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Marocco, italiano condannato a 5 anni di prigione ma non lo sa
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020910
Marocco, italiano condannato a 5 anni di prigione ma non lo sa
Condannato a 5 anni ma non lo sa
Brutta sorpresa Pescarese fermato dall'Interpol a Durazzo mentre è in vacanza con la famiglia in esecuzione di un mandato di cattura spiccato dal Marocco
«Lei è in arresto». Si è sentito dire così, appena sbarcato a Durazzo per una vacanza con la famiglia, un pescarese quarantaseienne inseguito, a sua insaputa, da una condanna a 5 anni di reclusione emesso da un tribunale del Marocco. L'uomo, dopo essere stato trattenuto negli uffici della polizia doganale albanese, da dove ha avvertito i genitori a Pescara, si trova adesso al commissariato di Durazzo in attesa che la diplomazia italiana intervenga per evitare la sua consegna alle autorità marocchine. Nonostante i trattati internazionali tra Albania e Marocco non siano all'insegna della massima collaborazione e solerzia, in capo a 30-40 giorni l'uomo dovrebbe essere preso in consegna dalle autorità del Paese maghrebino. La storia è avvolta da diverse zone d'ombra, ma di certo c'è che il quarantaseienne non ha mai saputo né di essere stato processato in contumacia, né tantomeno di essere stato condannato per traffico di automobili. La vicenda risalirebbe (il condizionale è quantomai opportuno) a cinque anni fa, quando il pescarese venne fermato in compagnia di altre due persone, e l'auto sulla quale viaggiavano risultò con i documenti contraffatti. Ma mentre i compagni di viaggio furono arrestati (e condannati a pene variabili tra i 3 e i 4 mesi), lui poté ripartire tranquillamente e tornare a casa. Nessun atto gli mai pervenuto, e la stessa sentenza di condanna è tutta da visionare in fatto e in diritto. Fatto sta, però, che il provvedimento lungi dall'essergli notificato, è stato fatto circolare nei terminali dell'Interpol come mandato di cattura internazionale, fino a trovare riscontro poche ore fa in Albania. L'uomo, bloccato davanti a moglie e figli, ha raccontato ai genitori che i poliziotti albanesi sono stati gentili e quasi imbarazzati. Del caso si sta occupando un noto avvocato albanese ex ministro della giustizia. Ma è una lotta contro il tempo per l'istanza di rientro in Italia. Sono stati già allertati ambasciata e consolato.
http://www.iltempo.it/abruzzo/2010/09/01/1195509-condannato_anni.shtml
Brutta sorpresa Pescarese fermato dall'Interpol a Durazzo mentre è in vacanza con la famiglia in esecuzione di un mandato di cattura spiccato dal Marocco
«Lei è in arresto». Si è sentito dire così, appena sbarcato a Durazzo per una vacanza con la famiglia, un pescarese quarantaseienne inseguito, a sua insaputa, da una condanna a 5 anni di reclusione emesso da un tribunale del Marocco. L'uomo, dopo essere stato trattenuto negli uffici della polizia doganale albanese, da dove ha avvertito i genitori a Pescara, si trova adesso al commissariato di Durazzo in attesa che la diplomazia italiana intervenga per evitare la sua consegna alle autorità marocchine. Nonostante i trattati internazionali tra Albania e Marocco non siano all'insegna della massima collaborazione e solerzia, in capo a 30-40 giorni l'uomo dovrebbe essere preso in consegna dalle autorità del Paese maghrebino. La storia è avvolta da diverse zone d'ombra, ma di certo c'è che il quarantaseienne non ha mai saputo né di essere stato processato in contumacia, né tantomeno di essere stato condannato per traffico di automobili. La vicenda risalirebbe (il condizionale è quantomai opportuno) a cinque anni fa, quando il pescarese venne fermato in compagnia di altre due persone, e l'auto sulla quale viaggiavano risultò con i documenti contraffatti. Ma mentre i compagni di viaggio furono arrestati (e condannati a pene variabili tra i 3 e i 4 mesi), lui poté ripartire tranquillamente e tornare a casa. Nessun atto gli mai pervenuto, e la stessa sentenza di condanna è tutta da visionare in fatto e in diritto. Fatto sta, però, che il provvedimento lungi dall'essergli notificato, è stato fatto circolare nei terminali dell'Interpol come mandato di cattura internazionale, fino a trovare riscontro poche ore fa in Albania. L'uomo, bloccato davanti a moglie e figli, ha raccontato ai genitori che i poliziotti albanesi sono stati gentili e quasi imbarazzati. Del caso si sta occupando un noto avvocato albanese ex ministro della giustizia. Ma è una lotta contro il tempo per l'istanza di rientro in Italia. Sono stati già allertati ambasciata e consolato.
