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Otto Katz, la spia che ispiro' il film Casablanca
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Otto Katz, la spia che ispiro' il film Casablanca
Esce una biografia dell’agente segreto dalle "nove vite" sposò in segreto la Dietrich e fu impiccato da Stalin
Nel 1943 due film erano in competizione tra loro per gli Oscar. The Watch on the Rhine (Quando il giorno verrà) vinse il premio per il miglior attore attribuito a Paul Lukas, di origine ungherese, nel ruolo di Kurt Muller, ma quelli per il miglior film, migliore sceneggiatura e miglior attrice non protagonista andarono all’immortale Casablanca con Humphrey Bogart, Ingrid Bergman e Paul Henreid. Entrambi i film uscirono nel 1942 in tempo per l’entrata in guerra degli Stati Uniti nel secondo conflitto mondiale e l’invasione anglo-americana del Marocco. Il primo era ambientato in Germania, nell’aprile del 1940, il secondo nel Nord Africa di Vichy nel novembre 1941, significativamente un mese prima del gratuito attacco giapponese a Pearl Harbour e della successiva dichiarazione di guerra agli Stati Uniti da parte di Hitler.
I due film imposero con forza nel Nuovo mondo il concetto che occorrevano maggiori sacrifici pubblici e non solo quelli personali come Rick spiega a Ilsa nella scena finale all'aeroporto di Casablanca quando le dice di andare negli Stati Uniti con il marito, Victor Lazslo, evaso dal campo di concentramento e leader della resistenza, mentre Rick, il cinico proprietario del bar che «non si è mai sbilanciato per nessuno» e il capo della polizia capitano Renault, «un povero funzionario corrotto» nel Marocco francese non occupato, che «andava con il vento di Vichy», vanno a combattere con i francesi liberi a Brazzaville avendo appena ucciso il capo della Gestapo Maggiore Strasser.
Entrambi furono grandi film di propaganda e campioni di incassi. A Hollywood tutti sapevano la reale identità dei combattenti della resistenza Kurt Muller in Quando il giorno verrà e Victor Laszlo in Casablanca. Erano entrambi Otto Katz, l’«uomo dalla nove vite», come lo definisce Jonathan Miles nella sua biografia (The Nine Lives of Otto Katz appena pubblicata da Bentam Press). Katz era il più importante agente del Comintern di Stalin negli Stati Uniti e in America Latina, anche se a Hollywood era noto come Rudolph Breda. A tutti tranne che alla sua moglie segreta Marlene Dietrich! E, naturalmente a J. Edgar Hoover dell’Fbi che giustamente lo identificò come «un eccezionale tedesco stalinista».
Otto Katz, figlio di un industriale tedesco ebreo originario di Praga, aveva segretamente aderito al Partito comunista a Berlino nel 1922, l’anno in cui incontrò Marlene Dietrich e ne lanciò la carriera con il Deutsches Theater Berlin di Max Reinhardt che, come Brecht, Piscator, Fritz Lang, Billy Wilder e in realtà tutta l’élite teatrale e cinematografica di lingua tedesca, fuggì a Hollywood dopo l'ascesa di Hitler. Negli Anni 20 Otto Katz, con la protezione di Willi Münzenberg, conduceva sotto copertura la piacevole vita di un ricco playboy, produttore teatrale e cinematografico ed editore. Mosca ne fu così impressionata che nel 1930-31 fu formato come agente a pieno titolo del Comintern con l’incarico di copertura di migliorare il potenziale di propaganda straniera dei film sovietici.
Dopo il 1933, diventata Berlino troppo «calda», Otto organizzò la propaganda anti-nazista da Parigi e giocò al gatto con il topo con l’M15 come agente in Gran Bretagna. Nel 1935 andò nella capitale mondiale della propaganda, a Hollywood, e durante pubblici incontri da 2 mila partecipanti, Rudolph Breda entusiasmò l’élite di Hollywood con racconti veri e immaginari del suo lavoro sotto copertura nella Germania nazista. Nel 1940 aveva raccolto un milione di dollari. Era stato anche stalinista tuttofare in Spagna dove epurava i trotzkisti che innocentemente accorrevano a combattere nella trappola per topi creata da Stalin. In premio fu nominato capo del Comintern nel Nord e Centro America che aveva base in Messico, dove teneva d’occhio Trotzkÿ e individuava a Cuba e in Cile occasioni convenienti per Hollywood.
