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Marocco, violenza e Ramadan
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260810
Marocco, violenza e Ramadan
Che il mese sacro del Ramadan sia un mese difficile da gestire è un dato di fatto. I marocchini riconoscono di essere facilmente irritabili durante il Ramadan a causa della mancanza di nutrimento e di idratazione, che è all’origine di un aumento dei loro comportamenti violenti, rimarcato anche dai sociologi e dai servizi di sicurezza. Abdallah mai avrebbe pensato di essere un giorno il responsabile della morte di suo fratello. Ma poco prima dello F’tour (rottura del digiuno), una lite nella loro abitazione di Casablanca è rapidamente degenerata e Hicham è morto dopo che Abdallah lo ha colpito ripetutamente con una spranga di ferro. Abdallah è un tossicomane che si astiene dalla droga durante il mese sacro del Ramadan. A Marrakech un giovane padre ha ucciso il figlioletto di 8 anni con una spranga perchè lo stava innervosendo con i suoi capricci; anche in questo caso di tratta di un tossicodipendente che cercava di adempiere al Ramadan. Senza pero’ andare in casi cosi’ estremi bisogna ricordare che sono numerose le violenze in tutto il Paese per tutto questo periodo, durante il quale i fumatori si astengono dalla nicotina per tutta la giornata, i tossicomani non fanno uso di droghe e le persone lottano contro la fatica che scaturisce dalla mancanza di cibo e acqua. Il Ramadan ha come principio la tolleranza, il perdono e alla forza spirituale nel digiunare, principi che molti musulmani praticanti eseguono, ma per molti le difficoltà diventano un trasgredire alle regole. L’avviso degli osservatori è che numerose persone sono facilmente irritabili durante il Ramadan e tra i giovani i moti di collera e gli insulti possono a volte degenerare in violenze gravi. “Alcuni considerano il digiuno come un obbligo e quindi fanno ricorso ad atti di ostilità per protestare contro questa forzatura” spiega il sociologo Ali Shabani. Aggiunge che non bisogna sempre stabilire un legame diretto tra digiuno e atti violenti, specialmente tra i giovani: “Non bisogna leggere queste pratiche violente al digiuno, che resta un affare di credenza personale e di relazione spirituale con Dio, sono i cambiamenti nelle abitudini quotidiane che determinano certe rotture di schemi prestabiliti, non il digiuno“. Le autorità sono coscenti della situazione e i controlli sono serrati. Ogni giorno, prima dello F’tour, le pattuglie di sicurezza raddoppiano i loro sforzi per prevenire l’escalation di violenza. I passanti che camminano nelle strade sono oggetto di una sorveglianza particolare. Mohammed è un poliziotto che ha dichiarato al quotidiano Magharebia che il suo lavoro si complica durante il Ramadan per il fatto che numerosi sono i rapporti e le denunce che esigono un controllo da parte della polizia. Un venditore di frutta e legumi spiega anche che i litigi tra venditori “terminano sovente al commissariato“. Fatima vende dolciumi sulla strada ed è sovente nervosa dopo una giornata di digiuno, cosa che la conduce a lanciare insulti ai suoi colleghi del mercato, causa la disputa del posto che occupano ogni giorno, o perché si presume che vi sia scorrettezza nel procurarsi i clienti. “Tutto questo è orribile durante il Ramadan che richiama alle buone relazioni e alla solidarietà, non al litigio” spiega l’interessata,”ma per gente come noi la vita quotidiana obbliga ad agire in una forma differente, per proteggere i nostri guadagni. Preghiamo Dio che ci perdoni“.
Font: Magharebia
Font: Magharebia

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