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L'altra faccia del Mediterraneo

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170310

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L'altra faccia del Mediterraneo




Mentre a nord si annaspa nella crisi, i paesi della sponda meridionale danno prova di grande dinamismo, scrive El País.
Assorbiti come siamo da uno sterile dibattito interno, rischiamo di non vedere quello che succede a pochi chilometri di mare da casa nostra. In questi tempi di crisi il dinamismo economico non manca, almeno non ai nostri vicini. Nel 2009, mentre la Spagna affondava nel pantano, il Marocco ha raggiunto un tasso di crescita del 5 per cento, mantenendo il deficit di bilancio appena al 2 per cento e l’inflazione all’1 per cento. Risultati del genere sono stati favoriti senza dubbio dalla buona annata agricola, ma non solo: gli investimenti pubblici sono aumentati e l’emergente ceto medio è stato in grado di trainare i consumi.

L’economia chiusa del paese ha fatto il resto, rimanendo immune ai virus di Wall Street. Il ministro dell’economia e delle finanze del Marocco, Salaheddine Mezouar, ha sintetizzato con una battuta: “La crisi non è passata di qui”. Il Marocco non è stato il solo a cavarsela egregiamente. Secondo l’economista Fahallah Sijilmassi tutti paesi della riva meridionale del Mediterraneo “hanno reagito bene alla crisi internazionale”, raggiungendo una crescita del Pil comparabile a quella marocchina e registrando una sensibile aumento dei consumi. Siamo di fronte ad un sovvertimento dell’ordine tradizionale secondo cui il nord cresce costantemente mentre il sud si impoverisce.

La tendenza si inverte
Fino a oggi i paesi del sud hanno subito le conseguenze del coincidere di un’economia stagnante e di una crescita demografica costante: la stessa torta da dividere con sempre più persone. Il rapporto tra il reddito pro capite in Marocco e in Spagna, per esempio, era di 1 a 4 nel 1970 ed è cresciuto fino a raggiungere nel 2009 il record di 1 a 14 (1 a 7 se si considera il reddito pro capite riformulato a parità di potere d’acquisto). Durante gli anni novanta, poi, l’Europa ha conosciuto un periodo di grande sviluppo, dovuto alla frenata demografica e al conseguente aumento del Pil pro capite. Risultato: il solco tra nord e sud ha continuato ad allargarsi favorendo l’emigrazione massiccia.

Oggi, finalmente, sembra che l’asimmetria economica tra le due sponde del mediterraneo sia prossima alla fine. Improvvisamente ci accorgiamo che i paesi emergenti non sono solo Brasile, Cina e India. Anche i nostri vicini mediterranei bistrattati e dimenticati, soprattutto i due estremi geografici Marocco e Turchia, sono in grande crescita, anche se in scala ridotta. Anziché continuare ad essere eterna fonte di problemi, i paesi del sud del Mediterraneo stanno diventando rapidamente un’attrattiva commerciale, offrendo opportunità d’investimento senza precedenti.

Due passi verso l’integrazione
Due avvenimenti recenti, scarsamente coperti dai media, hanno contribuito a creare le basi di una piattaforma politica adeguata al nuovo scenario economico. Il primo è il summit tra Marocco e Ue che si è svolto a Granada il 6 e 7 Marzo. Dopo un richiamo alla democratizzazione del Marocco, i partecipanti al vertice si sono concentrati sulle prospettive di integrazione del regno alawita nel Sistema economico europeo, cavalcando la Politica europea di vicinato, il cui motto è “condividiamo tutto, tranne le istituzioni”. L’obiettivo a breve termine dei leader della Ue è l’avvicinamento della legislazione marocchina a quella comunitaria. L’aspirazione finale è il libero scambio. Bruxelles si è impegnata in cambio a promuovere lo sviluppo del Marocco, contribuendo per esempio alla modernizzazione delle infrastrutture e della rete dei trasporti del paese.

Il secondo evento rilevante è l’inaugurazione il 4 marzo scorso della sede dell’Unione per il Mediterraneo (Upm) a Barcellona, che si è conclusi con l’elezione a segretario del giordano Ahmad Masadeh. Il programma economico presentato è concreto e diretto, strutturato in sei punti chiave: lott all’inquinamento, autostrade, energie alternative, rete universitaria e sviluppo delle imprese. Popoli che fino a ieri si insultavano oggi siedono allo stesso tavolo per contribuire allo sviluppo reciproco. Un miracolo, insomma. (Con Presseurop.eu)
http://www.internazionale.it/home/?p=19375

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