un Paese dove non bisogna essere costretti a scendere a compromessi».
http://www.ilgiornaledivicenza.it/stories/Home/253332_nozze_impossibili_lieto_fine_a_s_francisco/
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