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L'aforisma poetico di Abdelmajid Benjelloun
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070910
L'aforisma poetico di Abdelmajid Benjelloun
Nato nel 1944 a Fès, in Marocco, residente a Rabat, Abdelmajid Benjelloun è professore universitario di Diritto pubblico all’Università di Casablanca e professore di Storia delle relazioni internazionali all’Università di Rabat, nonché specialista di storia contemporanea del Marocco. In campo letterario è soprattutto conosciuto per le sue raccolte di poesie e di aforismi. In particolare come aforista ha pubblicato diversi libri tra cui si ricordano: Qui tire sur les bretelles de ma respiration? 1989, Murmure vivrier, 1991, Dogme et friandise ou pulsion de sourire, 1996, L’éternité ne penche que du côté de l’amour, 1998, Une femme à aimer comme on aimerait revivre après la mort, 1998, Rûmi ou une saveur à sauver du savoir, 2009
Insieme a un gruppo di scrittori marocchini, Abdelmajid Benjelloun è apparso per la prima volta, nel numero 558, del giugno 2001, sulla prestigiosa “Nouvelle Revue française“, che ha fatto conoscere la sua opera in Europa. Gli aforismi di Abdelmajid Benjelloun hanno quindi avuto sempre più visibilità e sono stati tradotti in molte lingue, e persino in italiano – caso strano visto il poco spazio che viene dedicato all’aforisma nel nostro paese!. Così una selezione di aforismi tratti da “L’éternité ne penche que du côté de l’amour“, “Dogme et Friandise” e “Une femme à aimer comme on aimerait revivre après la mort“, è apparsa con traduzione di Angelo Manitta sulla rivista Il Convivio n° 33 (Anno IX n. 2 Aprile – Giugno 2008 n. 33 (lo stesso autore ha ricevuto dalla rivista il Premio della Giuria come miglior autore straniero al premio Poesia e Arti figurative nel 2008). Una breve selezione di aforismi di Benjelloun è apparsa anche sulla rivista Intifada, poesia araba contemporanea. Collana “I fiori” n° 4.
Come scrive Christian Moncelet nella prefazione al libro Desir d’aphorisme: “aforisma e poesia sono due parole reputate talvolta incompatibili (parole che si fanno la linguaccia, qui se tirent la langue secondo l’espressione di Saint-Exupéry). Due parole opposte come l’acqua e il fuoco, il movimento e l’immobile, il netto e il vago, il laconico e il prolisso, il dennotato e il connotato”. Ma talvolta può avvenire il miracolo “Certi scrittori trasformano l’antitesi concettuale di aforisma e poesia in nozze ossimoriche.”
In Italia le opere di Alda Merini e Alberto Casiraghy (si veda link all’articolo) sono un esempio di aforisma poetico, in Francia Renè Char e Malcolm de Chazal, in Germani Elazar Benyoetz, in Spagna Gomez de la Serna, in Argentina Antonio Porchia, in Romania Valeriu Butulescu.
Anche Abdelmajid Benjelloun si può inserire a pieno titolo nella cerchia degli scrittori che praticano l’aforisma poetico. E’ lo stesso Abdelmajid Benjelloun che usa questa espressione diverse volte a proposito della sue opera. Aforismi poetici è il sottotitolo della raccolta “Qui tire sur les bretelles de ma respiration?” e nella prefazione della medesima raccolta l’autore scrive che i suoi aforismi si caratterizzano come “poetici” anche se poi hanno anche “il gusto della filosofia, della sentenza, della boutade, del paradosso, del barocco e della folgorazione”
E’ molto difficile fare una buona “miscela” con così tanti ingredienti e così poche parole” scrive ancora l’autore. “Quello che intendo esprimere è ciò che mi ispirano Dio, l’eternità, la respirazione, il silenzio, l’eco, ll ruscello, l’immobilità, la donna e la morte”.