http://www.iltempo.it/abruzzo/2010/09/01/1195509-condannato_anni.shtml

Incapervinca- Admin
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Località: Marocco
Marocco, italiano condannato a 5 anni di prigione ma non lo sa :: Commenti
Il caso L'imprenditore pescarese è stato fermato in Albania per una sentenza di condanna emessa da un tribunale del Marocco della quale non c'è alcuna traccia. Mobilitato il ministro Alfano
Sembra un thriller e invece è una storia vera, un incubo senza fine per il protagonista, un uomo di Pescara di 47 anni arrestato martedì dall'Interpool in Albania e che questa mattina sarà rinchiuso nel carcere di Durazzo. L'uomo, vittima di un clamoroso caso di malagiustizia e diritti umani negati, era inseguito senza saperlo da un mandato di cattura internazionale emesso da un tribunale del Marocco che lo ha condannato a cinque anni di reclusione per traffico internazionale di auto rubate. Inutile dire che il diretto interessato non ha mai ricevuto ricevuto la notifica di un solo atto giudiziario, un invito a comparire o la comunicazione dell'avvenuta condanna. Questa mattina il pescarese sarà rinchiuso nel carcere di Durazzo in attesa che la diplomazia faccia il proprio dovere. In patria, intanto, si tenta in tutti i modi la mediazione per far rientrare in settimana il malcapitato. In questo senso è fondamentale la richiesta che il ministro della giustizia deve presentare al più presto alle autorità albanesi, per evitare che l'imprenditore finisca per essere estradato in Marocco. Un altro aspetto inquietante, in una vicenda che ne presenta davvero più di uno, è rappresentato dal fatto che le autorità italiane non sanno nulla del mandato di cattura internazionale eseguito in Albania. L'Albania, a sua volta, non è in possesso di alcun atto che possa in qualche modo dimostrare l'avvenuta condanna. Una situazione intricatissima. L'uomo, padre di tre figli piccoli e che ha appena intrapreso aperto un bar a Pescara, era stato fermato alcuni anni fa in Marocco a bordo di un'auto di dubbia provenienza in compagnia di altre due persone, fermate e successivamente e condannate a tre mesi di relcusione. Al pescarese, invece, non era stato mosso alcun addebito tanto che aveva potuto fare ritorno in Italia senza problemi. Domenica la madre e l'avvocato Giovanni Scudieri (che col collega Maurizio Di Lallo rappresenta la famiglia), arriveranno a Durazzo.
http://www.iltempo.it/abruzzo/2010/09/02/1195857-spalancano_porte_carcere.shtml
Sembra un thriller e invece è una storia vera, un incubo senza fine per il protagonista, un uomo di Pescara di 47 anni arrestato martedì dall'Interpool in Albania e che questa mattina sarà rinchiuso nel carcere di Durazzo. L'uomo, vittima di un clamoroso caso di malagiustizia e diritti umani negati, era inseguito senza saperlo da un mandato di cattura internazionale emesso da un tribunale del Marocco che lo ha condannato a cinque anni di reclusione per traffico internazionale di auto rubate. Inutile dire che il diretto interessato non ha mai ricevuto ricevuto la notifica di un solo atto giudiziario, un invito a comparire o la comunicazione dell'avvenuta condanna. Questa mattina il pescarese sarà rinchiuso nel carcere di Durazzo in attesa che la diplomazia faccia il proprio dovere. In patria, intanto, si tenta in tutti i modi la mediazione per far rientrare in settimana il malcapitato. In questo senso è fondamentale la richiesta che il ministro della giustizia deve presentare al più presto alle autorità albanesi, per evitare che l'imprenditore finisca per essere estradato in Marocco. Un altro aspetto inquietante, in una vicenda che ne presenta davvero più di uno, è rappresentato dal fatto che le autorità italiane non sanno nulla del mandato di cattura internazionale eseguito in Albania. L'Albania, a sua volta, non è in possesso di alcun atto che possa in qualche modo dimostrare l'avvenuta condanna. Una situazione intricatissima. L'uomo, padre di tre figli piccoli e che ha appena intrapreso aperto un bar a Pescara, era stato fermato alcuni anni fa in Marocco a bordo di un'auto di dubbia provenienza in compagnia di altre due persone, fermate e successivamente e condannate a tre mesi di relcusione. Al pescarese, invece, non era stato mosso alcun addebito tanto che aveva potuto fare ritorno in Italia senza problemi. Domenica la madre e l'avvocato Giovanni Scudieri (che col collega Maurizio Di Lallo rappresenta la famiglia), arriveranno a Durazzo.
