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Marocco: Mohammed V, il coraggio della scelta negli anni della Shoah
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260112
Marocco: Mohammed V, il coraggio della scelta negli anni della Shoah
Il prossimo 26 febbraio si ricorderà il 51° anniversario della scomparsa di S. M Mohammed V, nato a Fez nel 1909 e Sultano del Marocco dal 1927 al 1953, in esilio tra il 1953 e il 1955, fu ancora riconosciuto Sultano al suo rientro in patria e Re del Marocco dal 1957 al 1961. Era figlio del Sultano Yusuf alla cui morte egli ascese al trono. Era membro della dinastia alawita. Questo anniversario potrebbe permettere di approfondire, in modo più dettagliato la figura di questo Sovrano, e far conoscere , anche al grande pubblico, il suo atteggiamento negli anni difficili del secondo conflitto mondiale.
All’epoca della Shoah, il Marocco si trovava a vivere una situazione politica assai particolare, anche in rapporto alle altre Nazione del Africa Settentrionale. Infatti, solo dal marzo del 1912 , con il trattato di Fez il Sultanato del Marocco diveniva una colonia francese mentre , un’altra potenza europea, la Spagna conservava il controllo diretto su altre parti del Paese nordafricano . Nei primi decenni del ‘900 il Marocco venne di fatto sembrato in tre zone di influenza : 1) il protettorato francese, governato da Rabat, dove risiedeva il sultano 2) il protettorato spagnolo, governato da Tétouan, dove risiedeva un califfo nominato dal sultano e la città di Tangeri con uno statuto internazionale.
Nel 1927 quando la spartizione del Paese è già cosa avvenuta salì al trono Mohammed V. che mantenne la grande determinazione a preservare l’unità almeno morale e civile del Marocco
Nel giugno del 1940, quando i francesi, vennero invasi dalla Germania nazista, i territori del Maghreb sotto amministrazione francese (Marocco, Algeria e Tunisia) vennero considerati parte della cosiddetta Francia «non occupata», ossia di quella parte di territorio metropolitano che il vecchio maresciallo Pétain aveva creato, sotto la tutela nazista, uno Stato collaborazionista e reazionario. Accadde allora che alle popolose minoranze dell’ebraismo sefardita, residenti da secoli nel Maghreb, vennero via via applicate, a partire dall’autunno del 1940, le misure vessatorie che il regime di Vichy
In Algeria, . ebrei algerini, ai quali fu tolta, dopo settant’anni, la cittadinanza francese ottenuta in virtù del decreto Crémieux del 24 ottobre 1870. E il fatto che i loro diritti politici fossero tornati a essere quelli degli «indigeni musulmani algerini» costituì soltanto una prima deminutio, cui ne tennero dietro altre che li privarono dei diritti alla proprietà, all’istruzione scolastica, all’esercizio delle professioni, di movimento.
Anche in Marocco, il governatore francese tentò varie volte di introdurre norme anti ebraiche, ma la tenacia di S. M Mohamed V fu tale che di fatto vanificò le norme del governo di Vichy, basti ricordare l’oppsosizione del sovrano a consegnare al governatore del governo del Maresciallo Petain l’elenco dei cittadini marocchini di religione israelita, sostendo che in Marocco non esistevano “esistevano in Marocco sudditi ebrei, ma solo sudditi marocchini”. Tale gesto permise di fatto la salvezza della comunità ebraica marocchina negli anni tremendi della Shoah.
Ricordare questo evento , significa, riportare alla luce una pagina di Storia spesso dimentica e ricordare la grande figura di un Sovrano, che negli anni difficili della Shoah con solo atto di saper dire di “no “ a leggi moralmente ingiuste salvo molte vite umane e pemise di continuare la lunga tradizione di tolleranza del Marocco, una tolleranza che ancora oggi resiste e prospera
Dott Marco Baratto
Associazione Culturale Euromediterranea
All’epoca della Shoah, il Marocco si trovava a vivere una situazione politica assai particolare, anche in rapporto alle altre Nazione del Africa Settentrionale. Infatti, solo dal marzo del 1912 , con il trattato di Fez il Sultanato del Marocco diveniva una colonia francese mentre , un’altra potenza europea, la Spagna conservava il controllo diretto su altre parti del Paese nordafricano . Nei primi decenni del ‘900 il Marocco venne di fatto sembrato in tre zone di influenza : 1) il protettorato francese, governato da Rabat, dove risiedeva il sultano 2) il protettorato spagnolo, governato da Tétouan, dove risiedeva un califfo nominato dal sultano e la città di Tangeri con uno statuto internazionale.
Nel 1927 quando la spartizione del Paese è già cosa avvenuta salì al trono Mohammed V. che mantenne la grande determinazione a preservare l’unità almeno morale e civile del Marocco
Nel giugno del 1940, quando i francesi, vennero invasi dalla Germania nazista, i territori del Maghreb sotto amministrazione francese (Marocco, Algeria e Tunisia) vennero considerati parte della cosiddetta Francia «non occupata», ossia di quella parte di territorio metropolitano che il vecchio maresciallo Pétain aveva creato, sotto la tutela nazista, uno Stato collaborazionista e reazionario. Accadde allora che alle popolose minoranze dell’ebraismo sefardita, residenti da secoli nel Maghreb, vennero via via applicate, a partire dall’autunno del 1940, le misure vessatorie che il regime di Vichy
In Algeria, . ebrei algerini, ai quali fu tolta, dopo settant’anni, la cittadinanza francese ottenuta in virtù del decreto Crémieux del 24 ottobre 1870. E il fatto che i loro diritti politici fossero tornati a essere quelli degli «indigeni musulmani algerini» costituì soltanto una prima deminutio, cui ne tennero dietro altre che li privarono dei diritti alla proprietà, all’istruzione scolastica, all’esercizio delle professioni, di movimento.
Anche in Marocco, il governatore francese tentò varie volte di introdurre norme anti ebraiche, ma la tenacia di S. M Mohamed V fu tale che di fatto vanificò le norme del governo di Vichy, basti ricordare l’oppsosizione del sovrano a consegnare al governatore del governo del Maresciallo Petain l’elenco dei cittadini marocchini di religione israelita, sostendo che in Marocco non esistevano “esistevano in Marocco sudditi ebrei, ma solo sudditi marocchini”. Tale gesto permise di fatto la salvezza della comunità ebraica marocchina negli anni tremendi della Shoah.
Ricordare questo evento , significa, riportare alla luce una pagina di Storia spesso dimentica e ricordare la grande figura di un Sovrano, che negli anni difficili della Shoah con solo atto di saper dire di “no “ a leggi moralmente ingiuste salvo molte vite umane e pemise di continuare la lunga tradizione di tolleranza del Marocco, una tolleranza che ancora oggi resiste e prospera
Dott Marco Baratto
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