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Ragazza marocchina sfigurata in strada con acido muriatico, rischia di perdere un occhio
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270810
Ragazza marocchina sfigurata in strada con acido muriatico, rischia di perdere un occhio
Torino, 27 ago. - (Adnkronos) - Una giovane marocchina di 19 anni è stata aggredita ieri sera a Torino, intorno alle 23, da un uomo che si è avvicinato in strada e le ha versato dell'acido muriatico addosso. La ragazza, intubata e sedata, è ricoverata nel reparto grandi ustionati del Cto e riporta ustioni di secondo e terzo grado sul 20% del corpo. Altre tre persone sono state raggiunte dagli schizzi: una donna anziana e suo figlio, italiani, ricoverati e dimessi già in nottata, e un uomo marocchino, sulla cinquantina, che ora è ricoverato nello stesso ospedale della 19enne in chirurgia plastica. In condizioni meno gravi, sveglio e cosciente, e riporta ustioni di secondo grado sul 10% del corpo.
Secondo le prime ricostruzioni, spiega il comandante della compagnia Oltre Dora dei carabinieri, il capitano Luigi Isacchini, l'aggressore si sarebbe avvicinato a piedi e, raggiunta la giovane alle spalle, le avrebbe rovesciato addosso il contenuto di una bottiglia. Dopo di che sarebbe scappato a piedi. Il fatto e' avvenuto in via Maria Ausiliatrice, all'angolo con corso Principe Oddone.
Le testimonianze sono contrastanti, perché è stato tutto molto rapido e i passanti che hanno assistito alla concitata scena non hanno capito subito ciò che stava succedendo. Anche l'aggressore sarebbe straniero e conoscerebbe la vittima. All'origine dell'aggressione, e' l'ipotesi dei militari, ci sarebbe una motivazione di carattere passionale.
Secondo le prime ricostruzioni, spiega il comandante della compagnia Oltre Dora dei carabinieri, il capitano Luigi Isacchini, l'aggressore si sarebbe avvicinato a piedi e, raggiunta la giovane alle spalle, le avrebbe rovesciato addosso il contenuto di una bottiglia. Dopo di che sarebbe scappato a piedi. Il fatto e' avvenuto in via Maria Ausiliatrice, all'angolo con corso Principe Oddone.
Le testimonianze sono contrastanti, perché è stato tutto molto rapido e i passanti che hanno assistito alla concitata scena non hanno capito subito ciò che stava succedendo. Anche l'aggressore sarebbe straniero e conoscerebbe la vittima. All'origine dell'aggressione, e' l'ipotesi dei militari, ci sarebbe una motivazione di carattere passionale.

Incapervinca- Admin
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Numero di messaggi: 5492
Data d'iscrizione: 22.04.09
Località: Marocco
Ragazza marocchina sfigurata in strada con acido muriatico, rischia di perdere un occhio :: Commenti
Rischia di perdere un occhio la ragazza di 19 anni,di origine marocchina, che ieri sera a Torino è stata colpita da un un getto di acido che ha coinvolto altre tre persone.
La giovane, Hasna Beniliha, si trova, intubata e sedata, nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale Cto. Ha ustioni di secondo e terzo grado sul 20% del corpo, in particolare viso e torace. Dei feriti uno non è stato dimesso ma si trova ancora ricoverato nel reparto di chirurgia plastica con ustioni di secondo grado sul 10% del corpo.
È anche lui un marocchino, Ahmed Hamro, 51 anni. Le sue condizioni, tuttavia, non destano preoccupazioni. Intanto prende sempre più corpo l’ipotesi che potrebbe trattarsi del gesto di un ex fidanzato o di uno spasimante respinto. La giovane, che ieri sera era scesa dal bus in corso Principe Oddone, stava rincasando quando è stata sorpresa dall’aggressore. Le altre tre persone (una madre e figlio italiani e Ahmed Hamro) sarebbero state colpite accidentalmente.
lastampa
La giovane, Hasna Beniliha, si trova, intubata e sedata, nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale Cto. Ha ustioni di secondo e terzo grado sul 20% del corpo, in particolare viso e torace. Dei feriti uno non è stato dimesso ma si trova ancora ricoverato nel reparto di chirurgia plastica con ustioni di secondo grado sul 10% del corpo.