http://www.iltempo.it/abruzzo/2010/09/02/1195857-spalancano_porte_carcere.shtml
Intrigo internazionale: nessuno ha letto la sentenza di condanna a 5 anni emessa in Marocco
Ore di febbrile attesa che da Roma arrivi la richiesta ufficiale del Ministero della giustizia che consenta il rimpatrio del pescarese arrestato in esecuzione di un mandatoi di cattura internazionale per traffico di auto. Una vicenda dai contorni kafkiani, per una sentenza "fantasma" che nessuno ha visto, ma che è stata emessa da un tribunale marocchino ed è passata in giudicato a totale insaputa del condannato, mai raggiunto da alcun atto, comunicazione o notifica. Oggi è un giorno cruciale per il barista quarantasettenne che si era recato in Albania con la famiglia per le vacanze ed è stato arrestato dalla polizia doganale. Se a livello ministeriale non si muoverà nulla, allora di scatenerà la battaglia legale a tutti i livelli, per consentire almeno il rientro in Italia e scongiurare l'estradizione in Marocco. Poi si vedrà come smontare il provvedimento del tribunale maghrebino. Gli avvocati pescaresi Giovanni Scudieri e Maurizio Di Lallo, nella peggiore delle ipotesi, raggiungeranno il loro assistito domenica. Nel frattempo il suocero dell'arrestato ha dato mandato al legale del consolato, Ippolito Ferretti (che ha anche uno studio nel Paese della aquile), mentre della vicenda è stato interessato il presidente della Camera penale e dell'ordine degli avvocati albanesi, Maksim Haxhia. Quest'ultimo, ex ministro della giustizia è titolare del celebre studio associato Hahxia & Hajdari . In casa dei genitori del malcapitato, si vivono momenti di febbrile attesa. Il rientro a casa, per quanto in regime di resitrizione della libertà, metterebbe al sicuro il figlio dalla consegna alle autorità del Marocco. Solo dopo si potrà cercare il bandolo della matassa di uan storia che pare tratta dalla sceneggiatura di un film drammatico. La partita per ora si gioca più a livello diplomatico che giuridico. Le relazioni tra Italia e Albania sono diverse rispetto a quelle tra Albania e Marocco. Ma se non si sbroglierà al più presto l'intreccio legale, tempo 30 o 40 giorni Tirana sarà costretta ad aderire alle richieste di Rabat. Gli avvocati pescaresi non si sbilanciano, proprio per il fatto che allo stato attuale non esiste alcuna carta processuale da poter studiare. Sottolineano però quali possono essere le conseguenze di questa vicenda, dal punto di vista personale, familiare e anche economico: l'uomo ha da poco avviato un'attività commerciale e si trova adesso nell'impossibilità di far fronte agli impegni assunti. La moglie e i tre bambini cercano di aiutarlo almeno nel morale, in questi giorni snervanti trascorsi nella camera di sicurezza del commissariato
http://www.iltempo.it/abruzzo/2010/09/03/1196188-rimpatrio_corre_filo_rasoio.shtml
Ore di febbrile attesa che da Roma arrivi la richiesta ufficiale del Ministero della giustizia che consenta il rimpatrio del pescarese arrestato in esecuzione di un mandatoi di cattura internazionale per traffico di auto. Una vicenda dai contorni kafkiani, per una sentenza "fantasma" che nessuno ha visto, ma che è stata emessa da un tribunale marocchino ed è passata in giudicato a totale insaputa del condannato, mai raggiunto da alcun atto, comunicazione o notifica. Oggi è un giorno cruciale per il barista quarantasettenne che si era recato in Albania con la famiglia per le vacanze ed è stato arrestato dalla polizia doganale. Se a livello ministeriale non si muoverà nulla, allora di scatenerà la battaglia legale a tutti i livelli, per consentire almeno il rientro in Italia e scongiurare l'estradizione in Marocco. Poi si vedrà come smontare il provvedimento del tribunale maghrebino. Gli avvocati pescaresi Giovanni Scudieri e Maurizio Di Lallo, nella peggiore delle ipotesi, raggiungeranno il loro assistito domenica. Nel frattempo il suocero dell'arrestato ha dato mandato al legale del consolato, Ippolito Ferretti (che ha anche uno studio nel Paese della aquile), mentre della vicenda è stato interessato il presidente della Camera penale e dell'ordine degli avvocati albanesi, Maksim Haxhia. Quest'ultimo, ex ministro della giustizia è titolare del celebre studio associato Hahxia & Hajdari . In casa dei genitori del malcapitato, si vivono momenti di febbrile attesa. Il rientro a casa, per quanto in regime di resitrizione della libertà, metterebbe al sicuro il figlio dalla consegna alle autorità del Marocco. Solo dopo si potrà cercare il bandolo della matassa di uan storia che pare tratta dalla sceneggiatura di un film drammatico. La partita per ora si gioca più a livello diplomatico che giuridico. Le relazioni tra Italia e Albania sono diverse rispetto a quelle tra Albania e Marocco. Ma se non si sbroglierà al più presto l'intreccio legale, tempo 30 o 40 giorni Tirana sarà costretta ad aderire alle richieste di Rabat. Gli avvocati pescaresi non si sbilanciano, proprio per il fatto che allo stato attuale non esiste alcuna carta processuale da poter studiare. Sottolineano però quali possono essere le conseguenze di questa vicenda, dal punto di vista personale, familiare e anche economico: l'uomo ha da poco avviato un'attività commerciale e si trova adesso nell'impossibilità di far fronte agli impegni assunti. La moglie e i tre bambini cercano di aiutarlo almeno nel morale, in questi giorni snervanti trascorsi nella camera di sicurezza del commissariato