Effettivamente l’autore con la combinazione di poche parole riesce a variare in modo sorprendente l’aforisma. Ecco un esempio tratto da “Qui tire sur les bretelles de ma respiration“
“La mort est une transparence en folie” (la morte è una trasparenza della follia)
“La mort est une folie de la transparence” (La morte è una follia della trasparenza)
“La mort est une lente traversée de la transparence” (La morte è una lenta traversata della trasparenza)
In un altro suo libro, per spiegare il metodo che presiede alla sua creazione, Abdelmajid Benjelloun scrive che “Quello che hanno di particolare i miei aforismi è che essi ricercano, con poche parole, la sostanza. Ma si potrà anche dire che la folgorazione che presiede alla composizione di alcuni miei testi può ricondurre alla scrittura automatica. cara ai surrealisti”. Ma avverte ancora Abdelmajid Benjelloun la mia scrittura è più complessa. “Lo spontaneo presso di me è lavorato”
Intervistato dal blog Aforistica/mente su come e perchè è arrivato all’aforisma, Abdelmajid Benjelloun ci risponde: “Verso i 16-17 anni ho scoperto con esaltazione “Il Piccolo filosofo tascabile” di Gabriel Pomerand, nella collezione “libri tascabili”. Questo libro è a tutti gli effetti un dizionario di citazioni su tematiche essenziali, come la fede, l’amore, la morte, etc…Anni prima avevo già cominciato a comporre delle poesie più o meno lunghe, ma dalla lettura di questo “Piccolo filosofo tascabile” cominciavo, senza dubbio più inconsciamente che consciamente, a inclinare verso la formula aforistica, scrivendo delle poesie sempre più corte. Verso la metà degli anni 1980, quando il grande poeta Salah Stétié fu nominato Ambasciatore del Libano a Rabat (avevo fatto la sua conoscenza per lettera cinque anni prima grazie all’intermediazione di André Pieyre de Mandiargues), mi incoraggiò molto vivamente a concentrare i miei sforzi su quello che egli allora chiamava “l’aforisma poetico”. Io ho seguito i suoi consigli e d’allora ho pubblicato un certo numero di raccolte, anche se non figurano unicamente degli aforismi poetici, ma ugualmente degli aforismi tradizionali, da cui traspaiono, qua e là, delle idee rilevanti, diciamo, delle riflessioni, o più modestamente delle piccole cose vissute oppure no”. (Vers 16-17 ans, j’ai découvert avec exaltation « Le Petit philosophe de poche » de Gabriel Pomerand, dans la collection « Le Livre de poche », qui est en fait un dictionnaire de citations sur des sujets essentiels, comme notamment, la foi, l’amour, la mort, etc…Des années plus tôt, j’avais déjà composé des poèmes plus ou moins longs, mais je pense que dès la lecture de ce ‘Petit philosophe de poche’, je commençais, sans doute plus inconsciemment que consciemment, à verser dans la formule aphoristique, rédigeant des poèmes de plus en plus courts.Vers le milieu des années 1980, lorsque le grand poète, Salah Stétié, fut nommé Ambassadeur du Liban à Rabat (j’avais fait sa connaissance par lettre 5 ans plus tôt par l’intermédiaire d’André Pieyre de Mandiargues), il m’encouragea très vivement à concentrer mes efforts sur ce qu’il appela alors ‘ l’aphorisme poétique’. Je suivis son conseil, et depuis j’ai publié un certain nombre de recueils, si ce n’est que n’y figurent pas uniquement des aphorismes poétiques, mais également des aphorismes tout court, où percent ici ou là des idées relevant, disons, de la réflexion, ou plus modestement, de petites choses vécues ou non).
Sempre nella breve intervista rilasciata ad Aforistica/mente, Abdelmajid Benjelloun scrive che i suoi modelli aforistici sono: Antonio, Porchia, Emil Cioran, Ramon Gomez de la Serna, Roger Munier.
Pubblico con una mia traduzione personale una selezione di circa sessanta aforismi tratti da chi Qui tire sur les bretelles de ma respiration?“
**
Qui tire sur les bretelles de ma respiration?
Aphorismes poétiques,1989, Rabat
La vita è una domanda a una risposta, che non è nè una domanda nè una risposta.
Noi esistiamo a un millimetro di distanza dall’eternità, che è un silenzio rovesciato.
I santi accudiscono nei loro cuori fertili, una monocultura divina.
L’uomo muore per attenuare un po’ l’assoluto del suo respiro.
Di passo in passo, il respiro mi costruisce come di passo in passo lo sguardo costruisce il cielo.
Il pendolo del nostro respiro è sempre all’ora di Dio.
La catena che va dal silenzio all’eternità passa attraverso un ruscello. Necessariamente.
La pulce più piccola la sa più lunga sul silenzio che il più sapiente degli uomini.
Ogni silenzio brucia di un fuoco la cui brace è l’infinito.