È anche lui un marocchino, Ahmed Hamro, 51 anni. Le sue condizioni, tuttavia, non destano preoccupazioni. Intanto prende sempre più corpo l’ipotesi che potrebbe trattarsi del gesto di un ex fidanzato o di uno spasimante respinto. La giovane, che ieri sera era scesa dal bus in corso Principe Oddone, stava rincasando quando è stata sorpresa dall’aggressore. Le altre tre persone (una madre e figlio italiani e Ahmed Hamro) sarebbero state colpite accidentalmente.
lastampa
«Io non c’entro niente con la storia dell’acido. Non ho mai pensato di fare del male ad Hasna. Sì, è stata mia moglie, ma abbiamo divorziato prima di venire in Italia».
Houaifi Abdelraihm, ex marito della giovane marocchina sfregiata giovedì sera da un getto d’acido all’angolo tra via Maria Ausiliatrice e corso Principe Oddone, ieri pomeriggio è stato interrogato a lungo dai carabinieri di Torino. Non è indagato. Gli investigatori stanno cercando l’aggressore. Forse un amico respinto. Houafi, operaio metalmeccanico, ha 32 anni. Vive a Favria. Ieri mattina si è presentato nel reparto Grandi ustionati del Cto, ma i medici non gli hanno permesso di vedere la ragazza.
Chi è stato a ridurre Hasna in quel modo?
«Non lo so. Di certo è stato un animale. Un uomo che fa così a una donna non può che essere un animale. Uno che non merita niente. Ai carabinieri ho detto tutto quello che sapevo. Purtroppo molto poco».
Vi siete sentiti di recente?
«Giovedì scorso, prima del fatto, mi ha chiamato al telefono. Mi ha detto che doveva andare in questura a rinnovare il permesso di soggiorno, a farsi prendere le impronte della mano. Tutto qui. Poi non l’ho più sentita. Abito e lavoro nel Canavese, di rado vengono a Torino. Con Hasna non ci vediamo mai, ci sentiamo solo al cellulare. So che vive con un’amica, ma non conoscono chi frequenta. Vorrei parlare, per capire di più di questa storia».
Quando vi siete sposati?
«In Marocco più di tre anni fa, con una cerimonia semplice. Nel 2009 ci siamo separati. Avevamo problemi con le famiglie. Poi io sono tornato in Italia e poco dopo ci è venuta anche lei, per conto suo. Vivendo nello stesso posto, abbiamo mantenuto i contatti. Siamo in buoni rapporti. Hasna qui non ha altri parenti. Solo un’amica con cui condivide un appartamento e alla quale vorrei tanto parlare per capire di più cosa è successo».
In un primo momento si parlava di lei come un sospettato, adesso l’attenzione degli investigatori sembra essere orientata altrove. Ha potuto aiutarli?
«No, perché non so davvero chi ha buttato addosso ad Hasna l’acido. Se lo sapessi lo direi subito ai carabinieri. Io di certo non sono stato. Io lavoro e basta. Credetemi, non sono una bestia. Anzi, sono in pensiero per lei. Vorrei vederla. Ho il cuore a pezzi».
I carabinieri le hanno chiesto qualcosa di preciso?
«Le solite cose. Dove sono stato, se conoscevo le sue abitudini. Se mi ha parlato di nemici. Ma ho detto di no. Al telefono, non mi è mai sembrata spaventata».
Come ha saputo del ferimento della sua ex moglie? L’ha avvisata qualcuno?
«No, ho letto sul giornale il suo nome, e poi la televisione l’ha ripetuto. Ho capito che era lei. Sono andato in ospedale ma i medici mi hanno detto che non potevo vederla, che prima dovevo parlare con i carabinieri e farmi autorizzare. Così sono venuto qui, in caserma».
Com’è Hasna come ragazza? Troppo emancipata?