http://www.iltempo.it/abruzzo/2010/09/03/1196188-rimpatrio_corre_filo_rasoio.shtml
La disperazione della madre del barista arrestato in Albania in esecuzione di una sentenza «fantasma»
Un uomo è sparito, inghiottito dalle sabbie mobili di una "giustizia" perversa e senza ritegno che non ha rispetto neanche del più elementare diritto di un imputato, quello alla difesa. Michele Cusanno, 47 anni, residente a Cepagatti, è finito dalla vacanza all'inferno. È stato rinchiuso in un carcere albanese senza aver fatto niente e senza aver avuto neanche la possibilità di difendersi dalle accuse che gli venivano mosse in Marocco, lo stato africano che ha spiccato l'ordine di cattura internazionale a suo carico e dove rischia di essere trasferito se le autorità italiane non si muovono per riportarlo in Italia, dalla sua famiglia. «Per favore - dice la mamma Leda, 70 anni, in lacrime - fatemi parlare col ministro Alfano. Gli voglio chiedere la grazia di intervenire per far tornare mio figlio in Italia, da sua moglie, dai suoi tre bambini, da tutti noi. Non ha fatto niente, non sa neanche perché è stato arrestato. Stiamo vivendo ore di angoscia perché non sappiamo in che condizioni si trovi nel carcere albanese dove è stato rinchiuso da innocente. Sono disposta ad andare anche a piedi dal ministro, lui è l'unico che può fare qualcosa ma l'importante è che si faccia presto». Una storia assurda, incomprensibile, dolorosa, piena di zone d'ombra sul piano giudiziario (ammesso che questo meccanismo infernale possa essere ancora definito tale) e risvolti umani toccanti. «Mia figlia - dice ancora mamma Leda - che ha già subìto un trapianto e che doveva partire in questi giorni per Milano per effettuare il secondo, ha detto che non si muoverà da casa se non arriveranno notizie del fratello». Lui rischia la vita in Albania, dove il carcere è un'esperienza ben più pesante che in Italia (e col rischio di finire nel girone dantesco delle prigioni marocchine), lei rischia la vita in Italia, rifiutando di sottoporsi alle cure in grado di aiutarla se non viene rilasciato il fratello. Una corsa contro il tempo che può avere esiti tragici se la diplomazia italiana non si mette subito al lavoro per riportare a casa Michele. Nel frattempo, riferisce il fratello Luigi, vengono fuori nuovi elementi che rendono la storia ancora più incredibile. Michele Cusanno, in realtà, non è stato mai fermato in Marocco come si pensava in un primo momento. «Cinque anni fa - racconta - mio fratello era andato in vacanza con due amici nello stato africano. Per muoversi usavano l'auto di uno dei due amici che, a un controllo, non risultò in regola. Michele quel giorno però era in albergo, e non fu fermato come invece le due persone che furono anche condannate a tre mesi di carcere. In quell'occasione si prodigò per tirare fuori dai guai l'amico possessore dell'auto incriminato, procurandogli un avvocato. Poi ripartì per l'Italia senza che alcuno avesse mosso addebiti nei suoi confronti». Dopo cinque anni la catastrofe, un epilogo che ha catapultato l'imprenditore e la sua famiglia in un incubo senza fine. «Appena sbarcato a Durazzo, in compagnia del suocero col quale aveva in programma una battuta di caccia - continua Luigi Cusanno - Michele è stato fermato dall'Interpol in base a un ordine di cattura internazionale emesso da un tribunale marocchino dopo essere stato condannato a cinque anni di reclusione per traffico internazionale di auto. Di tutto il processo e della condanna non ha mai saputo niente. In Italia non gli è mai stato notificato alcun atto. Neanche adesso che è stato raggiunto da un ordine di cattura internazionale le autorità italiane sanno niente. Addirittura non si sa nulla neanche di questo ordine di cattura che, in caso contrario, poteva essere eseguito eventualmente in Italia salvo poi attivare i canali internazionali della diplomazia per capire cosa stava succedendo, o meglio, cosa è successo all'insaputa di un uomo che è stato sottratto ai suoi affetti più cari e sbattuto senza motivo in una prigione albanese». Della sentenza fantasma non sanno niente neanche le autorità albanesi che, in mancanza di una specifica richiesta da parte del governo italiano, saranno costrette a "consegnare" l'uomo.