Potrò pure camminare in un vicolo, ma esso mi escluderà ogni volta dal suo silenzio.
Uomo, l’universo è compiuto e tu non puoi aggiungere nient’altro che il tuo sguardo.
Quello che è affascinante nella natura, è che la vita e la morte hanno la stessa voce.
Le pietre vibrano ancora del cataclisma della creazione del mondo, per colui che sa ascoltare.
Un ruscello completa la sua anima con una libellula, per raggiungere l’infinito.
Alle fonti del silenzio, c’è una sequoia interrogatrice del vento.
Finchè il giorno non si leva, un serpente può scivolare all’orizzonte.
Una pietra si purifica nel cielo tanto è vero che il cielo comincia all’altezza della sua sommità.
Uno scarabeo mellifluo è il primo silenzio nell’orchestra del mattino.
La ninfa suona il flauto con i suoi passi.
Il vento e il mare uniscono le loro mani: essi domandano la notte.
Se la pietra è immobile è perchè essa è occupata a soppesare l’infinito e il suo respiro.
I poemi di un santo risplendono nell’alba, ma per il paesano che porta la sua carretta di legumi al mercato, si tratta di fuochi che si accendono in una capanna lontana.
Guardo la notte errare senza scopo: essa non ha nessuno a cui parlare in città.
I ruscelli, essi, rimettono il silenzio al loro posto, dopo il loro passaggio.
Sotto l’alta autorità delle libellule ebbre, il silenzio, l’eternità e un ruscello fanno un commercio triangolare di poesia.
Solo un fiore a sangue nudo nella notte, guarda passare delle carovane di stelle.
Il giorno non ha altra occupazione che di mettere la luce sopra il silenzio della notte precedente.
Accuso me stesso di aver rubato una pietra a un sentiero battuto. Dieci anni dopo.
Un aeroporto per ruscelli, ecco che cosa sarà il paradiso, tra l’altro.
Un passante che parla la prima volta, fa dei cerchi nel mio silenzio, come una pietra sull’acqua.
Una carovana smoccolata, guardiana del ciclone, conosce i diritti che una vicina formica ha sull’universo.
Un miliardario conta il suo denaro con dei piccoli pezzi di legno: è tutta la sua poesia.
Sono stupito che gli esseri e le cose sopravvivano al tifone delle nostre parole.
Per comunicare con il prossimo, bisogna aprire il suo respiro.
L’uomo ha inventato il viaggio, ma non ha inventato la partenza.
La vita, è il sogno di un sogno.
L’uomo trova sul viso dei suoi bambini la sua eternità abituale.
L’uomo ha rapito i suoi occhi allo spazio.
Se gli oggetti sono mascherati dalla loro verità, come volete che li si conosca?
Quando una pietra ha per respiro il silenzio che la circonda, ha forse bisogno di un respiro proprio?
L’uomo è disperato per essere nato campo di battaglia delle parole.
La vita della pietra è enciclopedica, forse più che quella dell’uomo.
A ogni istante, io sono incantato di fare la mia non conoscenza.
L’uomo è testimone per tutta la creazione. Dio lo lascia parlare come un cenacolo di sapienti farebbe parlare un bambino sui misteri della vita; semplicemente per la meraviglia.
Io vengo da un paese straniero che si chiama l’immediatezza. Conoscete qualcosa di più lontano che quel paese laggiù?
Qualunque cosa voi facciate, sappiate che l’irreale viene verso di voi più che voi non andiate verso il reale.
Il tempo è tutta un’altra cosa che il tempo che brucia il tempo.
E’ l’onda dovuta allo choc per la morte di una formica che fa dilatare l’universo.
L’eternità si introduce senza sosta nel mondo, attraverso delle fessure: i silenzi.
Noi assisteremo il primo giorno in paradiso a un défilé di ruscelli.
Amare le donne non impedisce di polemizzare con il loro corpo.
E’ il biancore del pane della pelle di una donna, che me la fa amare.
La donna, che bella epidemia nel nostro cuore!
La morte ci trascina dal davanti e il respiro dal di dietro e questo si chiama vivere.
E se la morte fosse il fatto di introdursi nella trasparenza, per non uscirne più, non per impossibilità, ma per beatitudine?
Quando un uomo muore, la sua morte resta vivente nel cosmo come un grido o uno scintillare, o come il grido di uno scintillare.