«Come una ragazza di 19 anni. Bella e brava. Non posso dire niente di male di lei. Con una vita normale. Solo un bastardo poteva rovinargliela».
lastampa
Ultima modifica di Incapervinca il 02.09.10 12:38, modificato 1 volta
Houaifi Abdelraihm, ex marito della giovane marocchina sfregiata giovedì sera da un getto d’acido all’angolo tra via Maria Ausiliatrice e corso Principe Oddone, ieri pomeriggio è stato interrogato a lungo dai carabinieri di Torino. Non è indagato. Gli investigatori stanno cercando l’aggressore. Forse un amico respinto. Houafi, operaio metalmeccanico, ha 32 anni. Vive a Favria. Ieri mattina si è presentato nel reparto Grandi ustionati del Cto, ma i medici non gli hanno permesso di vedere la ragazza.
Chi è stato a ridurre Hasna in quel modo?
«Non lo so. Di certo è stato un animale. Un uomo che fa così a una donna non può che essere un animale. Uno che non merita niente. Ai carabinieri ho detto tutto quello che sapevo. Purtroppo molto poco».
Vi siete sentiti di recente?
«Giovedì scorso, prima del fatto, mi ha chiamato al telefono. Mi ha detto che doveva andare in questura a rinnovare il permesso di soggiorno, a farsi prendere le impronte della mano. Tutto qui. Poi non l’ho più sentita. Abito e lavoro nel Canavese, di rado vengono a Torino. Con Hasna non ci vediamo mai, ci sentiamo solo al cellulare. So che vive con un’amica, ma non conoscono chi frequenta. Vorrei parlare, per capire di più di questa storia».
Quando vi siete sposati?
«In Marocco più di tre anni fa, con una cerimonia semplice. Nel 2009 ci siamo separati. Avevamo problemi con le famiglie. Poi io sono tornato in Italia e poco dopo ci è venuta anche lei, per conto suo. Vivendo nello stesso posto, abbiamo mantenuto i contatti. Siamo in buoni rapporti. Hasna qui non ha altri parenti. Solo un’amica con cui condivide un appartamento e alla quale vorrei tanto parlare per capire di più cosa è successo».
In un primo momento si parlava di lei come un sospettato, adesso l’attenzione degli investigatori sembra essere orientata altrove. Ha potuto aiutarli?
«No, perché non so davvero chi ha buttato addosso ad Hasna l’acido. Se lo sapessi lo direi subito ai carabinieri. Io di certo non sono stato. Io lavoro e basta. Credetemi, non sono una bestia. Anzi, sono in pensiero per lei. Vorrei vederla. Ho il cuore a pezzi».
I carabinieri le hanno chiesto qualcosa di preciso?
«Le solite cose. Dove sono stato, se conoscevo le sue abitudini. Se mi ha parlato di nemici. Ma ho detto di no. Al telefono, non mi è mai sembrata spaventata».
Come ha saputo del ferimento della sua ex moglie? L’ha avvisata qualcuno?
«No, ho letto sul giornale il suo nome, e poi la televisione l’ha ripetuto. Ho capito che era lei. Sono andato in ospedale ma i medici mi hanno detto che non potevo vederla, che prima dovevo parlare con i carabinieri e farmi autorizzare. Così sono venuto qui, in caserma».
Com’è Hasna come ragazza? Troppo emancipata?
«Come una ragazza di 19 anni. Bella e brava. Non posso dire niente di male di lei. Con una vita normale. Solo un bastardo poteva rovinargliela».
lastampa
Ultima modifica di Incapervinca il 02.09.10 12:38, modificato 1 volta
Aveva aggredito con acido una connazionale, arrestato un marocchino
Abderrahim Soufi, 23 anni, pluripregiudicato, aveva cercato di fuggire. E' stato catturato ad Asti su un treno diretto a Napoli.
TORINO – Era stato respinto e per questo ha sfigurato il volto della donna che amava con acido muriatico, facendole perdere molto probabilmente l’uso di un occhio. E’ finito in carcere Abderrahim Soufi, un marocchino di 23 anni, pluripregiudicato senza fissa dimora, che giovedì sera ha rovinato per sempre la vita di una giovane connazionale Hasna Beniliha, 19 anni, residente a Torino. La ragazza era appena scesa da un autobus in centro quando l’uomo le ha lanciato un getto di acido muriatico, che l’ha colpita al volto e nella parte superiore del corpo.
