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Toni Vedu' racconta la sua avventura in Marocco nel 1970
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Toni Vedu' racconta la sua avventura in Marocco nel 1970
Toni Vedù, 63 anni, artista e cabarettistaLA MIA PIÙ BELLA ESTATE.
L'artista Toni Vedù racconta la sua avventura in Nord Africa «In Marocco fra i Tuareg a suonare il banjo Le guardie ci rasarono»
Con 4 amici in auto fino in Africa attraverso la Francia e la Spagna: "Era il 1970, inseguivamo la libertà come i giovani d'Europa"
Quattro amici e una vecchia Citroën per un viaggio all'avventura in Marocco. È l'estate più bella di Toni Vedù, pittore, vignettista e cabarettista dell'Anonima Magnagati.
«Era l'estate del 1970 - racconta - e con Uccio Cavallin, anche lui ora nell'Anonima Magnagati, Emilio Randon e Piero Buogo partimmo da Vicenza su una Citroën Ami 6 per il Marocco. Alla partenza, con il nastro adesivo nero disegnai l'itinerario sulle portiere dell'auto. Era il nostro primo viaggio da soli all'avventura e alla scoperta del mondo e volevamo andare in Marocco, perchè al tempo era famoso come terra di libertà dove andavano tutti i giovani europei. Ci andavano i capelloni a fumare marijuana e kif e volevamo andare a curiosare in quello strano mondo. Là c'era la libertà ed era anche una vacanza a buon mercato. In un mese di viaggio spesi 60 mila lire di allora».
Partiti da Vicenza, i quattro viaggiarono attraverso Francia e Spagna per arrivare in Marocco dall'enclave spagnola di Ceuta, con vari intoppi: «In Francia i gendarmi ci cacciavano dalla spiaggia dove volevamo dormire - racconta - e in Spagna dalle parti di Barcellona siamo scappati appena in tempo da un boschetto dove stavamo dormendo sui materassini e dove era scoppiato un incendio. In pratica durante il viaggio non abbiamo mai dormito. Guidavamo a turno e siamo arrivati molto velocemente in Marocco».
E al confine una sorpresa: «Le guardie al confine - ricorda ridendo Vedù - mi hanno fatto tagliare i capelli prima di entrare in Marocco. Io li portavo un po' lunghi: i gendarmi marocchini, per non dare l'idea che il loro paese fosse invaso dai capelloni europei, facevano tagliare i capelli obbligatoriamente. Una specie di penitenza prima di passare il confine. Ma poi i capelloni c'erano lo stesso, perchè molti ragazzi stavano lì per mesi e i capelli crescevano di nuovo».
«In Marocco eravamo fra i più ricchi - racconta Vedù - perchè avevamo la macchina, mentre molti europei arrivavano in autobus o autostop e poi vagabondavano là per mesi. Non riuscivamo a capire come potessero vivere così a lungo per strada. All'inizio è stata dura, fra corse al bagno dopo aver assaggiato le specialità culinarie locali e le lotte con le mosche onnipresenti. Ma ci furono momenti stupendi, come l'incontro con gli uomini blu, i Tuareg».
La sera c'era l'incontro con i giovani provenienti da tutta Europa: «In spiaggia ad Agadir - ricorda - eravamo tutti in cerchio a suonare e fumare. Fu la prima volta che suonai il banjo, che poi diventò uno dei miei strumenti preferiti. E dei ragazzi facevano girare colli di bottiglia pieni di marijuana che fumavano tutti. Ma per me e i miei compagni di viaggio, "Xera meio na graspa". Eravamo stupiti di vedere un sacco di gente strafatta in giro per le città, quasi tutti del Nord Europa e più giovani di noi che avevamo poco più di vent'anni. Noi italiani eravamo molto più cauti».
E anche in Marocco non mancarono gli inconvenienti: «Una sera ci fermammo a dormire in macchina - spiega - e il giorno dopo ci accorgemmo di aver parcheggiato sopra un formicaio. Così passammo ore a pulire l'auto e i bagagli dalle formiche, un incubo».
Arrivati a Tan-Tan, di fronte alle Canarie, i quattro vicentini intrapresero la via del ritorno verso l'Italia: «In un mercatino - racconta Vedù - comprai un giaccone di pelle di pecora. Puzzava così tanto che i miei compagni di viaggio, schifati, me lo fecero mettere sul portapacchi all'esterno, sopra l'auto. Prese la pioggia, e arrivati a Vicenza puzzava ancora di più: fu uno dei peggiori affari della mia vita. E in Francia, una delle tappe più tranquille di tutto il viaggio, ho rischiato veramente di finire male: in quel momento ero da solo e molto stanco, e decisi di fare un bagno nella Loira. Dovetti lottare contro la corrente per non farmi portare via».
«Poi ho passato altre vacanze memorabili - sottolinea Vedù - come quella nel '74 a Salonicco in un momento di grande tensione per i contrasti fra Grecia e Turchia per Cipro, con noi unici turisti rimasti in spiagge deserte con i carri armati e i giovani che partivano per il fronte. Ma quella vacanza in Marocco, il classico viaggio alla scoperta del mondo, la prima vacanza avventurosa, e forse anche l'ultima, rimarrà la più bella».
http://www.ilgiornaledivicenza.it

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