La morte è una follia della trasparenza.
Alla mia morte, io sognerò senza dubbio un ruscello che attraversa la mia sequoia.
Se voi fate silenzio attorno a voi, ascolterete un’acqua comune alla vita e alla morte, simile a un ruscello in alto mare.
Con la morte, la geometria del nostro respiro si rivoluziona semplicemente.
E se il sesso di una donna fosse in evoluzione per raggiungere un giorno la forma della rosa e soprattutto il suo odore!
**
La vie est une question à une réponse, qui n’est ni une question ni une réponse.
Nous existons à un millimètre de distance de l’éternité, qui est un silence inversé.
Les saints soignent dans leurs coeurs fertiles, une monoculture divine.
L’homme meurt pour atténuer un peu de l’absolu de sa respiration.
De proche en proche la respiration me construit comme de proche en proche le regard construit le ciel.
La pendule de notre respiration est toujours à l’heure de Dieu.
La chaîne qui va du silence à l’éternité passe par un ruisseau. Nécessairement.
La moindre puce en sait plus long sur le silence que le plus savant des hommes.
Tout silence brûle d’un feu dont la braise est l’infini.
J’aurai beau déambuler dans une ruelle, elle m’exclura toujours de son silence.
Homme, l’univers est achevé et tu ne peux rien lui ajouter.
d’autre que ton regard.
Ce qui est fascinant dans la nature, c’est que la vie et la mort ont la même voix.
Les pierres vibrent encore du cataclysme de la création du monde, pour celui qui sait écouter.
Un ruisseau complète son âme avec une libellule, pour rattraper l’infini.
Aux sources du silence, il y a séquoia interrogateur de vents.
Tant que le jour ne se lève pas, un serpent peut glisser sur l’horizon.
Une pierre se purifie au ciel tant il est vrai que le ciel commence à hauteur de son sommet.
Un scarabée doucereux est premier silence dans l’orchestre du matin.
La nymphe joue de la flûte avec ses pas.
Le vent et la mer joignent leurs mains : ils sont demandeurs de nuit.
Si la pierre est immobile c’est qu’elle est occupée à soupeser l’infini et sa respiration.
Les poèmes d’un saint reluisent à l’aube, mais pour le paysan qui conduit sa charrette de légumes au marché, il s’agit de feux allumés dans une cabane au loin.
Je regarde la nuit errer sans but : elle n’a personne à qui parler dans la ville.
Les ruisseaux, eux, remettent les silences en place, après leur passage.
Sous la haute autorité de libellules ivres, le silence, l’éternité et un ruisseau font un commerce triangulaire de poésie.
Seule une fleur nu-sang dans la nuit, regarde passer des caravanes d’étoiles.
Le jour n’a pas d’autre occupation que de mettre la lumière sur le silences de la nuit précédente.
Je m’en veux d’avoir volé une pierre à un sentier battu. Dix ans après.
Un aéroport pour ruisseaux, voilà ce que sera le paradis, entre autres.
Une passante qui parle la première fois, fait des ronds dans mon silence, comme une pierre sur l’eau.
Une caravane éméchée, gardienne de cyclone, sait les droits d’une fourmi voisine sur l’univers.
Un milliardaire compte son argent avec des bûchettes: c’est toute sa poésie.
Je suis étonné que les êtres et les choses survivent au typhon de nos mots.
Pour communiquer avec autrui, il faut lui ouvrir sa respiration.
L’homme a inventé le voyage mais il n’a pas inventé le départ.
La vie, c’est un rêve du rêve.
L’homme trouve sur le visage de ses enfants son éternité usuelle.
L’homme a ravi ses yeux à l’espace.
Si les objets son masqués par leur vérité, comment voulez-vous qu’on les connaisse?
Quand une pierre a pour respiration le silence qui l’entoure, a-t-elle besoin d’une respiration propre?
L’homme est désespéré d’être né champ de bataille des mots.
La vie de la pierre est encyclopédique, peut être plus que celle de l’homme.
A tout instant, je suis enchanté de faire mon inconnaissance.
L’homme témoigne pour toute la création. Dieu le laisse parler comme un cénacle de savants ferait parler un enfant sur les mystères de la vie; simplement pour le ravissement.
Je viens d’un pays étranger qui s’appelle l’immédiateté. Connaissez – vous plus lointain que ce pays – là ?