TENTATIVO DI FUGA. Prima di essere catturato, Soufi ha cercato di fuggire, aiutato da un amico, Marhroum Salah, 24 anni, arrestato con l'accusa di favoreggiamento. I due sono stati presi alla stazione ferroviaria di Asti, a bordo di un treno diretto a Napoli. L'indagine ha permesso di risalire a Soufi, grazie alle testimonianze della stessa Hasna e di alcuni marocchini. Le intercettazioni telefoniche hanno poi permesso di scoprire e impedire il piano di fuga.
REATI CONTESTATI. Il reato contestato a Soufi è di lesioni gravissime nei confronti della ragazza, con le aggravanti dello sfregio permanente, dell'uso di sostanze corrosive, della premeditazione e, se lei perderà l’uso dell'occhio, anche della compromissione di organo. L'aggressore inoltre dovrà rispondere anche di lesioni gravi verso altre tre persone, due italiani e un marocchino, raggiunte per caso dagli schizzi di acido. Una volta fermato, Soufi avrebbe ammesso parzialmente le sue responsabilità.
CORTEGGIAMENTO E MINACCE. Abderrahim e Hasna si erano conosciuti in una delle feste etniche organizzate periodicamente dai nordafricani che vivono nel capoluogo piemontese. Lui aveva frainteso i gesti della giovane per una disponibilità nei suoi confronti e aveva iniziato a corteggiarla, chiedendole con insistenza di diventare la sua fidanzata. Respinto più volte, ha iniziato a minacciarla. L’uomo non sopportava inoltre alcuni atteggiamenti della giovane, ritenuti troppo “disinibiti”.
martedì, 31 agosto 2010
http://www.tg1.rai.it/dl/tg1/2010/articoli/ContentItem-a62d3874-1812-49d2-9d19-dd915775fd27.html
Il racconto di Hasna uscita dall’ospedale dopo cinque mesi
di cure e nove interventi chirurgici. «Ero bella, ora guarda il mio volto: distrutto per sempre»
Come è stato difficile convincere Hasna a raccontare la sua storia. Hasna con il viso sfigurato, Hasna che è ancora bellissima, Hasna che ha paura di tutto e forse, più di tutto, ha paura di non essere compresa. «Mi vedono così, tutta bruciata. Dicono che sono una puttana, che me lo sono meritata. Ma non è vero. Io non ho fatto niente di male. Ho solo detto a quel ragazzo che non volevo fare l’amore con lui. Sono stata gentile: “Mi dispiace, scusa, non voglio”. Mi seguiva dappertutto. A Porta Palazzo, alla fermata del 49, insisteva. Mi anche ha fatto vedere una collana: “Voglio stare con te, sposami”. Al terzo rifiuto mi ha ridotto così. E io non conoscevo neanche il suo nome».
È l’ora di pranzo. Al Valentino due fidanzati corrono vicini. Hasna si è messa una sciarpa di lana intorno alla faccia per coprire le cicatrici. La tiene stretta sul naso per non farsi vedere, ma adesso urla e in parte si scopre: «Perché?» Dopo cinque mesi nel reparto grandi ustionati del Cto, dopo nove operazioni chirurgiche al viso, agli occhi, alle braccia, sul petto e lungo la schiena, è tornata a respirare l’aria non filtrata della città. Fuori ha scoperto qualcosa di doloroso quasi quanto l’acido muriatico: «Sono sola. A Torino nessuno si preoccupa per me. A parte i medici e gli infermieri dell’ospedale, che sono stati molto gentili e mi hanno trovato un alloggio. Non so da che parte iniziare». Troppi pensieri difficili le girano in testa: «Leggo di Yara e di Sarah, ne parlano tutti i giorni in televisione. Di me invece nulla, solo perché sono marocchina. Ma sono anche io una ragazza scomparsa».