Hollywood era la capitale della propaganda occidentale, ma anche delle identità inventate, il luogo dove ex cameriere e camerieri venivano trasformati in star mediatiche dai pubblicitari degli Studios. Era anche, dai boss degli Studios in giù, un mondo di cultura mitteleuropea trasferito sulla West Coast. Sul set di Casablanca, Bogart era americano, Claude Rains e Sydney Greenstreet erano inglesi, Bergman era svedese e tutti gli altri tra cui il regista Michael Curtiz tedeschi o austro-ungarici, di solito di origine ebraica.
Il vero lavoro «sotterraneo» che Rudolph Breda/Otto Katz svolse a Hollywood riguardò l’altra identità di Sodoma sul mare. Perché il vero segreto di Hollywood, come scoprì Greta Garbo, deliziata dai suoi stessi «eccitanti segreti», era che «lo facevano tutti». Inventare matrimoni «bianchi» di comodo per le ragazze lesbiche e opportune unioni per i maschi gay era la principale occupazione dei dipartimenti pubblicitari. Questi segreti «rosa» erano perfetti per nascondere le cellule «rosse».
Tornando alla Berlino degli Anni 20 di Otto Katz la rapinosa Marlene Dietrich era stata la prima a sedurre una timida Greta Garbo, lamentando poi le condizioni della sua biancheria intima. Garbo non la perdonò mai - lei e chiunque altro - «l’avesse baciata e fosse corso a raccontarlo in giro». Quando nel 1930 Dietrich arrivò a Hollywood come «la risposta della Warner a Garbo», la Garbo le mandò la sua convivente Salka Viertel, che a Berlino fu anche amante della Dietrich (e membro del Partito), per avvertire Marlene che avrebbe distrutto la sua carriera raccontando del suo passato comunista e del suo matrimonio con Katz se avesse mai anche solo detto di averla conosciuta. Tuttavia, grazie a Salka, la casa della Garbo, nota come apolitica divenne un «rifugio sicuro».
E Otto Katz? La sua nona vita nel dopoguerra dapprima sembrò avere un lieto fine, come in Casablanca. Tornò a esercitare il potere dietro le quinte nella Cecoslovacchia del dopoguerra. Anche troppo, però, per Stalin. Nel 1952 insieme ad altre 13 membri dell’élite comunista fu costretto a confessare una vera sceneggiatura di reati, alcuni veri a metà. L’unica volta che la corazza della Dietrich si ruppe fu quando seppe che era stato impiccato. La vita non aveva imitato l’arte di Casablanca. Perché, nonostante tutti gli sforzi di Hollywood e per quante identità possiamo spendere, la vita supera la finzione.
lastampa
Nel 1943 due film erano in competizione tra loro per gli Oscar. The Watch on the Rhine (Quando il giorno verrà) vinse il premio per il miglior attore attribuito a Paul Lukas, di origine ungherese, nel ruolo di Kurt Muller, ma quelli per il miglior film, migliore sceneggiatura e miglior attrice non protagonista andarono all’immortale Casablanca con Humphrey Bogart, Ingrid Bergman e Paul Henreid. Entrambi i film uscirono nel 1942 in tempo per l’entrata in guerra degli Stati Uniti nel secondo conflitto mondiale e l’invasione anglo-americana del Marocco. Il primo era ambientato in Germania, nell’aprile del 1940, il secondo nel Nord Africa di Vichy nel novembre 1941, significativamente un mese prima del gratuito attacco giapponese a Pearl Harbour e della successiva dichiarazione di guerra agli Stati Uniti da parte di Hitler.
I due film imposero con forza nel Nuovo mondo il concetto che occorrevano maggiori sacrifici pubblici e non solo quelli personali come Rick spiega a Ilsa nella scena finale all'aeroporto di Casablanca quando le dice di andare negli Stati Uniti con il marito, Victor Lazslo, evaso dal campo di concentramento e leader della resistenza, mentre Rick, il cinico proprietario del bar che «non si è mai sbilanciato per nessuno» e il capo della polizia capitano Renault, «un povero funzionario corrotto» nel Marocco francese non occupato, che «andava con il vento di Vichy», vanno a combattere con i francesi liberi a Brazzaville avendo appena ucciso il capo della Gestapo Maggiore Strasser.
Entrambi furono grandi film di propaganda e campioni di incassi. A Hollywood tutti sapevano la reale identità dei combattenti della resistenza Kurt Muller in Quando il giorno verrà e Victor Laszlo in Casablanca. Erano entrambi Otto Katz, l’«uomo dalla nove vite», come lo definisce Jonathan Miles nella sua biografia (The Nine Lives of Otto Katz appena pubblicata da Bentam Press). Katz era il più importante agente del Comintern di Stalin negli Stati Uniti e in America Latina, anche se a Hollywood era noto come Rudolph Breda. A tutti tranne che alla sua moglie segreta Marlene Dietrich! E, naturalmente a J. Edgar Hoover dell’Fbi che giustamente lo identificò come «un eccezionale tedesco stalinista».