http://www.iltempo.it/abruzzo/2010/09/04/1196515-ministro_aiuti_figlio.shtml
Un uomo è sparito, inghiottito dalle sabbie mobili di una "giustizia" perversa e senza ritegno che non ha rispetto neanche del più elementare diritto di un imputato, quello alla difesa. Michele Cusanno, 47 anni, residente a Cepagatti, è finito dalla vacanza all'inferno. È stato rinchiuso in un carcere albanese senza aver fatto niente e senza aver avuto neanche la possibilità di difendersi dalle accuse che gli venivano mosse in Marocco, lo stato africano che ha spiccato l'ordine di cattura internazionale a suo carico e dove rischia di essere trasferito se le autorità italiane non si muovono per riportarlo in Italia, dalla sua famiglia. «Per favore - dice la mamma Leda, 70 anni, in lacrime - fatemi parlare col ministro Alfano. Gli voglio chiedere la grazia di intervenire per far tornare mio figlio in Italia, da sua moglie, dai suoi tre bambini, da tutti noi. Non ha fatto niente, non sa neanche perché è stato arrestato. Stiamo vivendo ore di angoscia perché non sappiamo in che condizioni si trovi nel carcere albanese dove è stato rinchiuso da innocente. Sono disposta ad andare anche a piedi dal ministro, lui è l'unico che può fare qualcosa ma l'importante è che si faccia presto». Una storia assurda, incomprensibile, dolorosa, piena di zone d'ombra sul piano giudiziario (ammesso che questo meccanismo infernale possa essere ancora definito tale) e risvolti umani toccanti. «Mia figlia - dice ancora mamma Leda - che ha già subìto un trapianto e che doveva partire in questi giorni per Milano per effettuare il secondo, ha detto che non si muoverà da casa se non arriveranno notizie del fratello». Lui rischia la vita in Albania, dove il carcere è un'esperienza ben più pesante che in Italia (e col rischio di finire nel girone dantesco delle prigioni marocchine), lei rischia la vita in Italia, rifiutando di sottoporsi alle cure in grado di aiutarla se non viene rilasciato il fratello. Una corsa contro il tempo che può avere esiti tragici se la diplomazia italiana non si mette subito al lavoro per riportare a casa Michele. Nel frattempo, riferisce il fratello Luigi, vengono fuori nuovi elementi che rendono la storia ancora più incredibile. Michele Cusanno, in realtà, non è stato mai fermato in Marocco come si pensava in un primo momento. «Cinque anni fa - racconta - mio fratello era andato in vacanza con due amici nello stato africano. Per muoversi usavano l'auto di uno dei due amici che, a un controllo, non risultò in regola. Michele quel giorno però era in albergo, e non fu fermato come invece le due persone che furono anche condannate a tre mesi di carcere. In quell'occasione si prodigò per tirare fuori dai guai l'amico possessore dell'auto incriminato, procurandogli un avvocato. Poi ripartì per l'Italia senza che alcuno avesse mosso addebiti nei suoi confronti». Dopo cinque anni la catastrofe, un epilogo che ha catapultato l'imprenditore e la sua famiglia in un incubo senza fine. «Appena sbarcato a Durazzo, in compagnia del suocero col quale aveva in programma una battuta di caccia - continua Luigi Cusanno - Michele è stato fermato dall'Interpol in base a un ordine di cattura internazionale emesso da un tribunale marocchino dopo essere stato condannato a cinque anni di reclusione per traffico internazionale di auto. Di tutto il processo e della condanna non ha mai saputo niente. In Italia non gli è mai stato notificato alcun atto. Neanche adesso che è stato raggiunto da un ordine di cattura internazionale le autorità italiane sanno niente. Addirittura non si sa nulla neanche di questo ordine di cattura che, in caso contrario, poteva essere eseguito eventualmente in Italia salvo poi attivare i canali internazionali della diplomazia per capire cosa stava succedendo, o meglio, cosa è successo all'insaputa di un uomo che è stato sottratto ai suoi affetti più cari e sbattuto senza motivo in una prigione albanese». Della sentenza fantasma non sanno niente neanche le autorità albanesi che, in mancanza di una specifica richiesta da parte del governo italiano, saranno costrette a "consegnare" l'uomo.
http://www.iltempo.it/abruzzo/2010/09/04/1196515-ministro_aiuti_figlio.shtml
La sentenza «fantasma» di condanna potrà essere smontata solo in un secondo tempo.
Tra domani e dopodomani la segreteria del ministro della Giustizia Alfano riceverà a Roma la madre e il fratello di Michele Cusanno. Si apre così un significativo spiraglio per le sorti del quarantasettenne barista arrestato a Durazzo in esecuzione di un mandato di cattura internazionale spiccato dal Marocco per traffico di automobili. Il tutto in base a una sentenza di condanna a cinque anni emessa dal un tribunale maghrebino, di cui non c'è traccia, né tantomeno ci sarebbe mai stata alcuna informativa o notifica persino sul procedimento penale. L'intervento risolutivo del ministro, invocato tra le lacrime dalla settantenne signora Leda. madre dell'arrestato, dovrebbe quindi divenire realtà di qui a pochi giorni, sbloccando la situazione sia nei desideri della famiglia, sia delle autorità albanesi ben desiderose di sbrogliare la matassa riconsegnando il detenuto all'Italia con la giustificazione della richiesta di rimpatrio, unico scudo alla consegna alle autorità marocchine. Il fratello di Cusanno, Luigi, insiste intanto nel sottolineare che il quarantasettenne è del tutto estraneo ai fatti contestati, ricordando che mai lui è stato fermato né tantomeno sottoposto ad alcun provvedimento in Marocco. E, soprattutto, ricorda che in nessun momento Luigi ha avuto cognizione che fosse processato in contumacia. Quella sentenza, ormai passata in giudicato, potrà eventualmente essere smontata dagli avvocati Giovanni Scudieri e Maurizio Di Lallo non appena verranno rese note le motivazioni. In questo momento se ne conosce solo il dispositivo, nella misura in cui l'Interpol ha ricevuto l'informativa per via telematica, che i doganieri di Durazzo hanno portato a compimento fermando Cusanno. Il barista si era recato in Albania per una breve vacanza in compagnia del suocero con cui divide la passione per la caccia. La moglie e i tre figli sono in città e aspettano adesso con trepidazione l'esito dell'incontro a Roma, ottenuto grazie anche ai buoni uffici di esponenti politici locali che si sono offerti di fare da tramite con la segreteria.