Hasna Beniliha, 19 anni, originaria di Casablanca, stringe in mano un piccolo diario azzurro della serie televisiva americana O.C. Dentro ha scritto alcune frasi a matita. Conti economici a due cifre. Intanto cerca di imparare l’italiano. Si è iscritta a un corso di cucina: «Sono brava a cucinare - spiega - il mio sogno è lavorare in un ristorante». Fra le pagine del diario tiene una fotografia scattata l’ultima volta che è andata in Marocco, otto mesi fa. È bionda, truccata, ha messo un rossetto rosa, sembra più grande della sua età. Si capisce che pensa alla ragazza della foto, quando dice di sentirsi anche lei una ragazza scomparsa: «Ero bella, guarda... Ora sono rovinata per sempre. Me l’aveva giurato: “Se non stai con me, non starai più con nessuno”».
Era la sera del 28 agosto. Corso Principe Oddone, alla fermata del pullman: il suo pretendente la stava aspettando. Tre giorni dopo i carabinieri della Compagnia Oltredora, agli ordini del capitano Luigi Isacchini, hanno arrestato l’uomo che voleva rovinare per sempre Hasna Beniliha. Si chiama Abderrahim Soufi, 23 anni, stava scappando verso Asti e poi oltre. Ma quello che gli investigatori hanno scoperto nelle settimane successive, forse, è ancora più sconcertante. Anche un amico marocchino di Soufi è stato arrestato. È accusato di avergli comprato l’acido muriatico. È stata quindi una scelta meditata e condivisa, quasi una punizione collettiva. Perché Hasna non voleva rassegnarsi all’idea di essere un oggetto, che si può avere in cambio di una collana rubata. La vita di Hasna Beniliha era già abbastanza dura prima che succedesse tutto questo. Sposata in Marocco a 15 anni. È arrivata a Torino a 17 per stare vicina a suo marito, operaio in una fabbrica del Canavese. Ma ogni minimo tentativo di indipendenza, contrastava con i programmi delle due famiglie d’origine. Hanno litigato fino a separarsi.
Prima dell’acido muriatico Hasna faceva la badante e altri lavori in nero. Divideva con un’amica un piccolo alloggio a Barriera di Milano. Stava cercando di diventare una donna in grado di provvedere a se stessa. «Dell’Italia avevo visto solo alcune fotografie - racconta - ma pensavo che avrei trovato più libertà per le donne, più benessere. Mi sbagliavo». Non ha avuto il coraggio di parlare a sua madre: «Non capirebbe, siamo lontani. Aggiungerei altro dolore». Anche la lettura dei giornali, in questi giorni, non fa bene al suo umore: «Certe volte penso alla storia di Ruby, marocchina come me, 19 anni, coperta d’oro dal presidente Silvio Berlusconi. Dice di essere generoso, di aiutare le persone in difficoltà. Allora mi domando: chissà se potrebbe farlo anche me, anche se adesso non ho più una bella faccia e un bel corpo?». Hasna sorride piena di amarezza.
È brutto arrivare ai suoi occhi attraverso le poche persone che si sono interessate in questi mesi. Un amico marocchino dice così: «Ormai per lei è meglio morire, tanto è rovinata». Non è vero, Hasna è ancora bella. Hasna è ancora una bambina.
lastampa
di cure e nove interventi chirurgici. «Ero bella, ora guarda il mio volto: distrutto per sempre»
Come è stato difficile convincere Hasna a raccontare la sua storia. Hasna con il viso sfigurato, Hasna che è ancora bellissima, Hasna che ha paura di tutto e forse, più di tutto, ha paura di non essere compresa. «Mi vedono così, tutta bruciata. Dicono che sono una puttana, che me lo sono meritata. Ma non è vero. Io non ho fatto niente di male. Ho solo detto a quel ragazzo che non volevo fare l’amore con lui. Sono stata gentile: “Mi dispiace, scusa, non voglio”. Mi seguiva dappertutto. A Porta Palazzo, alla fermata del 49, insisteva. Mi anche ha fatto vedere una collana: “Voglio stare con te, sposami”. Al terzo rifiuto mi ha ridotto così. E io non conoscevo neanche il suo nome».