Otto Katz, figlio di un industriale tedesco ebreo originario di Praga, aveva segretamente aderito al Partito comunista a Berlino nel 1922, l’anno in cui incontrò Marlene Dietrich e ne lanciò la carriera con il Deutsches Theater Berlin di Max Reinhardt che, come Brecht, Piscator, Fritz Lang, Billy Wilder e in realtà tutta l’élite teatrale e cinematografica di lingua tedesca, fuggì a Hollywood dopo l'ascesa di Hitler. Negli Anni 20 Otto Katz, con la protezione di Willi Münzenberg, conduceva sotto copertura la piacevole vita di un ricco playboy, produttore teatrale e cinematografico ed editore. Mosca ne fu così impressionata che nel 1930-31 fu formato come agente a pieno titolo del Comintern con l’incarico di copertura di migliorare il potenziale di propaganda straniera dei film sovietici.
Dopo il 1933, diventata Berlino troppo «calda», Otto organizzò la propaganda anti-nazista da Parigi e giocò al gatto con il topo con l’M15 come agente in Gran Bretagna. Nel 1935 andò nella capitale mondiale della propaganda, a Hollywood, e durante pubblici incontri da 2 mila partecipanti, Rudolph Breda entusiasmò l’élite di Hollywood con racconti veri e immaginari del suo lavoro sotto copertura nella Germania nazista. Nel 1940 aveva raccolto un milione di dollari. Era stato anche stalinista tuttofare in Spagna dove epurava i trotzkisti che innocentemente accorrevano a combattere nella trappola per topi creata da Stalin. In premio fu nominato capo del Comintern nel Nord e Centro America che aveva base in Messico, dove teneva d’occhio Trotzkÿ e individuava a Cuba e in Cile occasioni convenienti per Hollywood.
Hollywood era la capitale della propaganda occidentale, ma anche delle identità inventate, il luogo dove ex cameriere e camerieri venivano trasformati in star mediatiche dai pubblicitari degli Studios. Era anche, dai boss degli Studios in giù, un mondo di cultura mitteleuropea trasferito sulla West Coast. Sul set di Casablanca, Bogart era americano, Claude Rains e Sydney Greenstreet erano inglesi, Bergman era svedese e tutti gli altri tra cui il regista Michael Curtiz tedeschi o austro-ungarici, di solito di origine ebraica.
Il vero lavoro «sotterraneo» che Rudolph Breda/Otto Katz svolse a Hollywood riguardò l’altra identità di Sodoma sul mare. Perché il vero segreto di Hollywood, come scoprì Greta Garbo, deliziata dai suoi stessi «eccitanti segreti», era che «lo facevano tutti». Inventare matrimoni «bianchi» di comodo per le ragazze lesbiche e opportune unioni per i maschi gay era la principale occupazione dei dipartimenti pubblicitari. Questi segreti «rosa» erano perfetti per nascondere le cellule «rosse».
Tornando alla Berlino degli Anni 20 di Otto Katz la rapinosa Marlene Dietrich era stata la prima a sedurre una timida Greta Garbo, lamentando poi le condizioni della sua biancheria intima. Garbo non la perdonò mai - lei e chiunque altro - «l’avesse baciata e fosse corso a raccontarlo in giro». Quando nel 1930 Dietrich arrivò a Hollywood come «la risposta della Warner a Garbo», la Garbo le mandò la sua convivente Salka Viertel, che a Berlino fu anche amante della Dietrich (e membro del Partito), per avvertire Marlene che avrebbe distrutto la sua carriera raccontando del suo passato comunista e del suo matrimonio con Katz se avesse mai anche solo detto di averla conosciuta. Tuttavia, grazie a Salka, la casa della Garbo, nota come apolitica divenne un «rifugio sicuro».
E Otto Katz? La sua nona vita nel dopoguerra dapprima sembrò avere un lieto fine, come in Casablanca. Tornò a esercitare il potere dietro le quinte nella Cecoslovacchia del dopoguerra. Anche troppo, però, per Stalin. Nel 1952 insieme ad altre 13 membri dell’élite comunista fu costretto a confessare una vera sceneggiatura di reati, alcuni veri a metà. L’unica volta che la corazza della Dietrich si ruppe fu quando seppe che era stato impiccato. La vita non aveva imitato l’arte di Casablanca. Perché, nonostante tutti gli sforzi di Hollywood e per quante identità possiamo spendere, la vita supera la finzione.
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