Quoi que vous fassiez, sachez que l’irréel vient vers vous plus que vous n’allez vers le réel.
Le temps est tout autre chose que le temps qui brûle le temps.
C’est l’onde de choc de la mort d’une fourmi qui fait dilater l’univers.
L’éternité s’introduit sans cesse dans le monde, par des fissures : les silences.

http://aforisticamente.wordpress.com/2010/09/07/laforisma-poetico-abdelmajid-benjelloun/
Insieme a un gruppo di scrittori marocchini, Abdelmajid Benjelloun è apparso per la prima volta, nel numero 558, del giugno 2001, sulla prestigiosa “Nouvelle Revue française“, che ha fatto conoscere la sua opera in Europa. Gli aforismi di Abdelmajid Benjelloun hanno quindi avuto sempre più visibilità e sono stati tradotti in molte lingue, e persino in italiano – caso strano visto il poco spazio che viene dedicato all’aforisma nel nostro paese!. Così una selezione di aforismi tratti da “L’éternité ne penche que du côté de l’amour“, “Dogme et Friandise” e “Une femme à aimer comme on aimerait revivre après la mort“, è apparsa con traduzione di Angelo Manitta sulla rivista Il Convivio n° 33 (Anno IX n. 2 Aprile – Giugno 2008 n. 33 (lo stesso autore ha ricevuto dalla rivista il Premio della Giuria come miglior autore straniero al premio Poesia e Arti figurative nel 2008). Una breve selezione di aforismi di Benjelloun è apparsa anche sulla rivista Intifada, poesia araba contemporanea. Collana “I fiori” n° 4.
Come scrive Christian Moncelet nella prefazione al libro Desir d’aphorisme: “aforisma e poesia sono due parole reputate talvolta incompatibili (parole che si fanno la linguaccia, qui se tirent la langue secondo l’espressione di Saint-Exupéry). Due parole opposte come l’acqua e il fuoco, il movimento e l’immobile, il netto e il vago, il laconico e il prolisso, il dennotato e il connotato”. Ma talvolta può avvenire il miracolo “Certi scrittori trasformano l’antitesi concettuale di aforisma e poesia in nozze ossimoriche.”
In Italia le opere di Alda Merini e Alberto Casiraghy (si veda link all’articolo) sono un esempio di aforisma poetico, in Francia Renè Char e Malcolm de Chazal, in Germani Elazar Benyoetz, in Spagna Gomez de la Serna, in Argentina Antonio Porchia, in Romania Valeriu Butulescu.
Anche Abdelmajid Benjelloun si può inserire a pieno titolo nella cerchia degli scrittori che praticano l’aforisma poetico. E’ lo stesso Abdelmajid Benjelloun che usa questa espressione diverse volte a proposito della sue opera. Aforismi poetici è il sottotitolo della raccolta “Qui tire sur les bretelles de ma respiration?” e nella prefazione della medesima raccolta l’autore scrive che i suoi aforismi si caratterizzano come “poetici” anche se poi hanno anche “il gusto della filosofia, della sentenza, della boutade, del paradosso, del barocco e della folgorazione”
E’ molto difficile fare una buona “miscela” con così tanti ingredienti e così poche parole” scrive ancora l’autore. “Quello che intendo esprimere è ciò che mi ispirano Dio, l’eternità, la respirazione, il silenzio, l’eco, ll ruscello, l’immobilità, la donna e la morte”.