http://www.iltempo.it/abruzzo/2010/09/05/1196829-lacrime_leda_smuovono_alfano.shtml
Tra domani e dopodomani la segreteria del ministro della Giustizia Alfano riceverà a Roma la madre e il fratello di Michele Cusanno. Si apre così un significativo spiraglio per le sorti del quarantasettenne barista arrestato a Durazzo in esecuzione di un mandato di cattura internazionale spiccato dal Marocco per traffico di automobili. Il tutto in base a una sentenza di condanna a cinque anni emessa dal un tribunale maghrebino, di cui non c'è traccia, né tantomeno ci sarebbe mai stata alcuna informativa o notifica persino sul procedimento penale. L'intervento risolutivo del ministro, invocato tra le lacrime dalla settantenne signora Leda. madre dell'arrestato, dovrebbe quindi divenire realtà di qui a pochi giorni, sbloccando la situazione sia nei desideri della famiglia, sia delle autorità albanesi ben desiderose di sbrogliare la matassa riconsegnando il detenuto all'Italia con la giustificazione della richiesta di rimpatrio, unico scudo alla consegna alle autorità marocchine. Il fratello di Cusanno, Luigi, insiste intanto nel sottolineare che il quarantasettenne è del tutto estraneo ai fatti contestati, ricordando che mai lui è stato fermato né tantomeno sottoposto ad alcun provvedimento in Marocco. E, soprattutto, ricorda che in nessun momento Luigi ha avuto cognizione che fosse processato in contumacia. Quella sentenza, ormai passata in giudicato, potrà eventualmente essere smontata dagli avvocati Giovanni Scudieri e Maurizio Di Lallo non appena verranno rese note le motivazioni. In questo momento se ne conosce solo il dispositivo, nella misura in cui l'Interpol ha ricevuto l'informativa per via telematica, che i doganieri di Durazzo hanno portato a compimento fermando Cusanno. Il barista si era recato in Albania per una breve vacanza in compagnia del suocero con cui divide la passione per la caccia. La moglie e i tre figli sono in città e aspettano adesso con trepidazione l'esito dell'incontro a Roma, ottenuto grazie anche ai buoni uffici di esponenti politici locali che si sono offerti di fare da tramite con la segreteria.
http://www.iltempo.it/abruzzo/2010/09/05/1196829-lacrime_leda_smuovono_alfano.shtml
A Durazzo ha ricevuto la visita di madre e moglie che gli hanno portato cibo e danaro per gli acquisti allo spaccio
Cusanno in un carcere senza vitto né acqua
Divide una cella con due detenuti albanesi, ma sottolinea che viene trattato bene da tutti, secondini e prigionieri. Michele Cusanno ha ricevuto ieri in carcere la visita della moglie e della madre Leda; il suocero è rimasto nella città costiera per fornirgli assistenza. Un'assistenza concreta e tangibile, perché il regime carcerario non prevede il vitto. Ovvero, il detenuto deve provvedere a se stesso acquistando cibo e acqua dallo spaccio, oppure deve intervenire la famiglia procurandogli per tempo i pasti dall'esterno. A Cusanno sono stati forniti viveri non deteriorabili e anche danaro per poter provvedere a se stesso. La madre e la moglie torneranno a Pescara giovedì, mentre il suocero rimarrà a Durazzo in attesa di buone notizie. Che potrebbero arrivare già domani, giorno in cui è in programma l'incontro presso la segreteria del ministro della Giustizia Alfano al quale prenderanno parte gli avvocati Angelo e Giovanni Scudieri. I legali faranno valere le ragioni del loro assistito affinché venga emesso un provvedimento di rimpatrio del quarantasettenne barista. In questo modo si eviterà che Cusanno possa essere consegnato alle autorità marocchine per scontare la condanna a cinque anni di reclusione. Ciò non gli eviterà, almeno nell'immediato, che per lui si spalanchino le porte del carcere a Pescara, ma faciliterà enormemente il lavoro di tutti, e degli avvocati in primo luogo, per passare al vaglio la sentenza passata in giudicato di cui si conosce solo la sintesi del dispositivo. Solo allora si potranno far emergere i motivi che possano consentire la riapertura del caso. Il pescarese si è sempre proclamato estraneo ai fatti e non ha mancato di dire e far sapere che lui di quella sentenza non solo non ha mai saputo nulla, ma anche di essere all'oscuro che nei suoi confronti fosse stato aperto un procedimento penale. I fatti contestati risalgono a cinque anni fa quando due conoscenti di Cusanno vennero fermati in Marocco in un'auto con i documenti irregolari: loro vennero processati e condannati, ma il pescarese non fu neppure sfioratop dall'inchiesta, tant'è che potè assistere gli altri due e poi tornare tranquillamente in Italia. Pochi giorni fa, mentre si recava in vacanza suocero a Durazzo per una battuta di caccia di 3 o 4 giorni, l'amara sorpresa arrivata col fermo da parte dei doganieri albanesi in esecuzione di una nota diramata dall'Interpol.