È l’ora di pranzo. Al Valentino due fidanzati corrono vicini. Hasna si è messa una sciarpa di lana intorno alla faccia per coprire le cicatrici. La tiene stretta sul naso per non farsi vedere, ma adesso urla e in parte si scopre: «Perché?» Dopo cinque mesi nel reparto grandi ustionati del Cto, dopo nove operazioni chirurgiche al viso, agli occhi, alle braccia, sul petto e lungo la schiena, è tornata a respirare l’aria non filtrata della città. Fuori ha scoperto qualcosa di doloroso quasi quanto l’acido muriatico: «Sono sola. A Torino nessuno si preoccupa per me. A parte i medici e gli infermieri dell’ospedale, che sono stati molto gentili e mi hanno trovato un alloggio. Non so da che parte iniziare». Troppi pensieri difficili le girano in testa: «Leggo di Yara e di Sarah, ne parlano tutti i giorni in televisione. Di me invece nulla, solo perché sono marocchina. Ma sono anche io una ragazza scomparsa».
Hasna Beniliha, 19 anni, originaria di Casablanca, stringe in mano un piccolo diario azzurro della serie televisiva americana O.C. Dentro ha scritto alcune frasi a matita. Conti economici a due cifre. Intanto cerca di imparare l’italiano. Si è iscritta a un corso di cucina: «Sono brava a cucinare - spiega - il mio sogno è lavorare in un ristorante». Fra le pagine del diario tiene una fotografia scattata l’ultima volta che è andata in Marocco, otto mesi fa. È bionda, truccata, ha messo un rossetto rosa, sembra più grande della sua età. Si capisce che pensa alla ragazza della foto, quando dice di sentirsi anche lei una ragazza scomparsa: «Ero bella, guarda... Ora sono rovinata per sempre. Me l’aveva giurato: “Se non stai con me, non starai più con nessuno”».
Era la sera del 28 agosto. Corso Principe Oddone, alla fermata del pullman: il suo pretendente la stava aspettando. Tre giorni dopo i carabinieri della Compagnia Oltredora, agli ordini del capitano Luigi Isacchini, hanno arrestato l’uomo che voleva rovinare per sempre Hasna Beniliha. Si chiama Abderrahim Soufi, 23 anni, stava scappando verso Asti e poi oltre. Ma quello che gli investigatori hanno scoperto nelle settimane successive, forse, è ancora più sconcertante. Anche un amico marocchino di Soufi è stato arrestato. È accusato di avergli comprato l’acido muriatico. È stata quindi una scelta meditata e condivisa, quasi una punizione collettiva. Perché Hasna non voleva rassegnarsi all’idea di essere un oggetto, che si può avere in cambio di una collana rubata. La vita di Hasna Beniliha era già abbastanza dura prima che succedesse tutto questo. Sposata in Marocco a 15 anni. È arrivata a Torino a 17 per stare vicina a suo marito, operaio in una fabbrica del Canavese. Ma ogni minimo tentativo di indipendenza, contrastava con i programmi delle due famiglie d’origine. Hanno litigato fino a separarsi.
Prima dell’acido muriatico Hasna faceva la badante e altri lavori in nero. Divideva con un’amica un piccolo alloggio a Barriera di Milano. Stava cercando di diventare una donna in grado di provvedere a se stessa. «Dell’Italia avevo visto solo alcune fotografie - racconta - ma pensavo che avrei trovato più libertà per le donne, più benessere. Mi sbagliavo». Non ha avuto il coraggio di parlare a sua madre: «Non capirebbe, siamo lontani. Aggiungerei altro dolore». Anche la lettura dei giornali, in questi giorni, non fa bene al suo umore: «Certe volte penso alla storia di Ruby, marocchina come me, 19 anni, coperta d’oro dal presidente Silvio Berlusconi. Dice di essere generoso, di aiutare le persone in difficoltà. Allora mi domando: chissà se potrebbe farlo anche me, anche se adesso non ho più una bella faccia e un bel corpo?». Hasna sorride piena di amarezza.
È brutto arrivare ai suoi occhi attraverso le poche persone che si sono interessate in questi mesi. Un amico marocchino dice così: «Ormai per lei è meglio morire, tanto è rovinata». Non è vero, Hasna è ancora bella. Hasna è ancora una bambina.
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