Effettivamente l’autore con la combinazione di poche parole riesce a variare in modo sorprendente l’aforisma. Ecco un esempio tratto da “Qui tire sur les bretelles de ma respiration“
“La mort est une transparence en folie” (la morte è una trasparenza della follia)
“La mort est une folie de la transparence” (La morte è una follia della trasparenza)
“La mort est une lente traversée de la transparence” (La morte è una lenta traversata della trasparenza)
In un altro suo libro, per spiegare il metodo che presiede alla sua creazione, Abdelmajid Benjelloun scrive che “Quello che hanno di particolare i miei aforismi è che essi ricercano, con poche parole, la sostanza. Ma si potrà anche dire che la folgorazione che presiede alla composizione di alcuni miei testi può ricondurre alla scrittura automatica. cara ai surrealisti”. Ma avverte ancora Abdelmajid Benjelloun la mia scrittura è più complessa. “Lo spontaneo presso di me è lavorato”
Intervistato dal blog Aforistica/mente su come e perchè è arrivato all’aforisma, Abdelmajid Benjelloun ci risponde: “Verso i 16-17 anni ho scoperto con esaltazione “Il Piccolo filosofo tascabile” di Gabriel Pomerand, nella collezione “libri tascabili”. Questo libro è a tutti gli effetti un dizionario di citazioni su tematiche essenziali, come la fede, l’amore, la morte, etc…Anni prima avevo già cominciato a comporre delle poesie più o meno lunghe, ma dalla lettura di questo “Piccolo filosofo tascabile” cominciavo, senza dubbio più inconsciamente che consciamente, a inclinare verso la formula aforistica, scrivendo delle poesie sempre più corte. Verso la metà degli anni 1980, quando il grande poeta Salah Stétié fu nominato Ambasciatore del Libano a Rabat (avevo fatto la sua conoscenza per lettera cinque anni prima grazie all’intermediazione di André Pieyre de Mandiargues), mi incoraggiò molto vivamente a concentrare i miei sforzi su quello che egli allora chiamava “l’aforisma poetico”. Io ho seguito i suoi consigli e d’allora ho pubblicato un certo numero di raccolte, anche se non figurano unicamente degli aforismi poetici, ma ugualmente degli aforismi tradizionali, da cui traspaiono, qua e là, delle idee rilevanti, diciamo, delle riflessioni, o più modestamente delle piccole cose vissute oppure no”. (Vers 16-17 ans, j’ai découvert avec exaltation « Le Petit philosophe de poche » de Gabriel Pomerand, dans la collection « Le Livre de poche », qui est en fait un dictionnaire de citations sur des sujets essentiels, comme notamment, la foi, l’amour, la mort, etc…Des années plus tôt, j’avais déjà composé des poèmes plus ou moins longs, mais je pense que dès la lecture de ce ‘Petit philosophe de poche’, je commençais, sans doute plus inconsciemment que consciemment, à verser dans la formule aphoristique, rédigeant des poèmes de plus en plus courts.Vers le milieu des années 1980, lorsque le grand poète, Salah Stétié, fut nommé Ambassadeur du Liban à Rabat (j’avais fait sa connaissance par lettre 5 ans plus tôt par l’intermédiaire d’André Pieyre de Mandiargues), il m’encouragea très vivement à concentrer mes efforts sur ce qu’il appela alors ‘ l’aphorisme poétique’. Je suivis son conseil, et depuis j’ai publié un certain nombre de recueils, si ce n’est que n’y figurent pas uniquement des aphorismes poétiques, mais également des aphorismes tout court, où percent ici ou là des idées relevant, disons, de la réflexion, ou plus modestement, de petites choses vécues ou non).
Sempre nella breve intervista rilasciata ad Aforistica/mente, Abdelmajid Benjelloun scrive che i suoi modelli aforistici sono: Antonio, Porchia, Emil Cioran, Ramon Gomez de la Serna, Roger Munier.
Pubblico con una mia traduzione personale una selezione di circa sessanta aforismi tratti da chi Qui tire sur les bretelles de ma respiration?“
**
Qui tire sur les bretelles de ma respiration?
Aphorismes poétiques,1989, Rabat
La vita è una domanda a una risposta, che non è nè una domanda nè una risposta.
Noi esistiamo a un millimetro di distanza dall’eternità, che è un silenzio rovesciato.
I santi accudiscono nei loro cuori fertili, una monocultura divina.
L’uomo muore per attenuare un po’ l’assoluto del suo respiro.
Di passo in passo, il respiro mi costruisce come di passo in passo lo sguardo costruisce il cielo.
Il pendolo del nostro respiro è sempre all’ora di Dio.
La catena che va dal silenzio all’eternità passa attraverso un ruscello. Necessariamente.
La pulce più piccola la sa più lunga sul silenzio che il più sapiente degli uomini.
Ogni silenzio brucia di un fuoco la cui brace è l’infinito.
Potrò pure camminare in un vicolo, ma esso mi escluderà ogni volta dal suo silenzio.
Uomo, l’universo è compiuto e tu non puoi aggiungere nient’altro che il tuo sguardo.
Quello che è affascinante nella natura, è che la vita e la morte hanno la stessa voce.
Le pietre vibrano ancora del cataclisma della creazione del mondo, per colui che sa ascoltare.
Un ruscello completa la sua anima con una libellula, per raggiungere l’infinito.