http://www.iltempo.it/abruzzo/2010/09/07/1197458-cusanno_carcere_senza_vitto_acqua.shtml
Cusanno in un carcere senza vitto né acqua
Divide una cella con due detenuti albanesi, ma sottolinea che viene trattato bene da tutti, secondini e prigionieri. Michele Cusanno ha ricevuto ieri in carcere la visita della moglie e della madre Leda; il suocero è rimasto nella città costiera per fornirgli assistenza. Un'assistenza concreta e tangibile, perché il regime carcerario non prevede il vitto. Ovvero, il detenuto deve provvedere a se stesso acquistando cibo e acqua dallo spaccio, oppure deve intervenire la famiglia procurandogli per tempo i pasti dall'esterno. A Cusanno sono stati forniti viveri non deteriorabili e anche danaro per poter provvedere a se stesso. La madre e la moglie torneranno a Pescara giovedì, mentre il suocero rimarrà a Durazzo in attesa di buone notizie. Che potrebbero arrivare già domani, giorno in cui è in programma l'incontro presso la segreteria del ministro della Giustizia Alfano al quale prenderanno parte gli avvocati Angelo e Giovanni Scudieri. I legali faranno valere le ragioni del loro assistito affinché venga emesso un provvedimento di rimpatrio del quarantasettenne barista. In questo modo si eviterà che Cusanno possa essere consegnato alle autorità marocchine per scontare la condanna a cinque anni di reclusione. Ciò non gli eviterà, almeno nell'immediato, che per lui si spalanchino le porte del carcere a Pescara, ma faciliterà enormemente il lavoro di tutti, e degli avvocati in primo luogo, per passare al vaglio la sentenza passata in giudicato di cui si conosce solo la sintesi del dispositivo. Solo allora si potranno far emergere i motivi che possano consentire la riapertura del caso. Il pescarese si è sempre proclamato estraneo ai fatti e non ha mancato di dire e far sapere che lui di quella sentenza non solo non ha mai saputo nulla, ma anche di essere all'oscuro che nei suoi confronti fosse stato aperto un procedimento penale. I fatti contestati risalgono a cinque anni fa quando due conoscenti di Cusanno vennero fermati in Marocco in un'auto con i documenti irregolari: loro vennero processati e condannati, ma il pescarese non fu neppure sfioratop dall'inchiesta, tant'è che potè assistere gli altri due e poi tornare tranquillamente in Italia. Pochi giorni fa, mentre si recava in vacanza suocero a Durazzo per una battuta di caccia di 3 o 4 giorni, l'amara sorpresa arrivata col fermo da parte dei doganieri albanesi in esecuzione di una nota diramata dall'Interpol.
http://www.iltempo.it/abruzzo/2010/09/07/1197458-cusanno_carcere_senza_vitto_acqua.shtml
Per lui l'odissea è durata a lungo, da quando, appena sbarcato in Albania per trascorrere una vacanza con la sua famiglia, è stato arrestato.
Sull'uomo, infatti, pendeva una condannato a cinque anni di reclusione per traffico di auto rubate. Una condanna, emessa da un tribunale marocchino, non gli sarebbe -secondo quanto reso noto all'Ansa dal suo avvocato, Emanuele Ferretti- mai stata notificata. Ed è vero che in questura a Pescara non risulta nulla a suo carico: l'uomo qualche mese fa aveva inoltrato una richiesta della certificazione occorrente ad aprire la sua attività di ristorazione a Cepagatti e gli è stata rilasciata senza batter ciglio. Nessun carico pendente, tutto perfetto. Il legale spiega che in base al diritto marocchino il reato sarebbe già prescritto, anche se continuava a permanere il mandato di cattura di Rabat. E per questo la vacanza si è trasformata ben presto in incubo e l'uomo per un mese è stato costretto a vivere nel carcere di massima sicurezza di Durazzo
Il legale ha anche spiegato che «Cusanno dichiara di non aver mai avuto notifica, prima dell'arresto, da parte dello stato del Marocco dell'esistenza di un procedimento penale a proprio carico e di non aver mai avuto quindi la possibilità di difendersi da un'accusa che egli, fra l'altro, contesta».
I fatti contestati risalgono a cinque anni fa quando due conoscenti di Cusanno vennero fermati in Marocco in un'auto con i documenti irregolari: loro vennero processati e condannati, ma il pescarese non entrò mai dall'inchiesta. Sul caso si sono attivati anche i canali diplomatici italiani, l'ambasciata d'Italia a Tirana in particolar modo, ed anche quella a Rabat in Marocco. Cusanno ed il suo difensore hanno voluto evidenziare anche «la professionalità e l'efficacia con la quale le autorità albanesi hanno gestito il caso».