Alle fonti del silenzio, c’è una sequoia interrogatrice del vento.
Finchè il giorno non si leva, un serpente può scivolare all’orizzonte.
Una pietra si purifica nel cielo tanto è vero che il cielo comincia all’altezza della sua sommità.
Uno scarabeo mellifluo è il primo silenzio nell’orchestra del mattino.
La ninfa suona il flauto con i suoi passi.
Il vento e il mare uniscono le loro mani: essi domandano la notte.
Se la pietra è immobile è perchè essa è occupata a soppesare l’infinito e il suo respiro.
I poemi di un santo risplendono nell’alba, ma per il paesano che porta la sua carretta di legumi al mercato, si tratta di fuochi che si accendono in una capanna lontana.
Guardo la notte errare senza scopo: essa non ha nessuno a cui parlare in città.
I ruscelli, essi, rimettono il silenzio al loro posto, dopo il loro passaggio.
Sotto l’alta autorità delle libellule ebbre, il silenzio, l’eternità e un ruscello fanno un commercio triangolare di poesia.
Solo un fiore a sangue nudo nella notte, guarda passare delle carovane di stelle.
Il giorno non ha altra occupazione che di mettere la luce sopra il silenzio della notte precedente.
Accuso me stesso di aver rubato una pietra a un sentiero battuto. Dieci anni dopo.
Un aeroporto per ruscelli, ecco che cosa sarà il paradiso, tra l’altro.
Un passante che parla la prima volta, fa dei cerchi nel mio silenzio, come una pietra sull’acqua.
Una carovana smoccolata, guardiana del ciclone, conosce i diritti che una vicina formica ha sull’universo.
Un miliardario conta il suo denaro con dei piccoli pezzi di legno: è tutta la sua poesia.
Sono stupito che gli esseri e le cose sopravvivano al tifone delle nostre parole.
Per comunicare con il prossimo, bisogna aprire il suo respiro.
L’uomo ha inventato il viaggio, ma non ha inventato la partenza.
La vita, è il sogno di un sogno.
L’uomo trova sul viso dei suoi bambini la sua eternità abituale.
L’uomo ha rapito i suoi occhi allo spazio.
Se gli oggetti sono mascherati dalla loro verità, come volete che li si conosca?
Quando una pietra ha per respiro il silenzio che la circonda, ha forse bisogno di un respiro proprio?
L’uomo è disperato per essere nato campo di battaglia delle parole.
La vita della pietra è enciclopedica, forse più che quella dell’uomo.
A ogni istante, io sono incantato di fare la mia non conoscenza.
L’uomo è testimone per tutta la creazione. Dio lo lascia parlare come un cenacolo di sapienti farebbe parlare un bambino sui misteri della vita; semplicemente per la meraviglia.
Io vengo da un paese straniero che si chiama l’immediatezza. Conoscete qualcosa di più lontano che quel paese laggiù?
Qualunque cosa voi facciate, sappiate che l’irreale viene verso di voi più che voi non andiate verso il reale.
Il tempo è tutta un’altra cosa che il tempo che brucia il tempo.
E’ l’onda dovuta allo choc per la morte di una formica che fa dilatare l’universo.
L’eternità si introduce senza sosta nel mondo, attraverso delle fessure: i silenzi.
Noi assisteremo il primo giorno in paradiso a un défilé di ruscelli.
Amare le donne non impedisce di polemizzare con il loro corpo.
E’ il biancore del pane della pelle di una donna, che me la fa amare.
La donna, che bella epidemia nel nostro cuore!
La morte ci trascina dal davanti e il respiro dal di dietro e questo si chiama vivere.
E se la morte fosse il fatto di introdursi nella trasparenza, per non uscirne più, non per impossibilità, ma per beatitudine?
Quando un uomo muore, la sua morte resta vivente nel cosmo come un grido o uno scintillare, o come il grido di uno scintillare.
La morte è una follia della trasparenza.
Alla mia morte, io sognerò senza dubbio un ruscello che attraversa la mia sequoia.
Se voi fate silenzio attorno a voi, ascolterete un’acqua comune alla vita e alla morte, simile a un ruscello in alto mare.
Con la morte, la geometria del nostro respiro si rivoluziona semplicemente.
E se il sesso di una donna fosse in evoluzione per raggiungere un giorno la forma della rosa e soprattutto il suo odore!
**
La vie est une question à une réponse, qui n’est ni une question ni une réponse.
Nous existons à un millimètre de distance de l’éternité, qui est un silence inversé.
Les saints soignent dans leurs coeurs fertiles, une monoculture divine.
L’homme meurt pour atténuer un peu de l’absolu de sa respiration.
De proche en proche la respiration me construit comme de proche en proche le regard construit le ciel.
La pendule de notre respiration est toujours à l’heure de Dieu.
La chaîne qui va du silence à l’éternité passe par un ruisseau. Nécessairement.
La moindre puce en sait plus long sur le silence que le plus savant des hommes.
Tout silence brûle d’un feu dont la braise est l’infini.
J’aurai beau déambuler dans une ruelle, elle m’exclura toujours de son silence.
Homme, l’univers est achevé et tu ne peux rien lui ajouter.
d’autre que ton regard.
Ce qui est fascinant dans la nature, c’est que la vie et la mort ont la même voix.
Les pierres vibrent encore du cataclysme de la création du monde, pour celui qui sait écouter.
Un ruisseau complète son âme avec une libellule, pour rattraper l’infini.
Aux sources du silence, il y a séquoia interrogateur de vents.
Tant que le jour ne se lève pas, un serpent peut glisser sur l’horizon.
Une pierre se purifie au ciel tant il est vrai que le ciel commence à hauteur de son sommet.
Un scarabée doucereux est premier silence dans l’orchestre du matin.
La nymphe joue de la flûte avec ses pas.
Le vent et la mer joignent leurs mains : ils sont demandeurs de nuit.
Si la pierre est immobile c’est qu’elle est occupée à soupeser l’infini et sa respiration.
Les poèmes d’un saint reluisent à l’aube, mais pour le paysan qui conduit sa charrette de légumes au marché, il s’agit de feux allumés dans une cabane au loin.
Je regarde la nuit errer sans but : elle n’a personne à qui parler dans la ville.
Les ruisseaux, eux, remettent les silences en place, après leur passage.
Sous la haute autorité de libellules ivres, le silence, l’éternité et un ruisseau font un commerce triangulaire de poésie.
Seule une fleur nu-sang dans la nuit, regarde passer des caravanes d’étoiles.
Le jour n’a pas d’autre occupation que de mettre la lumière sur le silences de la nuit précédente.
Je m’en veux d’avoir volé une pierre à un sentier battu. Dix ans après.
Un aéroport pour ruisseaux, voilà ce que sera le paradis, entre autres.
Une passante qui parle la première fois, fait des ronds dans mon silence, comme une pierre sur l’eau.
Une caravane éméchée, gardienne de cyclone, sait les droits d’une fourmi voisine sur l’univers.
Un milliardaire compte son argent avec des bûchettes: c’est toute sa poésie.
Je suis étonné que les êtres et les choses survivent au typhon de nos mots.
Pour communiquer avec autrui, il faut lui ouvrir sa respiration.
L’homme a inventé le voyage mais il n’a pas inventé le départ.
La vie, c’est un rêve du rêve.
L’homme trouve sur le visage de ses enfants son éternité usuelle.
L’homme a ravi ses yeux à l’espace.
Si les objets son masqués par leur vérité, comment voulez-vous qu’on les connaisse?
Quand une pierre a pour respiration le silence qui l’entoure, a-t-elle besoin d’une respiration propre?
L’homme est désespéré d’être né champ de bataille des mots.
La vie de la pierre est encyclopédique, peut être plus que celle de l’homme.
A tout instant, je suis enchanté de faire mon inconnaissance.
L’homme témoigne pour toute la création. Dieu le laisse parler comme un cénacle de savants ferait parler un enfant sur les mystères de la vie; simplement pour le ravissement.
Je viens d’un pays étranger qui s’appelle l’immédiateté. Connaissez – vous plus lointain que ce pays – là ?
Quoi que vous fassiez, sachez que l’irréel vient vers vous plus que vous n’allez vers le réel.
Le temps est tout autre chose que le temps qui brûle le temps.
C’est l’onde de choc de la mort d’une fourmi qui fait dilater l’univers.
L’éternité s’introduit sans cesse dans le monde, par des fissures : les silences.

http://aforisticamente.wordpress.com/2010/09/07/laforisma-poetico-abdelmajid-benjelloun/

Incapervinca- Admin
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