Sulla vicenda il senatore del Pdl, Andrea Pastore, aveva interrogato anche i ministri degli Esteri e della Giustizia, Frattini e Alfano.
L'uomo nel periodo di detenzione ha diviso la sua cella con due albanesi e ha sempre raccontato ai suoi parenti che andavano a trovarlo di essere stato trattato bene.
http://www.primadanoi.it/modules/articolo/article.php?storyid=644
Sull'uomo, infatti, pendeva una condannato a cinque anni di reclusione per traffico di auto rubate. Una condanna, emessa da un tribunale marocchino, non gli sarebbe -secondo quanto reso noto all'Ansa dal suo avvocato, Emanuele Ferretti- mai stata notificata. Ed è vero che in questura a Pescara non risulta nulla a suo carico: l'uomo qualche mese fa aveva inoltrato una richiesta della certificazione occorrente ad aprire la sua attività di ristorazione a Cepagatti e gli è stata rilasciata senza batter ciglio. Nessun carico pendente, tutto perfetto. Il legale spiega che in base al diritto marocchino il reato sarebbe già prescritto, anche se continuava a permanere il mandato di cattura di Rabat. E per questo la vacanza si è trasformata ben presto in incubo e l'uomo per un mese è stato costretto a vivere nel carcere di massima sicurezza di Durazzo
Il legale ha anche spiegato che «Cusanno dichiara di non aver mai avuto notifica, prima dell'arresto, da parte dello stato del Marocco dell'esistenza di un procedimento penale a proprio carico e di non aver mai avuto quindi la possibilità di difendersi da un'accusa che egli, fra l'altro, contesta».
I fatti contestati risalgono a cinque anni fa quando due conoscenti di Cusanno vennero fermati in Marocco in un'auto con i documenti irregolari: loro vennero processati e condannati, ma il pescarese non entrò mai dall'inchiesta. Sul caso si sono attivati anche i canali diplomatici italiani, l'ambasciata d'Italia a Tirana in particolar modo, ed anche quella a Rabat in Marocco. Cusanno ed il suo difensore hanno voluto evidenziare anche «la professionalità e l'efficacia con la quale le autorità albanesi hanno gestito il caso».
Sulla vicenda il senatore del Pdl, Andrea Pastore, aveva interrogato anche i ministri degli Esteri e della Giustizia, Frattini e Alfano.
L'uomo nel periodo di detenzione ha diviso la sua cella con due albanesi e ha sempre raccontato ai suoi parenti che andavano a trovarlo di essere stato trattato bene.
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L'incubo è finito e Michele, 47 anni, sposato e padre di tre figli, ha potuto riabbracciare i suoi cari dopo settimane terribili. Rinchiuso in un carcere albanese per una sentenza fantasma, col rischio di essere trasferito in una prigione del Marocco, senza sapere neanche per cosa era stato condannato e senza aver avuto la possibilità di difendersi, l'imprenditore pescarese è tornato ora alla sua vita di sempre fatta di affetti, di lavoro, di cose normali. «Adesso mi sento bene - dice al telefono -. Sono stato rimesso in libertà sabato e poi mi sono dovuto fermare ancora un po' in Albania, ma finalmente sono a casa». Sono stati momenti terribili. «Il primo problema - racconta - è stato quello della lingua». Trovarsi in un carcere di un paese straniero senza sapere perché e senza avere la possibilità di comunicare è innegabilmente un'esperienza scioccante. «Ringrazio Dio - dice - e il mio carattere forte. Una persona meno forte di me avrebbe avuto idee suicide». Michele Cusanno chiarisce anche che tutta la vicenda giudiziaria in Marocco è nata da un documento falsificato, in occasione di un precedente viaggio nello stato africano. «La persona che era con me - aggiunge - per discolparsi mi ha accusato dandomi tutta la responsabilità. Io non ne sapevo niente di quella storia. Ora il problema è stato risolto grazie all'avvocato Emanuele Ferretti che è riuscito a trovare una soluzione per farmi tornare a casa». Michele è un fiume in piena e ringrazia tutti. «Ringrazio l'avvocato, il console Susanna Shlein, una persona splendida che mi ha aiutato molto, il direttore del carcere, Abdullah Duka. Sono stato trattato bene, non mi hanno fatto mancare niente». A ricondurlo in Italia è stata una nave che lo ha portato fino al porto di Bari, dove ad attenderlo c'era la sua famiglia». Il Albania era andato col suocero per andare a pesca e, una volta a Durazzo, era stato fermato per un ordine di cattura internazionale di cui nessuno sapeva niente. Sul caso di Cusanno il senatore Andrea Pastore aveva presentato un'interrogazione al ministro della giustizia Angelino Alfano e degli esteri, Franco Frattini. E ora dopo le telecamere della Rai anche la trasmissione Mediaset "Verissimo" si sta interessando alla vicenda.
http://www.iltempo.it/abruzzo/2010/09/22/1202674-abbraccio_della_famiglia_della_liberta.shtml
http://www.iltempo.it/abruzzo/2010/09/22/1202674-abbraccio_della_famiglia_della_liberta.shtml
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